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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Banda della Magliana » Casa del Jazz, Pietro Orlandi: “Il Vaticano si è servito della criminalità per organizzare il sequestro di Emanuela. Ho prova dei legami del boss Nicoletti con i Cardinali Poletti e Casaroli”

Casa del Jazz, Pietro Orlandi: “Il Vaticano si è servito della criminalità per organizzare il sequestro di Emanuela. Ho prova dei legami del boss Nicoletti con i Cardinali Poletti e Casaroli”

Ad Affaritaliani le parole di Pietro Orlandi, che dopo 42 anni continua senza sosta a cercare risposte sulla scomparsa della sorella Emanuela

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Aprile 2026
in Cronaca e News
Reading Time: 4 mins read
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Scavi alla Casa del Jazz, Pietro Orlandi: “Basterebbe un minimo di coraggio per sapere la verità. Il rapimento di mia sorella? Il Vaticano complice della criminalità organizzata”

La verità verrà fuori. Perché una verità c’è sempre, in tutte le cose, e non può nascondersi. Ne è convinto Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, della quale non si hanno più notizie dal22 giugno del 1983. Gli scavi alla Casa del Jazz, iniziati lo scorso novembre e che si avviano ora verso la fase conclusiva, sembrano aver dato un nuovo barlume di speranza, la stessa che, in Pietro, è sempre accesa e non accenna ad affievolirsi.

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“Ogni tipo di indagine e ricerca fatta in questo senso, per la mia famiglia, è sempre interessante. I personaggi legati alla vicenda del Giudice Adinolfi, sparito nel nulla il 2 luglio 1994 e mai ritrovato, sono quelli che hanno sempre ruotato intorno alla vicenda di Emanuela, come il cardinal Ugo Poletti. Perché non pensare che possa esserci qualcosa anche su Emanuela?”, racconta Pietro ad Affaritaliani.

“Anche se, al momento, dalle operazioni di scavo non sono emersi i risultati sperati, il prefetto D’Angelo, che aveva indagato sulla scomparsa di mia sorella, è stato chiaro: non vuole lasciare dubbi e credo sia quello che sta facendo. Ma di dubbi, purtroppo, su questa triste vicenda ce ne sono sempre stati. Ho sperato che potesse essere trovato qualcosa, non certo un possibile ritrovamento delle ossa: quelle spero di non trovarle, perché il giorno in cui le troverò sarà il giorno in cui Emanuela sarà morta”, dice Pietro.

I misteri intorno alla Casa del Jazz

L’uomo si dice certo di un collegamento esistente tra la vicenda di Emanuela e i misteri che avvolgono la Casa del Jazz, l’ex villa appartenuta a Enrico Nicoletti, cassiere della Banda della Magliana: “La villa in questione fu venduta a Nicoletti nel marzo dell’83, ma sappiamo che non vi si trasferì immediatamente e, di fatto, non vi abitò mai. Originariamente era una proprietà nelle disponibilità del boss Enrico De Pedis, che aveva un peso ben maggiore di Nicoletti. Sappiamo anche che c’era un legame di conoscenza tra De Pedis e il Cardinal Poletti e che il Vicariato di Roma insistette più volte affinché quella villa fosse ceduta proprio al cassiere, nonostante ci fossero tanti acquirenti onesti e che avrebbero pagato anche di più. Facendo due conti, non è difficile pensare a un ruolo di De Pedis nell’orientare la vendita”, dice Pietro.

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L’uomo si dice convinto del ruolo attivo di De Pedis nel rapimento della sorella: “Ma non fu lui a ideare l’intero piano. Svolse un ruolo di manovalanza, probabilmente non per soldi, quanto per eventuali benefici futuri. Era un criminale, ma non uno stupido, e non è detto che, pur limitandosi a compiti di manovalanza, non si sia tenuto qualcosa per sé, magari qualche documento, qualche prova. Eravamo nel 1983, un periodo in cui le armi della Banda della Magliana erano nascoste anche sotto l’ospedale. Un luogo come quella villa, con i suoi sotterranei naturali, poteva facilmente essere sfruttato da personaggi come De Pedis per creare spazi di occultamento di armi o denaro”.

I presunti legami con il Vaticano

E infatti, una delle ipotesi più accreditate che ha spinto a proseguire gli scavi nella villa è che, nei tunnel, possano essere stati nascosti documenti riservati collegati alla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, altro caso irrisolto. “Sono certo, ora come allora, che all’epoca ci sia stato un ricattato e un ricattatore. E credo che, tra i ricattatori, ci sia stata una parte interna al Vaticano e una parte esterna. Hanno usato personaggi della criminalità romana per organizzare il sequestro. Magari De Pedis non sapeva neanche i motivi, ma è certo che fosse legato ad ambienti vaticani. Conosceva anche il Cardinale Casaroli, che lo aveva aiutato quando era in carcere. Allo IOR, poi, c’era monsignor De Bonis, una persona che aveva molti contatti…”, dice Pietro.

“Per ricattare quello che ho sempre considerato lo Stato più potente e influente al mondo, non può bastare una semplice banda di criminali. Doveva esserci qualcuno dentro il Vaticano, qualcuno intenzionato a voler gestire quello Stato, al di là della questione economica, che certo non è da sottovalutare, perché il denaro smuove le montagne”, prosegue.

“Io ho la certezza, e non la speranza, che si possa arrivare alla verità, che esiste da qualche parte e non può rimanere occultata per sempre. Prima o poi, emergerà. Ci sono più persone che sanno cosa è successo, e la situazione si può sbloccare in un attimo. Basterebbe un minimo di coraggio”, dice il fratello di Emanuela, da sempre critico verso l’atteggiamento del Vaticano.

“Anche se non hanno avuto un ruolo diretto, il semplice fatto di essere a conoscenza dei fatti li rende complici. Loro nascondono la verità. Dietro questo rapimento c’è qualcosa di grande, e dopo tutto questo tempo continuano a fare di tutto per impedire che la verità venga alla luce. Qualcuno sa come sono andate le cose, qualcuno oggi conosce la verità. Anche quando faccio accuse, non arrivano neanche smentite: questo aumenta la rabbia, e le domande”, prosegue.

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L’ultimo ricordo di Emanuela

Pietro torna poi indietro nel tempo, all’ultimo ricordo della sorella: “E’ uscita di casa e da allora non l’ho più vista. Dopo poco mia sorella Federica mi raccontò dell’offerta di lavoro che aveva ricevuto Emanuela, e io risposi, ingenuamente, ‘Tutte queste fortune capitano a lei, a me mai’. Chissà dov’era. Nessuno di noi poteva immaginare ciò che poi sarebbe accaduto”.

Da anni, Pietro lotta senza sosta per far emergere la verità: un impegno che attraversa decenni, perché dietro la scomparsa di Emanuela c’è molto di più di quanto appare: “Ne sono certo io e anche tutte le persone che in questi anni mi sono stati vicino. La solidarietà delle persone è davvero enorme”, conclude.

https://www.affaritaliani.it/cronache/casa-del-jazz-pietro-orlandi-il-vaticano-si-e-servito-della-criminalita-per-organizzare-il-sequestro-di-emanuela-ho-prova-dei-legami-del-boss-nicoletti-con-i-cardinali-poletti-e-casaroli.html

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