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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Sportelli diocesani, dopo 4 anni l’esito è devastante; vittime traumatizzate, senza cure e preti impuniti

Sportelli diocesani, dopo 4 anni l’esito è devastante; vittime traumatizzate, senza cure e preti impuniti

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
20 Giugno 2026
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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A distanza di quattro anni dalla loro apertura sono devastanti i dati che sta registrando l’Osservatorio della Rete L’ABUSO grazie alle vittime che vi hanno acceduto .

Quanto le denunce che pervengono all’associazione sono più che raddoppiate rispetto agli anni precedenti.

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Come registra l’annuario dell’Osservatorio della Rete L’ABUSO il 2025 è al momento l’anno peggiore dal 2000. Parliamo di 51 casi contro una media di 20 registrati nei tre anni precedenti, ovvero da quando gli sportelli sono stati attivati. Dato che se pure non sia affatto basso emerge raddoppiato solo nel 2025 ed è dovuto al fatto che coloro che si erano affidati incautamente alla giustizia della chiesa, sono dovuti restare in attesa delle verifiche che le diocesi hanno dovuto fare al fine di accertare i fatti.

Fatti che per una serie di molteplici scuse non hanno poi portato a nessun tipo di giustizia e quasi tutti vedono i sacerdoti denunciati ancora al loro posto.

A fronte di tutto ciò è invece devastante quanto hanno subito a livello psicologico le vittime, a causa della riesumazione del trauma che le ha viste costrette, durante gli interrogatori, a raccontare, riesumando quanto avevano subito durante le violenze. Il tutto aggravato questa volta dalla speranza di una giustizia che non è arrivata.

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L’effetto purtroppo, che prima era circoscritto alla sola vittima, oggi invece si è allargato anche alle famiglie. Genitori, coniugi e figli, oggi costretti a fare fronte a un dramma di cui in molti casi non erano al corrente e che prima, grazie al passare degli annisi si era affievolito in chi lo aveva subito.

A chiedere aiuto all’Associazione persino alcuni operatori degli stessi sportelli che hanno raccolto le evidenze di coloro che in buona fede credevano di aiutare, ed invece si sono resi conto non solo di aver danneggiato ulteriormente, ma anche che questi siano rimasti poi privi del supporto previsto dalla chiesa.

A fare da cornice a tutto ciò lo Stato che vede l’Italia oggi, l’unico paese dell’unione compiacente a questo problema endemico, lasciato solo in Italia, totalmente nella gestione della CEI.

Vittime che come ultima spiaggia, dopo la traumatica delusione degli sportelli, si sono rivolte all’unica associazione italiana in tutela dei sopravvissuti, la Rete L’ABUSO che oggi si trova anch’essa in grosse difficolta a causa dell’enorme mole di vittime che gli sportelli hanno di fatto deluso .

Come l’Osservatorio ha documentato allarmato già nel suo ultimo report lo scorso ottobre, nulla è stato fatto dalla CEI malgrado quanto il motu proprio Vos estis lux mundi ratificato da Papa Francesco prevedesse.

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Motu proprio che negli altri paesi d’Europa ha invece avuto qualche effetto positivo, dovuto però al fatto che la chiesa non è stata lasciata a gestire come in Italia autonomamente i casi. In tutta Europa i governi sono intervenuti e la chiesa si è quindi trovata costretta a fare, grazie alle pressioni imposte dai vari governi, che la hanno costretta, oltre che a risarcire, anche a soccorrere i sopravvissuti.

In Italia invece la chiesa è tutt’ora totalmente libera di agire o meno ne confronti dei sopravvissuti e dei loro abusatori, creando così una autonomia, dove paradossalmente vediamo gli stessi vescovi che in precedenza avevano insabbiato i casi per proteggere i preti, ad essere coloro che dovrebbero rendere giustizia alle vittime dei preti che in precedenza avevano coperto, creando così un cortocircuito in favore di se stessi e della chiesa, sfavorendo chi invece ha subito le violenze e chiede loro supporto.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.