ROMA-ADISTA. Non è sfuggita a chi si occupa di abusi nella Chiesa la risposta data dal card. Matteo Zuppi al giornalista Ezio Mauro nel corso del programma speciale “Francesco – Cronache di un papato” andato in onda su La7 il 20 aprile scorso. Zuppi, intepellato sull’azione di Francesco nella questione degli abusi e in particolare sul ricorso all’autorità civile nella denuncia, ha affermato in modo inequivocabile di ritenere che rivolgersi a quest’ultima significherebbe ammettere che nella Chiesa qualcosa non funziona. Zuppi, dunque, non sembrerebbe ritenere il ricorso alla Procura un dovere, ancorché morale, come affermato da papa Francesco nel motu proprio Vos estis Lux Mundi: sarebbe piuttosto una ammissione di debolezza.
Di seguito la trascrizione sdello scambio, al minuto 59 dello speciale, visibile sul sito de La7
Ezio Mauro: Eminenza, per quanto riguarda gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti, Francesco ha proseguito la linea di denuncia e di condanna di papa Benedetto, ma secondo alcuni ha tenuto la questione all’interno della Chiesa senza arrivare a una trasparenza completa ingaggiando le autorità civili. Secondo lei si poteva fare di più?
Zuppi: Con lui veramente non saprei che cos’è che si poteva fare di più, poi tutti quanti noi dobbiamo fare di più, perché lui è stato rigorosissimo. Il problema della collaborazione col civile è una punta più complicato. Perché se noi non siamo in grado di giudicarci, di esaminarci, vuol dire che c’è proprio qualcosa che non va. Direi che su questo papa Francesco è stato comunque rigorosissimo, e anche nell’ascolto delle vittime. Se ascolti la sofferenza ti rendi conto e con più determinazione cambi.
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