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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi sessuali, questa sentenza può mettere la Chiesa nei guai

Abusi sessuali, questa sentenza può mettere la Chiesa nei guai

Una vittima di abusi ha sporto denuncia solo decenni dopo il reato – Troppo tardi per chiedere un risarcimento? No, decide il Tribunale cantonale turgoviese – La decisione potrebbe fare scuola e cambiare le regole per la prescrizione

Redazione WebNews by Redazione WebNews
31 Luglio 2021
in Cronaca e News
Reading Time: 3 mins read
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Il Tribunale cantonale turgoviese ha accettato il ricorso di un uomo che ha richiesto assistenza per le vittime di abusi dopo oltre 40 anni dai reati. La sentenza, passata in giudicato, è da considerare storica per quanto riguarda la prescrizione, afferma il suo legale.

Il verdetto è una svolta nella questione della prescrizione, e si applica anche a tutti gli altri casi, sostiene il legale della vittima. La Chiesa – ha detto l’avvocato all’agenzia di stampa Keystone-ATS – ora non potrà più nascondersi dietro l’argomento che i reati sono caduti in prescrizione.

Il cliente del legale, ora 65.enne, da bambino ha subito abusi da un prete cattolico nell’Istituto St. Iddazell (Santa Ida) del monastero di Fischingen, che lo ha ospitato dal 1962 al 1972. Nel 2013, l’uomo ha fatto richiesta di risarcimento in base alla legge sull’assistenza alle vittime di abusi.

Al monastero responsabile della scuola dedicata a Santa Ida la vittima richiede un importo di 150.000 franchi di risarcimento e una riparazione morale di 70.000 franchi. Il suo avvocato ha inoltre chiesto al Cantone un indennizzo di 1,38 milioni di franchi.

Il Tribunale distrettuale di Münchwilen riteneva che le richieste fossero cadute in prescrizione. Ma la istanza superiore non stata è d’accordo. Nella fattispecie, la vittima si era resa conto solo nel luglio 2010 – dopo aver rimosso i ricordi per decenni – di aver subito i reati durante l’infanzia, ha dichiarato il Tribunale cantonale sulla base di valutazioni psichiatriche. Pertanto, il termine di prescrizione di cinque anni, come previsto dall’attuale legge concernente l’aiuto a vittime di reati, inizia a decorrere solo da quel momento. Nel caso della vittima, il termine di prescrizione è quindi il 2015. Poiché ha già presentato la sua domanda di assistenza alle vittime nel 2013, rispetta questo termine, pensa la Corte, che si è occupata solo ora della domanda del 2013, perché prima si attendeva un procedimento civile contro l’imputato.

Il Tribunale distrettuale deve ora riesaminare se l’uomo ha diritto al risarcimento. L’avvocato vuole intanto sedersi al tavolo con il Governo cantonale e negoziare l’indennizzo.

Un brefotrofio infernale

Nel novembre del 2012 il monastero turgoviese aveva assegnato ad una società esterna l’incarico di far luce sulle accuse di abusi sessuali avanzate nei confronti di un frate ed ex insegnante del brefotrofio St. Iddazell, chiuso nel 1976. Alcuni ex scolari e alunni di scuola secondaria avevano detto di avere subito abusi sessuali e sevizie da parte dell’insegnante negli anni Settanta.

Due anni dopo un rapporto in merito ha confermato che bambini e adolescenti ospitati al St. Iddazell sono stati vittime di violenze e abusi sessuali. Le punizioni e la violenza fisica nei confronti dei convittori dell’istituto di educazione, in passato uno dei più grandi della Svizzera, erano all’ordine del giorno. I ragazzi sono stati picchiati con cinture e bastoni, costretti a stare inginocchiati per ore o puniti con la rasatura a zero, la negazione dei pasti e la reclusione al buio. Stando al rapporto, non vi sono inoltre dubbi che si siano anche verificati abusi sessuali. Le vittime erano sia maschi che femmine, autori i maestri, frati, suore, giardinieri e un direttore.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.