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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » asilo » Quando avevo 11 anni iniziò a molestarmi “, cruda testimonianza di un’altra vittima del sacerdote Raúl Sidders

Quando avevo 11 anni iniziò a molestarmi “, cruda testimonianza di un’altra vittima del sacerdote Raúl Sidders

Redazione WebNews by Redazione WebNews
11 Agosto 2020
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 3 mins read
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Rocío, ex studentessa della scuola San Vicente de Paul de La Plata, racconta gli abusi subiti.

Da Drafting

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Rocío ha 27 anni ed era uno studente della scuola confessionale di San Vicente de Paul de La Plata. All’età di 5 anni è entrato nell’asilo San Bernardo e da lì ha proseguito nella scuola elementare dell’istituto, dove ha subito le azioni del parroco Raúl Sidders. Riportiamo di seguito la sua testimonianza.

Ricordo che era cattivo con tutti i miei compagni di classe, ma non con me. A quel tempo pensavo che avesse un affetto speciale per me. Dall’età di 11 anni ha iniziato a molestarmi. D’inverno, prima di tutti, mi faceva mettere le mani nelle tasche della sua tonaca perché diceva che avevo le mani fredde e mi faceva sentire la sua erezione.

Ci ha fatto confessare da soli nella cappella. Lì iniziò a chiedermi se avevo mai visto i miei genitori fare sesso, se avevo visto mio padre nudo, se sapeva cosa fosse un pene. A 12 anni, quando ero in prima media, è peggiorato. Mi chiedevo se sapessi masturbarmi, e come gli ho detto che non me lo spiegava con le dita, senza toccarmi, come farlo. Mi ha suggerito di farlo pensando a lui e che nella confessione successiva gli dicessi come mi ero sentito.

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Nella confessione successiva mi ha chiesto se l’ho fatto e ho detto di no. Mi ha chiesto perché e io ho risposto “Non lo so”. Si è arrabbiato e mi ha detto: “Perché non l’hai fatto se ti ho detto di farlo? Devi essere preparato perché la donna deve sempre accontentare l’uomo. E i preservativi non dovrebbero essere usati, lo scopo dei rapporti sessuali è procreare ”. Più tardi mi ha detto che se non volevo masturbarmi dovevo sapere come accontentare l’uomo almeno attraverso la fellatio. Gli ho chiesto cosa significasse, non lo sapeva. “Succhia un cazzo”, mi ha detto. Mi ha spiegato con la lingua e la mano come si fa la fellatio. Che non potrei mai più dimenticare.

Nello stesso anno tenne un discorso nella cappella in cui spiegò chi era Dio. Da quel discorso, ha condotto un concorso tra le tre classi di prima media in cui dovevamo scrivere tutto ciò che aveva detto, chi ha scritto e scritto il migliore ha vinto un premio al buffet. L’ho vinto. Mi ha portato al buffet, ho scelto dei biscotti che mi piacevano e una soda. Ha detto di no, potevo indossare solo una cosa. Quindi ho preso i biscotti. Da lì siamo andati da soli in cappella e mi ha chiesto di nuovo se mi fossi masturbato, se avessi fatto qualche fellatio o qualcosa del genere. Ho risposto che no, non ero ancora pronto. Poi ha proposto di insegnare a me e a uno studente a fare sesso, che ci avrebbe detto tutto mentre lo facevamo. Ho iniziato a piangere e gli ho chiesto per favore di non farlo, che i miei genitori non lo avrebbero permesso e che non potevo vivere una cosa del genere. Così ha cercato di calmarmi, mi ha chiesto di non dire niente e mi ha detto che quando sarebbe stato il momento lo avrebbe fatto.

Non avrei mai più voluto andare a quella scuola. Non ho detto tutto ai miei genitori, ho solo detto loro che padre Raúl mi dava fastidio e che mi faceva strane domande. Continuavano a mandarmi allo stesso modo, ma non sono mai più tornato, ho barato tutto l’anno. Andrei da solo al centro o in una piazza. Più tardi mia madre mi ha scoperto ed è andata a parlare con il regista, Mabel, che le ha detto che avrei solo scaldato la sedia e disturbato i miei colleghi. Era una bugia, non stavo andando. “O lo tiri fuori o lo buttiamo fuori e non lo prendono più in nessuna scuola”, ha detto il preside. Avevo 15 anni. Poi mia madre mi portò fuori da San Vicente e siccome non mi portarono a nessuna scuola, dovetti finire per andare in una fattoria.

Le denunce contro gli abusi commessi da Raúl Sidders sono diventate pubbliche dopo una pubblicazione di Prensa Obrera il 31 luglio, dopo quasi 20 anni di molestie e violenze con cui il sacerdote tormentava gli studenti delle scuole. A partire dal recente trasferimento di Sidders per servire come cappellano della gendarmeria nella provincia di Misiones, dove sarebbe stato in contatto con i bambini delle sale da pranzo, un gruppo di madri ed ex studenti ha preso la decisione di rendere pubblico ciò che avevano sofferto. Da allora, le pubblicazioni sui social network ei contatti tra le persone della comunità educativa della scuola si sono moltiplicati con dozzine di storie. Hanno così iniziato a organizzare e promuovere una campagna per chiedere che gli abusi commessi dal sacerdote fossero indagati, nell’ambito della quale hanno creato un’e-mail di contatto in modo che tutte le persone colpite possano offrire la loro testimonianza, sapendo che la loro sicurezza sarà preservata: indagine .raul.sidders @ gmail.com

https://prensaobrera.com/sociedad/cuando-tenia-11-anos-empezo-a-acosarme-crudo-testimonio-de-otra-victima-del-cura-raul-sidders/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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