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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

Poi la lettera al Papa. La vittima: “Venni visto come un visionario o un pazzo”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Aprile 2021
in Emilia Romagna, Sicilia
Reading Time: 3 mins read
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Fu con il padre che F. (nome di fantasia per indicare il giovane oggi 27enne che ha denunciato don Giuseppe Rugolo) si confidò per la prima volta.

Ma i passi per far emergere gli abusi all’interno del clero furono molto accidentati.

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Nel settembre 2014 il padre lo “mette alle strette”, come spiega F. agli inquirenti. “Mi vedeva strano in quanto avevo un atteggiamento non consono alla mia età”. Il genitore gli chiede in modo esplicito cosa fosse successo con don Rugolo, “visto che io non andavo più in parrocchia”.

Appreso quanto successo lo spinge a denunciare o almeno a parlarne con altri prelati. Il ragazzo – “per pudore e per il timore di rivivere il trauma subito”, scrive il gip nell’ordinanza – segue questa seconda ipotesi e parla con un parroco e, successivamente con un secondo sacerdote.

Il primo gli propone un confronto a tre con il presunto prete pedofilo, che avviene nel novembre 2014. Rugolo negò tutto, l’altro prete lo appoggiò “ed io venni visto come un visionario o un pazzo che aveva inventato tutto”.

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Nell’aprile del 2015 F. si confida con un secondo sacerdote. Questi gli consigliò di terminare gli studi in un’altra città. E quando disse che il padre aveva intenzione di denunciare i fatti alla procura, “mi consigliò di non procedere e di tentare di dimenticare quanto accaduto al fine di far rimarginare questa ferita e di non informare il vescovo”.

Solo nel 2017 i genitori riescono a incontrare il vescovo diocesi di Piazza Armerina Rosario Gisana, che li invita a presentare una formale denuncia agli organi ecclesiastici.

Lui stesso avviò un’indagine “previa”, affidandola a due preti del tribunale ecclesiastico di Palermo. Tuttavia l’istruttoria non diede alcun esito. Alla fine il prete venne allontanato da Enna e trasferito a Ferrara anche al fine di avviarlo verso un percorso psicoterapeutico.

Ma la scorsa estate il prete è tornato a Enna e ha anche officiato riti religiosi e avrebbe anche preso parte ad attività con adolescenti. Fatto questo che avrebbe indotto F. a denunciare quanto avvenuto in passato.

Alla fine, nella speranza di ottenere giustizia, il ragazzo il 29 ottobre 2020 aveva scritto anche al Papa. Qui termina la ricostruzione di F. e inizia quella che gli inquirenti basano su dichiarazioni e intercettazioni.

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Il 18 gennaio 2021 c’è la registrazione di una telefonata tra il vescovo Giasana e un prelato. Il vescovo spiega la situazione e fa presente di essersi mosso già due anni prima attraverso una indagine interna alla Chiesa.

“Ho informato la Congregazione della Fede, la quale alla fine ha rilasciato tutto dicendoci; «guarda, questa cosa non interessa noi perché il giovane (don Rugolo, ndr) era seminarista quando ha avuto questo abuso su minore, ma quando poi è diventato prete, se c’è stata una continuazione, era già maggiorenne il minore»”. Insomma, un difetto di competenza dal momento che all’epoca dei fatti, il prete era ancora seminarista.

La pilatesca risposta non convince del tutto l’alto prelato: “io poi per scrupolo ho mandato tutto alla Segreteria di Stato e mi hanno più o meno risposto con la stessa dicitura, per cui pensavo che la cosa fosse finita”.

Nel prosieguo della conversazione il vescovo si lamenta che il giovane abusato “addirittura dice che ha scritto al Papa” e “due giorni fa mi è arrivata una lettera da parte della Congregazione del Clero, che voleva avere notizie in più sull’argomento. Io in realtà l’ho tolto dalla parrocchia il giovane prete, l’ho mandato due anni in un’altra diocesi… Io l’ho fatta l’indagine previa, effettivamente lui l’ammette… ma… ripeto su un ragazzo, ma lui era seminarista”.

Appreso degli arresti domiciliari, monsignor Giasana affida all’agenzia Agensir le sue dichiarazioni: “le accuse contestate a don Rugolo, se accertate, sono certamente un fatto grave, sia sotto l’aspetto penale che morale”.

Il vescovo esprime la sua “vicinanza alla comunità ecclesiale di Enna, tenendo conto che vicende come questa creano comprensibile turbamento nella comunità dei credenti”. “Per questa ragione – annuncia mons. Gisana – fin da subito ho prestato la mia totale disponibilità agli organi inquirenti ed ho avviato gli accertamenti in mio potere a garanzia della massima trasparenza possibile”.

Alle “presunte vittime” il vescovo assicura “la mia preghiera confidando che l’opera della Magistratura saprà fare luce al più presto sulla verità dei fatti”.

Prete arrestato. L’indagine canonica finì nel nulla

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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