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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alberto Ferrari » Premio Nazionale Lea Garofalo 2025: la quarta edizione dedicata alle donne e alla violenza mafiosa

Premio Nazionale Lea Garofalo 2025: la quarta edizione dedicata alle donne e alla violenza mafiosa

Lea Garofalo, il coraggio che non muore - Tre giorni di memoria, testimonianze e impegno civile.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Novembre 2025
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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Tre giorni densi, tre giorni di volti, parole e storie che non si spezzano. La 4ª edizione del Premio Nazionale Lea Garofalo, dal 24 al 26 novembre 2025, torna a parlare: guardate, ricordate, agite.
Un programma che è un intreccio vivo di memoria, legalità, istituzioni, studenti, testimoni, magistrati, esperti e familiari. Tutti uniti nel nome di una donna che ha detto no alla ’ndrangheta senza arretrare di un centimetro.

La prima giornata si apre nella Biblioteca “Pier Paolo Pasolini” del Liceo “D. Manin”. A introdurre gli interventi ci sono figure che danno peso al racconto: Maria Grazia Nolli, dirigente scolastica; Paolo De Chiara, presidente Dioghenes APS e direttore WordNews.it; Giusy Rosato, responsabile nazionale Scuole e Università Dioghenes APS; Andrea Virgilio, sindaco di Cremona; e naturalmente Marisa Garofalo.

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Poi il momento centrale: “Una fimmina calabrese. Così Lea Garofalo sfidò la ’ndrangheta”.
A dialogare ci sono voci che conoscono il volto delle mafie da dentro:
On. Angela Napoli, madrina del Premio;
Francesco Prete, Procuratore della Repubblica di Brescia;
Alessandra Dolci, Procuratrice Antimafia e coordinatrice DDA di Milano;
Antonio Giannelli, Prefetto di Cremona;
Marisa Garofalo, sorella di Lea;
e l’autore Paolo De Chiara.
Modera Giusy Rosato.
Un dibattito che non è celebrazione ma resa dei conti civile.

Al Teatro Monteverdi, alle 16:00, va in scena il docufilm “Pino, vita accidentale di un anarchico”.
Lo introducono Paolo De Chiara, Silvia Pinelli e Claudia Pinelli, le figlie di Giuseppe “Pino”.
In sala anche Fortunato Zinni, superstite della strage di Piazza Fontana.
Modera Omar Bellicini, giornalista.
È una memoria che non fa prigionieri: chi c’era, chi ha perso, chi ha visto, chi porta la verità addosso.

La mattina il Campus “Santa Monica” dell’Università Cattolica accoglie la presentazione e premiazione degli elaborati selezionati dalla giuria.
A portare i saluti:
Imerio Chiappa, dirigente USP Cremona;
Roberta Mozzi, assessore all’Istruzione;
Luca Burgazzi, assessore alla Legalità;
Simona Piperno, dirigente scolastica IIS “Torriani”;
Alberto Ferrari, dirigente Liceo Scientifico “Aselli”;
Leopoldo Di Filippo, consigliere Dioghenes APS.
Introduce Angela Napoli, madrina del Premio.
Modera Mara Ferraro.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Al Teatro Monteverdi si alza un sipario doloroso e necessario.
La performance “Vite negate”, curata dalla prof.ssa Gentilia Luisa Arli e dal Gruppo Teatro del Manin, apre la tavola rotonda.

A seguire, un parterre che fotografa la battaglia quotidiana:
Veronica Conti, responsabile Eventi Dioghenes APS;
Cristina Pugnoli, consigliera provinciale di Parità;
Angela Napoli, madrina del Premio;
Maria Grazia Nicolò, commissario straordinario del Governo antiracket e antiusura;
Silvio Bonfigli, Procuratore della Repubblica di Cremona;
Giulia Cristina, dirigente Squadra Mobile;
Col. Paolo Sambataro, comandante provinciale Carabinieri;
Sonia Bernardi, vicecomandante Polizia Locale;
Valeria Scafetta, giornalista e scrittrice.
Presenti anche AIDA, Casa Famiglia Sant’Omobono, Collettive 365 CGIL, I care – We care, Soroptimist Cremona.
Modera Giusy Rosato.

È qui che la verità colpisce più forte: la mafia uccide il doppio quando incontra una donna.

La mattina si apre con gli interventi dell’On. Angela Napoli e di Marisa Garofalo.
Poi il monologo “Io sono Lea”, scritto e interpretato da Paolo De Chiara, porta in scena una voce che non vuole smettere di farsi sentire.

A seguire:
la consegna dei premi ai Testimoni del nostro tempo e delle Menzioni Speciali.
Modera Giovanni Palisto, giornalista televisivo.
Le letture e gli intermezzi musicali sono curati dal Liceo Musicale “Antonio Stradivari”.

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Mafie, economia, lavoro: il fronte del presente

Nell’ex chiesa di San Vitale, si tiene l’ultima tavola rotonda. A introdurre i lavori: Leopoldo Di Filippo.

Intervengono:
Marco Omizzolo, sociologo e ricercatore Eurispes;
Roberto Montà, presidente Avviso Pubblico;
Stefano Prandini, autore di Mafie all’ombra del Torrazzo;
Antonino Schilirò, responsabile Comunicazione Dioghenes APS;
Lara Ghiglione, segretaria confederale CGIL;
Alessio Festi, responsabile Politiche della Legalità e Sicurezza CGIL.
Modera Paolo De Chiara.

Qui la memoria cede il passo all’analisi viva: mafia, lavoro, diritti, economia. Le sfide vere.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.