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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Antonello Tropea » Il manifesto-choc contro il vescovo: “Vattene e lasciaci vivere in pace”

Il manifesto-choc contro il vescovo: “Vattene e lasciaci vivere in pace”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Maggio 2016
in Calabria
Reading Time: 3 mins read
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di Claudio Cordova – Sarebbe comparso nelle prime ore del giorno in vari luoghi della Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, quella che ha competenza sul difficile territorio della Piana di Gioia Tauro, soffocata dallo strapotere delle cosche di ‘ndrangheta e dal sottosviluppo economico. Ignoti gli autori del testo e del volantino, affisso in diversi comuni, ma chiarissimo il messaggio contro il vescovo monsignor Francesco Milito.

Anzi, (mon) sign. Francesco Milito, come recita l’incipit del testo.

Un manifesto-choc contro il vescovo, accusato da una o più persone di fatti gravissimi. Nel testo, infatti, con l’ironica dell’anafora, viene “ringraziato” il vescovo Milito di vere e proprie nefandezze: “Grazie perché con la tua manifesta complicità nei reati contro i minori, hai dato un grande impulso al nostro senso della giustizia ormai da tempo fiaccato dalla tua omertà, dal tuo abuso di potere, dalle tue minacce segrete, dalla tua abilità e destrezza a comprarti la verità per tirarti fuori e rimanere illeso. Grazie perché con le tue scelte hai tutelato e tuteli i nostri figli, i giovani, il nostro futuro, la nostra speranza, proprio come il lupo tutela le pecore. Quanto sangue innocente ancora spargerai, prima di accorgerti del male che stai facendo alle nostre famiglie, alla nostra terra?”.

La figura del vescovo è emersa, in maniera inquietante, nella storia che ha coinvolto e portato all’arresto di don Antonello Tropea, parroco di Messignadi (frazione di Oppido Mamertina), accusato – e attualmente a processo – di sesso con minori. Dalle carte che accusano il prete, infatti, emergerebbe la perfetta conoscenza delle condotte di don Tropea da parte del vescovo Milito che, non solo avrebbe coperto le azioni del parroco, ma, anzi, lo avrebbe incitato a non dire nulla alle forze dell’ordine che indagavano sul giro di sesso a pagamento in cui sarebbe stato coinvolto don Tropea.

Una vicenda su cui tanti – e tra questi Il Dispaccio – hanno chiesto l’intervento di Papa Francesco. Un intervento che fin qui non c’è stato. Anzi. Il vescovo Milito ha continuato la propria opera e, recentemente, ha anche nuovamente autorizzato lo svolgimento delle processioni religiose, bloccate dopo i vari “inchini” delle varette nei confronti di alcuni boss del luogo.

La rabbia nei confronti del vescovo Milito esplode ora in forma violenta, sebbene anonima: “Grazie perché il tuo smisurato amore per il prossimo ti ha portato a servirti di ciò che siamo, di ciò che abbiamo di più caro, per le tue manie di grandezza, di potere, di protagonismo. Quando ti renderai conto dei pesi insopportabili che hai caricato sulle spalle della povera gente e che gli altri non sono dei giardini per la tua scalata alle vette? Grazie perché in te vediamo il cives, impeccabile fautore della legalità, imparziale, dinanzi al quale ci sentiamo persone sporche, per essere incorsi in un pignoramento immobiliare o in una diffida dai gestori delle utenze domestiche, per assicurare almeno il pane sulla nostra tavola. Per quanto ancora la nostra comunità deve subire il tuo arrogante clientelismo?” si chiede la “mano” autrice del volantino.

Monsignor Milito, tuttavia, sarà criticato anche per la “mano morbida” usata nei confronti del prete – don Scordo – che non avrebbe prestato attenzione alle denunce della giovane Anna Maria Scarfò, ragazza della Piana di Gioia Tauro violentata per anni dal branco. Quel branco che è stato riconosciuto colpevole dalla Cassazione per gli orrori perpetrati sulla giovane.

Un vescovo accusato, quindi, di nefandezze. E, una volta verificata la paternità dello scritto e, ovviamente, la veridicità delle gravissime affermazioni contenute sul volantino, resta da capire se l’esperienza di monsignor Milito possa continuare nella Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi: “Grazie perché dai tuoi incontri abbiamo imparato che il Pifferaio Magico non è solo una fiaba, ma la realtà in cu viviamo, ogni volta che la tua meschina diplomazia chiede asilo alle nostre menti, celando la sua vera natura di plagio e inganno. Per quanto credi che ancora funzionerà questo tuo metodo di manipolazione delle coscienze? Grazie perché ci hai privato di tutto: dei nostri figli, della nostra dignità, del nostro onore, del nostro orgoglio, ma non della nostra libertà. Mai prima di adesso la nostra terra ha conosciuto un’epoca di così grave decadenza morale, sociale, economica, ad opera di un vescovo, che nel nome di Dio stermina il Suo popolo, domandando, con massima indifferenza, le ragioni della causa, per accertarsi della riuscita della sua spietata e malvagia impresa” si legge ancora nel volantino.

Dopo accuse così gravi, inevitabile la chiosa dello scritto, che chiede a chiare (e cubitali) lettere al vescovo di andar via: “Ma il nostro GRAZIE sarà ancora più corale, il giorno in cui lascerai la nostra terra. Quando prenderai coscienza che qui, ormai, non è più il tuo posto! Quando deciderai di porre fine a tutto il male che ci stai facendo, prima che l’ultimo spiraglio di speranza cessi definitivamente di esistere. VATTENE E LASCIACI VIVERE IN PACE!!!”.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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