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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » certificato anti pedofilia » Oggi in Italia gli adulti non sono in condizione di tutelare i minori. Basterebbe colmare un vuoto legislativo

Oggi in Italia gli adulti non sono in condizione di tutelare i minori. Basterebbe colmare un vuoto legislativo

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
25 Aprile 2023
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 5 mins read
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In Italia la pedofilia è un problema di uno Stato che non si accorge o non vuole vedere quello che accade intorno a sé. Le vittime non hanno la garanzia di un accesso alla Giustizia rimanendo spesso nuovamente vittime del “vizio” di fondo iniziale, lo stesso che le rese tali.

Un cane che si morde la coda sulla pelle di bambine e bambini a cui manca il cuore di una società civile che dovrebbe invece tutelarli, ma nei fatti è assente o non può farlo.

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Questo quanto emerso chiaramente nella conferenza stampa di mercoledì 19 dove la Rete L’ABUSO illustrava le due procedure di infrazione a carico dell’Italia. Una al Parlamento Europeo, l’altra alle Nazioni Unite.

Come spiega il presidente Francesco Zanardi c’è una enorme lacuna che è impossibile non vedere. Non esiste un reale accesso alla Giustizia, è vero che si può sporgere querela, ma nei tre quarti dei casi non procede, per prescrizione, per la scarsità delle indagini, per l’inquinamento delle stesse causato dalle precedenti denunce alla chiesa o ai suoi sportelli.

Questo però se riflettiamo è un problema secondario, cioè la conseguenza di un grave problema della giustizia, che sta a monte e riguarda la prevenzione di un crimine così grave e infame.

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È vero che fino al terzo grado di giudizio una persona è da considerarsi innocente, tuttavia è anche vero che se non si celebra il processo questo non si potrà appurare.

La letteratura insegna che la maturazione del trauma per la vittima; ovvero il momento in cui questa realizza (e quindi denuncia) che quelle violenze sottovalutate sono state lesive della personale crescita e di un normale sviluppo, è di 20, 25 anni e a volte anche mai.

Questo fa già capire che la prescrizione attuale non è in linea con i tempi di maturazione e spesso se pur la vittima riesce a denunciare, la prescrizione ne impedisce il processo; di conseguenza il reo o presunto tale, resterà oltre che impunito non noto al casellario e non censito sul certificato anti pedofilia; libero di predare fino a che qualcuno, denunciando per tempo riuscirà a fermarlo. Spesso mai.

Questa è la grave lacuna a monte, sottovalutata in quanto di certo l’editoria italiana non ha brillato molto nell’indagare il fenomeno, si è sempre limitata ai singoli casi, neppure tutti, di fatto quella lacuna che permette che si produca la vittima, spesso perché il sistema non è stato in grado di tutelarla in precedenza. Il fatto che poi questa non riesca a reclamare il danno, è solo l’evidente conseguenza della mancata prevenzione e dei tempi prescrittivi inadeguati al caso.

Manca quello che viene definito nelle Convenzioni lo status speciale del minore, ovvero quella tutela che lo Stato in sinergia con gli adulti fornisce a bambine e bambini.

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Oggi genitori ed adulti non sono messi in condizione dallo Stato di tutelare i minori. La prevenzione comincia già quando un adulto si accorge che un altro adulto ha particolari atteggiamenti con loro.  Difficilmente però questo potrà essere certo del sospetto e ancora meno potrà di dimostralo. Un pedofilo che molesta un ragazzino non lo fa in pubblico e quindi è difficile averne prova. Al tempo stesso è anche difficile che il ragazzino denunci, nel piu dei casi non ha quella consapevolezza per capire che sta subendo un crimine, sicuramente però ha quel senso di vergogna o pudore che gli impedisce di parlare.

La segnalazione invece permetterebbe a un tecnico di aiutare la presunta vittima, con dovuti modi, ad appurare eventuali fatti, di soccorrerla in tempo utile e di fermare l’aggressore.

Un’ottima soluzione sarebbe estendere l’obbligo della denuncia (oggi solo per i pubblici ufficiali) a tutti i cittadini, in modo che chiunque possa preventivamente segnalare e, l’autorità giudiziaria indagare di conseguenza. Un’importante base che oggi a differenza di altri paesi non è possibile in Italia, ostativa anche per le associazioni come la nostra, impossibilitate alla segnalazione preventiva.

Garantirebbe una sollecita denuncia senza attendere i lunghi tempi che occorrono alla vittima per maturare il trauma trovandosi puntualmente prescritta. Ne impedirebbe altre e permetterebbe l’iscrizione di chi pedofilo, al casellario e sul certificato anti pedofilia.

Eviterebbe che negli ambienti associativi, circoli e confessioni religiose ovvero, quegli ambienti dove oggi sia per la difficoltà della denuncia, sia per l’omertà spesso si omettono i fatti, di mettere tutti gli adulti in una condizione personale di responsabilità penale, in tutela dei piu piccoli come la legge stessa prevede.

Negli ambienti della chiesa si otterrebbe di sollevare i vescovi dalla segnalazione alle autorità civili, che non fanno mai, ma che in questo caso sarebbe responsabilità di chi si accorge, dall’educatore al parroco, senza dover aspettare che il vescovo decida.

Naturalmente andrebbe esteso a tutti coloro che lavorano con i bambini il certificato anti pedofilia che impedisce il contatto con i minori e il possibile adescamento da parte di pregiudicati, oggi reso inutile per via delle lacune dette sopra che non ne permettono il censimento.

Solo questo permetterebbe un elevato livello di prevenzione rispetto a quello attuale, ma permetterebbe soprattutto alle norme ratificate in materia di funzionare.

Gli stessi dati forniti dai vari osservatori sul territorio, se pur gravi, non possono rispettare la reale entità del fenomeno in quanto mancano di tutte quelle situazione dette sopra che ne hanno impedito la denuncia e il censimento. Dati che servono a poco se poi non si interviene concretamente per contrastare il fenomeno.

Questo quanto sostanzialmente chiesto ai due organi sovranazionali, a seguito del report contenente 418  sacerdoti potenziali molestatori, di cui 164 già condannati.

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Segnalazioni che la Rete L’ABUSO ha inviato il 16 febbraio scorso alla Procura Generale della Repubblica, ma disattesa come tutte le precedenti iniziative intraprese dalla Rete negli ultimi anni.

Un percorso giudiziario e burocratico che per quanto riguarda l’Italia e le sue Istituzioni è da intendersi esaurito, per cui si chiede nel silenzio istituzionale l’intervento, in particolare dell’UE, ma anche dell’ONU che si era già pronunciata nel 2019 nei confronti dell’Italia con raccomandazioni, disattese come le nostre istanze.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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