Io conoscevo don Diego Pirovano, il prete che si è suicidato a Cologno. Si occupo del mio caso di abusi sessuali

Buongiorno,

leggendo i giornali in questi giorni mi ha colpito tantissimo la notizia della morte di Don Diego Pirovano, Don che ho conosciuto qualche anno fa a Milano.

Il mio incontro con Don Diego è legato a una vicenda molto dolorosa, un abuso sessuale da parte di un sacerdote.

Don Diego, insieme ad un altro sacerdote, Don Desiderio Vajani, ha gestito l’Indagine Previa legata a quella vicenda.

Ricordo molto bene quei momenti, l’attenzione con la quale entrambi ponevano le domande e ciò che poi trascrivevano. Non si doveva tralasciare nulla, avevo la sensazione che davvero ci fosse comprensione e ricerca della verità, all’epoca mi illudevo e davvero credevo che qualcuno, nella Chiesa, avesse il compito di appurare i fatti e prendere i giusti provvedimenti.

Il Tribunale Ecclesiastico: chi meglio di loro poteva essere in grado di affrontare questo problema?

Sì, mi illudevo.

In realtà era stato un colloquio davvero approfondito e sinceramente carico di comprensione, su questo non ho motivo di dubitarne o di rimettere in discussione il mio ricordo.

E poi mi fecero una domanda: “Ma chi era a conoscenza dei fatti? A chi è stato detto subito e nel tempo?”

Non avevo nessun motivo di tralasciare o omettere dei nomi: sapevo con esattezza a chi avevo già riferito tutto, non avevo alcuna difficoltà a ricordare. Avevo dunque iniziato ad esporre l’elenco circostanziando ogni comunicazione.

Quasi subito Don Diego ebbe un sussulto, letteralmente sobbalzò dalla sedia in cui era seduto e ricordo precisamente lo sguardo che si scambiarono i due sacerdoti. Sorpresa e sconcerto. Avevo nominato mons. Delpini e altri sacerdoti tra quelli che, già alcuni anni prima, erano venuti a conoscenza dell’abuso sessuale compiuto dal sacerdote. Ho impressa quella scena come se stesse avvenendo ora.

Don Diego mi rivolse la domanda: “Ma come mai noi non siamo stati incaricati di fare indagini già qualche anno fa, se tutto era conosciuto da mons. Delpini?”.

Allora lo sconcerto fu mio: chiedevano a me il motivo per cui al Tribunale Ecclesiastico non era arrivata alcuna comunicazione? Chiedevano a me come mai mons. Delpini non aveva avviato una Indagine Previa pur essendo venuto a conoscenza di un presunto abuso sessuale? Chiedevano a me?

Si guardarono in faccia più volte, poi Don Vajani disse a Don Pirovano che tutta questa parte non poteva essere scritta. E nulla scrissero circa il coinvolgimento di mons. Delpini e di altri.

Quello fu l’inizio, per me, dello sgretolamento della fiducia. Nella gestione della pedofilia dei sacerdoti, la chiesa ha intrapreso un inesorabile percorso di perdita di credibilità, senza battute di arresto.

Più volte è affiorata la domanda, ovviamente senza risposta: se l’Indagine Previa è “falsata” (cioè “censurata” già in prima battuta), come potrà poi essere credibile un Processo Canonico? Se “mancano volutamente dei pezzi” nella stesura del verbale delle Indagini come potranno poi svolgersi i Processi?

E come è possibile, in coscienza e davanti a Dio, sapere di aver scritto e firmato un documento che non contiene tutte le informazioni che potrebbero contribuire ad accertare come sono avvenuti i fatti?

In coscienza… e davanti a Dio…

Si può mentire in uno scritto, si può omettere, si può “obbedire”, si può far parte di un sistema, si può censurare, si può non vedere una via d’uscita da tutto questo.

Ricordo quel sobbalzo sulla sedia.

Ricordo Don Diego con affetto e con rispetto. Prego per lui.

Una vittima (lettera firmata)