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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il cardinale Matteo Zuppi e Ezio Mauro a La7. Un limite culturale o delirio di onnipotenza?

Il cardinale Matteo Zuppi e Ezio Mauro a La7. Un limite culturale o delirio di onnipotenza?

Quasi come se ascoltare chi ha subito negandogli un qualunque tipo di riconoscimento, possa essere positivamente “terapeutico e riparativo” anziché un ulteriore trauma.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
30 Aprile 2026
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 3 mins read
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In occasione dell’anniversario della morte di Jorge Mario Bergoglio, alias Papa Francesco, è andata in onda sul canale La7 la trasmissione condotta da Ezio Mauro, intitolata “Francesco – Cronache di un papato”.

È passata quasi inosservata, persino al noto giornalista, una dichiarazione del Presidente della CEI, il cardinale Matteo Zuppi, come notano e riportano anche la rivista ADISTA e la giornalista Federica Tourn, secondo il quale rivolgersi alla giustizia civile dello Stato italiano significherebbe ammettere che qualcosa nella Chiesa non funziona. (min. 59 del sito de La7 )

Ma leggiamo testualmente il passaggio partendo dalla domanda di Ezio Mauro;

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“Eminenza, per quanto riguarda gli abusi sessuali commessi dai sacerdoti Francesco, ha proseguito la linea di denuncia di condanna di papa Benedetto ma, secondo alcuni, ha tenuto la questione all’interno della chiesa senza arrivare a una trasparenza completa ingaggiando le autorità civili. Secondo lei si poteva fare di più?”

La risposta del cardinale Zuppi;

“Con lui probabilmente non saprei che cosa si poteva fare di più poi, tutti quanti noi dobbiamo fare di più, perché lui è stato rigorosissimo. Il problema della collaborazione col civile è una punta più complicato perché, se noi non siamo in grado di giudicarci, di esaminarci, vuol dire che c’è qualcosa proprio che non va. Direi papa Francesco su questo è stato comunque rigorosissimo, e anche nell’ascolto delle vittime. Se ascolti la sofferenza ti rendi conto e con più determinazione cambi.”

La prima critica non può non essere fatta a Ezio Mauro che tristemente parte con la peggior negazione che si possa fare, ovvero l’esistenza della giustizia civile che tranne in Italia, nel resto del mondo è stata la soluzione affinchè si potesse rendere giustizia alle vittime. Negazione GRAVE che ignora in primis la diversità fondamentale tra le due giustizie, quella civile – dove prevale il diritto e il rispetto della persona, che è la parte lesa – e quella canonica dove la persona (la vittima in questo caso) non è la parte lesa – sostituita da Dio – ma semplicemente il testimone che dimostra che il sacerdote, in base al 6° comandamento, peccando ha arrecato offesa a Dio,..

Concetto totalmente ignorato da Ezio Mauro già nella domanda a Zuppi, che rende impossibile a chi segue comprendere le basi del problema in sè.

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Domanda irrispettosa, in quanto Ezio Mauro dice “secondo alcuni” , non riconoscendo che questi “alcuni” sono le vittime, le quali, puntualmente, dopo essersi rivolte a quella che impropriamente è definita “giustizia canonica”, ne fanno per la seconda volta le spese.

Ma il peggio viene dopo facendo si che ci si ponga questa domanda; Ezio Mauro quale stato riconosce? Quello italiano o quello Pontificio?

Domanda doverosa in quanto il conduttore, ignorando questa volta ciò che sta accadendo in tutta Europa e nel mondo, parla “ingaggio delle autorità civili”, quasi come se dal suo punto di vista queste fossero un “optional” della nostra società. Un chiaro disconoscimento delle Istituzioni dello Stato che lascia davvero basiti.

Passando alla risposta del cardinale Matteo Zuppi, precedentemente servita su un piatto d’argento dallo stesso conduttore, emerge la totale negazione dei fatti che, sempre in un contesto internazionale che oggi vede in tutta Europa e non solo, vittime riconosciute da Stato e chiesa che vengono indennizzate per il danno subito, qui il cardinale tira furi dal cilindro magico la massima espressione che nel fallimento della chiesa in Italia ha a disposizione. L’ascolto delle vittime.

Quasi come se ascoltare chi ha subito negandogli un qualunque tipo di riconoscimento, possa essere positivamente “terapeutico e riparativo” anziché un ulteriore trauma.

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Il tutto si conclude con una esternazione di Zuppi che di fatto è la domanda che la chiesa non si pone e ribadisce con questa affermazione di non sapersi porre; “Se noi non siamo in grado di giudicarci, di esaminarci, vuol dire che c’è qualcosa proprio che non va”.

Il fatto che nella trasmissione ci fosse la puntuale e totale assenza di un contraddittorio, rende il tutto davvero grave e al limite della decenza.

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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