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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Carlo Mantegazza » Processo don Galli, la Curia ha pagato per zittire la famiglia della vittima?

Processo don Galli, la Curia ha pagato per zittire la famiglia della vittima?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
22 Marzo 2018
in Lombardia
Reading Time: 2 mins read
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Nel corso della nuova udienza ai danni di don Mauro Galli (accusato di stupro di minore e pedofilia) è emerso un dettaglio inquietante: che se confermato lascerebbe seri dubbi sul comportamento della curia di Milano, che avrebbe sborsato 150 mila euro per comprare il silenzio della vittima e dei suoi familiari. L’accordo, che secondo quanto rivelato sarebbe stato sancito dall’avvocato Zanchetti con il legale della famiglia, avrebbe previsto tra le clausole il riserbo sulla provenienza del denaro.

Durante la seduta processuale di ieri, i parroci don Alberto Rivolta e don Carlo Mantegazza, entrambi appartenenti alla diocesi di Rozzano (luogo in cui si sono svolti i fatti), hanno affermato di essere a conoscenza di quanto successo ed hanno aggiunto che proprio loro si erano rivolti all’Arcivescovo Mario Delpini per informarlo dell’accaduto e richiedere lo spostamento di don Galli in un luogo in cui non sarebbe stato a contatto con i giovani: “Noi pensavamo che don Mauro andasse spostato a livello prudenziale non in un contesto di pastorale giovanile”. Nonostante i rapporti forniti dai due sacerdoti, l’Arcivescovo decise di spostare il parroco nella comunità giovanile di Legnano.

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Per quanto riguarda i fatti occorsi nel 2011, entrambi i testimoni hanno dichiarato che il ragazzo (allora quindicenne) è stato invitato da don Galli a dormire nella sua abitazione con l’approvazione della famiglia, ma che invece di sistemargli la stanza degli ospiti lo aveva fatto dormire nel letto matrimoniale con lui. Il comportamento del sacerdote era sospetto e gli venne chiesto di dare spiegazioni, richiesta alla quale rispose con una scusa poco credibile: “Quando chiedemmo spiegazioni, ci disse che il ragazzo aveva avuto un incubo e lui lo aveva afferrato per non farlo cadere dal letto”. Scusa che cadde completamente quando il ragazzo si è deciso a denunciarlo per violenza sessuale.

L’intenzione dell’accusa, però, non è solo quella di dimostrare la colpevolezza di don Galli, ma quella di dimostrare che l’Arcivescovo Delpini ha cercato di insabbiare l’accaduto: sarebbe stato proprio questo, infatti, ad informare il sacerdote dell’indagine a suo carico e ad organizzargli la difesa. Ciò che rende sospetto il comportamento dell’Arcivescovo è il fatto che sotto interrogatorio ha negato di conoscere l’avvocato Zanchetti, mentre da un’intercettazione risulta che è stato proprio lui a contattarlo per accordarsi con il sacerdote. Qual è il motivo di questo diniego? Questa è la domanda che ha spinto l’accusa ad indagare sull’Arcivescovo, nel tentativo di scoprire un’eventuale coinvolgimento non solo nella difesa di don Galli, ma anche nelle sue abitudini.

Luca Scapatello

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.