giovedì 30 Maggio 2024

Il caso degli abusi in Italia evidenzia come lo scandalo stia lentamente cominciando a venire alla luce nel cortile di casa del Papa

ROMA – Lo scandalo degli abusi sessuali del clero sta lentamente prendendo piede in Italia con una crescente copertura mediatica, condanne penali e il lancio lunedì di un podcast investigativo dedicato a un caso che ha coinvolto tangenzialmente Papa Francesco.

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La scorsa settimana un tribunale siciliano ha riconosciuto colpevole un prete di violenza sessuale e tentata violenza sessuale contro tre minorenni e lo ha condannato a quattro anni e mezzo di carcere. Ha inoltre ritenuto la sua diocesi, Piazza Armerina in Sicilia, responsabile per danni civili separati e spese legali, una sentenza significativa data l’influenza che la Chiesa cattolica esercita in tutti gli aspetti della società italiana, in particolare nelle piccole città siciliane.

Il vescovo di Piazza Armeria, Rosario Gisana, è stato registrato mentre ammetteva di aver coperto il sacerdote, reverendo Giuseppe Rugolo. È stato registrato mentre diceva di aver coperto un altro prete che aveva fatto molto peggio e descriveva le azioni di Rugolo come semplici “stupidità” di un giovane.

La vittima Antonio Messina ha raccontato la sua storia lunedì al lancio del podcast sul suo caso, dicendo che era suo dovere parlare apertamente dopo aver affermato di essere stato “tradito” dalla sua chiesa.

“Dopo le violenze e gli abusi che ho subito, c’è stato un altro abuso che ho ricevuto dal vescovo della diocesi di non essere creduto”, ha detto Messina. “Se questo può aprire le porte (agli altri che si fanno avanti)… allora fatelo.”

I giornalisti investigativi italiani Stefano Feltri, Giorgio Meletti e Federica Tourn hanno lanciato il podcast di sette episodi, utilizzando le registrazioni emerse durante il processo a porte chiuse. In uno, raccontato da Tourn, il vescovo apparentemente si vantava di avere il sostegno di Francesco perché gli aveva fatto un favore.

Francesco, che ha visitato la diocesi di Gisana durante una gita di un giorno in Sicilia nel 2018, è chiaramente affezionato al vescovo. Lo ha detto pubblicamente alla vigilia della prevista udienza finale dei pubblici ministeri.

“Questo vescovo è grande. È stato perseguitato, calunniato ma è stato fermo, sempre corretto, un uomo corretto», ha detto Francesco il 6 novembre durante l’udienza in Vaticano con Gisana e i pellegrini.

La Chiesa cattolica italiana, unica per la presenza del Vaticano al suo interno, è riuscita a evitare una grande resa dei conti pubblica con la sua eredità di abusi e insabbiamenti.

Qui lo scandalo è rimasto relativamente di basso profilo, a differenza di altri paesi in cui la gerarchia ha dovuto rispondere alla crescente indignazione pubblica, a pubblici ministeri aggressivi e avvocati civili e a una pletora di gruppi di sostegno per le vittime e media locali disposti a raccontare le loro storie.

Sembra che almeno quest’ultimo stia lentamente cominciando a cambiare.

La giornalista siciliana di Enna per l’agenzia di stampa italiana ANSA, Pierelisa Rizzo, che ha affermato di essere stata denunciata per diffamazione per la sua copertura del processo, ha detto che il “vaso di Pandora” per la cronaca sugli abusi del clero in Italia è stato ora aperto.

Proprio questo fine settimana, il quotidiano nazionale La Repubblica ha pubblicato un articolo sulla difficile situazione delle suore maltrattate.

L’avvocato Elianna Parasaliti, che rappresentava Messina, ha accolto con favore l’attenzione dei media, affermando che lei, Messina e i giornalisti che si occupavano del caso sono stati minacciati, denunciati e in alcuni casi seguiti dalla polizia durante il processo.

«Questa attenzione per noi è stata una forma di tutela, oggi posso dirlo chiaramente, perché in questi anni abbiamo davvero temuto per noi stessi e per le nostre famiglie», ha detto. “Il clima di ostilità che abbiamo avvertito è qualcosa che non credo abbia la precedenza”.

In una dichiarazione rilasciata la settimana scorsa dopo il verdetto, la diocesi siciliana ha respinto la copertura mediatica del processo e ha osservato che il sacerdote era stato condannato per accuse minori nel caso di Messina e che la sua ex parrocchia era stata completamente esonerata da responsabilità.

La diocesi ha affermato di non essere responsabile delle azioni di Gisana o di quelle del suo predecessore, ma semplicemente perché era responsabile delle azioni di uno dei suoi sacerdoti.

Sono previsti ricorsi e in Italia le sentenze non sono considerate definitive finché non sono esauriti tutti i ricorsi.

La chiesa ha archiviato il caso internamente per un cavillo perché Rugolo era un seminarista al momento in cui sono iniziati gli abusi. Le leggi interne del Vaticano all’epoca prevedevano solo sanzioni canoniche contro i preti che abusavano dei bambini, non contro i seminaristi.

L’avvocato Parasaliti ha detto che cercherà di riaprire il caso canonico sulla base della condanna del tribunale siciliano.

https://www.washingtonpost.com/world/2024/03/11/italy-pope-vatican-abuse/e6c0be42-dfe1-11ee-95aa-7384336086f3_story.html


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“La prova di moralità di una società risiede in quello che essa fa per i suoi bambini.”
Nessuno se pur oggi adulto è estraneo al tema, in quanto tutti abbiamo figli, nipoti e affetti, oltre al dovere civico di tutelare i più piccini ed indifesi.

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