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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assistenza » Accordi con il vincolo della riservatezza; un modo per imbavagliare le vittime ?

Accordi con il vincolo della riservatezza; un modo per imbavagliare le vittime ?

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
8 Agosto 2020
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 4 mins read
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Un ragionevole dubbio che nasce dietro a più di un caso conclamato ovvero, il tentativo apparente di voler imbavagliare le vittime con pochi spiccioli, evitando lo scandalo e salvando il prete, che continuerà a rimanere nell’anonimato, libero anche di reiterare.

In questi anni la Rete L’ABUSO si è occupata di centinaia di casi di violenze sessuali da parte di sacerdoti a danno di minorenni, accorgendosi che in alcuni di questi, si cerchi di “blindare” il più possibile la situazione evitando che fatti e soprattutto nomi, vengano portati a conoscenza dell’opinione pubblica.

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Spesso pervengono all’associazione richieste di assistenza legale da parte di vittime che hanno ricevuto missive dagli avvocati dei sacerdoti, nelle quali si chiede il nominativo di un legale di fiducia, col quale avviare una transazione. Notiamo che la caratteristica fondamentale richiesta che permette la possibilità di un accordo, è che il nome del sacerdote non sia mai uscito pubblicamente, in caso contrario è rarissimo che venga proposto un qualsivoglia accordo. Quello che ha attirato particolarmente la nostra attenzione al punto di definire questi casi “anomali”, che spesso le vittime siano avanti negli anni, e non vi sia più possibilità per loro, di avviare un procedimento penale o civile.

La domanda viene da se; perché mai la chiesa che non ha mai indennizzato spontaneamente una sola vittima – tranne quando costretta dai tribunali civili – darebbe dei soldi a qualcuno se quel qualcuno non può fare più nulla sotto il profilo legale?

Abbiamo visto anche in Spotlight che esistono gli accordi tra le parti e che la chiesa li faceva già all’epoca, non c’è nulla di strano, se non fosse che dietro a quell’accordo c’è almeno un essere umano stuprato da bambino e che quell’accordo con il “vincolo della riservatezza”, imbavaglia la vittima per quattro soldi.

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Tutto legale, come dicevo si faceva già negli Stati Uniti ai tempi di Spotlight, solo che a quei tempi, il vincolo del bavaglio era lo stesso, le cifre con le quali indennizzavano invece no, andavano ben al di sopra dei 15 – 25 mila euro. Cifre che tuttavia attirano la vittima, che prescritta per la legge civile, ha ben poche alternative e che spesso, come accade a chi soffre di disturbo post traumatico da stress, non vive in condizioni sociali ottimali. Altro problema non trascurabile è lo stupratore, che non solo resta impunito, ma può reiterare il reato, magari in un’altra parrocchia.

Da sempre ma oggi, avvantaggiati anche dal “Servizio diocesano per la tutela dei minori” presente oramai in tutte le diocesi (che da oggi raccoglie anche le denunce anonime) , è verosimile pensare che di questi accordi ci sarà un aumento, anche se se ne parla molto poco, ma c’è un motivo biologico, il vincolo della riservatezza stipulato dalla vittima, che indirettamente imbavaglia anche noi della Rete L’ABUSO o chi professionalmente ne viene a fare parte.

Di qualcuno possiamo tuttavia parlare, in quanto malgrado il vincolo della riservatezza, alcuni dei dati sono emersi in cause penali. Per esempio il caso di don Mauro Galli, che stipulò un accordo con la vittima, due giorni prima dell’inizio del processo e in quel raro caso, malgrado il suo nome fosse già noto alle cronache. In quel caso però,  il timore era che fosse tirata in ballo la diocesi, il vescovo oltre al sacerdote. Anche l’indennizzo “riservato”, ma che emerse alla domanda del Giudice durante il processo, era decisamente oltre i 25.000€, in questo caso 100.000 più le spese legali, purché la vittima e i familiari, non si costituissero parte civile nel procedimento. Malgrado la cifra apparentemente importante, il pubblico ministero Lucia Minutella la ritenne insufficiente in quanto sulla base delle tabelle, il danno si aggirava intorno ai 500.000€.

Un altro caso di cui la Rete L’ABUSO si è occupata più nella norma del precedente ma decisamente maldestro, è quello di Vladimir Reséndiz Gutiérrez Oggi condannato in via definitiva a 6 anni e 6 mesi, dove il contratto era un tantino eccessivo e oggi vede rinviati a giudizio a Milano, i responsabili della Congregazione dei Legionari di Cristo e persino l’avvocato. La cifra che come di routine veniva data a titolo di “aiuto” alla vittima, in questo caso per continuare gli studi, era 15.000€ e l’accordo doveva essere segreto come i fatti per i quali era stato stipulato. E fino a qui, tolte le perplessità già esposte in precedenza, è tutto nella norma tranne due clausole di quell’accordo.

La prima che non si parlasse della vicenda nemmeno se a chiedere fosse un magistrato.

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La seconda che qual’ora, per qualunque motivo fosse venuto meno l’accordo, la penale diverrebbe il doppio della cifra elargita, in questo caso 30.000€.

Una realtà che abbiamo voluto documentare nell’ambito della contro informazione che la Rete L’ABUSO fa da sempre. Una realtà unica in Italia e favorita dall’inerzia delle istituzioni, che non rende giustizia a nessuno, anzi favorisce il diffondersi del problema.

Francesco Zanardi

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.