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Portale della Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti | Storie - Lettere di vittime e lettori | SERINA – Lettera Aperta di altre vittime

SERINA – Lettera Aperta di altre vittime

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
30 Marzo 2019
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 5 mins read
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Lettera aperta agli abitanti di Serina (Bg), all’ex sindaco Giovanni Fattori, e a Valentina Carvagna

Nelle scorse settimane abbiamo letto diversi articoli su varie testate giornalistiche dai quali abbiamo appreso che gli abitanti di Serina hanno promosso una raccolta firme per esprimere vicinanza e solidarietà al sacerdote condannato per abusi sessuali nei confronti di una minorenne.

Siamo rimasti davvero sconcertati dal vostro gesto.

Come Comitato Vittime & Famiglie dell’Associazione Rete L’ABUSO, composta da sopravvissuti agli abusi sessuali dei sacerdoti, e attivisti, desideriamo esprimere, con determinazione ed empatia la nostra vicinanza a Valentina.

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Non conosciamo direttamente Valentina Carvagna, ma ciascuno di noi ha vissuto il Calvario che lei, coraggiosamente, ha intrapreso quando è diventata maggiorenne, e tutte le conseguenze. Nemmeno conosciamo il sacerdote.

Desideriamo condividere alcuni spunti di riflessione, nella speranza che ciascuno dei firmatari della Vostra lettera – 1250 persone – possa fermarsi e porsi alcune domande.

  • Quando un minore viene violentato da un prete, non si rende conto di quello che sta succedendo. Spesso capisce che “qualcosa non va” ma non è in grado di metterne a fuoco la gravità e le conseguenze. Inconsciamente mette in atto il meccanismo della negazione e tenta di sopravvivere, ma la vita, prima o poi, presenta il conto: e il trauma compare anche a distanza di anni

 

  • Spesso un minore non riesce a parlarne con nessuno: è certo di non essere creduto ed è preda dei suoi sensi di colpa, continua a domandarsi “perché è successo a me?”

 

  • Negli anni sviluppa un disturbo post-traumatico che, se non affrontato seriamente con l’aiuto di professionisti e avendo una rete sociale buona attorno, compromette la sua vita, la sua affettività, le sue relazioni, PER TUTTA LA VITA

 

  • Tutti coloro che subiscono abusi sessuali tentano più volte il suicidio, oppure vengono risucchiati dalla tossicodipendenza o dall’abuso di alcool

 

  • Il desiderio principale che TUTTE le vittime hanno è: CHE NON SUCCEDA AD ALTRI

 

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  • Riuscire a denunciare il prete è un atto che non per tutti è possibile, perché per questo tipo di reato è prevista la prescrizione. Spesso le vittime riescono a rendersi conto, di quello che era successo da bambini, anche dopo 10-20-30 anni…

 

  • Quando invece vi sono i tempi utili per la denuncia è “drammatico” affrontare il processo in Tribunale, perché, pur essendo vittima di un membro della chiesa, la chiesa stessa si schiera CONTRO la vittima

 

  • Non arriva al processo chi non è DAVVERO vittima. Sono rarissimi i casi in cui la presunta vittima ha mentito, è invece frequentissimo che il prete venga assolto solo perché non si riesce a DIMOSTRARE che è colpevole, non perché non lo è (e la vittima viene dunque “uccisa” due volte)

 

  • Il desiderio di GIUSTIZIA, che è fortissimo per le vittime, è dato dall’obiettivo di FERMARE chi gli ha distrutto la vita, impedire che possa rovinare la vita ad altri bambini

 

  • Il pedofilo non ce l’ha scritto in fronte di esserlo. Il pedofilo non si ferma se non viene fermato. Il sacerdoti pedofili hanno la possibilità, proprio per il loro ministero, di venire a contatto con decine/centinaia di minori. Basta il primo abuso: se uno supera questo “tabù” è in grado di violentarne decine, e non può fermarsi. È quindi fondamentale che la vittima venga AIUTATA e SUPPORTATA a DENUNCIARE.

 

Il pedofilo nella maggior parte dei casi nega, anche davanti all’evidenza: non riesce ad ammettere a se stesso di essere un mostro. Il pedofilo, in genere, in tutti gli altri ambiti della vita, è una persona gradevole, spigliata, è gradevole stare in sua compagnia, è INSOSPETTABILE. E si fa forza della credibilità che trasmette. Questo aumenta ancora di più il DRAMMA della piccola vittima che è ancora più sola.

 

  • Volete aiutare un pedofilo? Aiutatelo ad ammettere il suo “problema” (che è un REATO), aiutatelo a prendere coscienza che qualcosa in lui non va. Aiutatelo ad espiare il suo peccato e a pagare il suo debito con la giustizia. Ma, per favore, non minimizzate.

 

  • Cosa significa quello che leggiamo sui giornali: “So perfettamente che sostenere un pedofilo non ha alcun senso ma è solo un attestato spontaneo della gente di Serina senza andare contro nessuno, non vi è alcuna parola che vada contro la ragazza. La solidarietà a Valentina è totale, assolutamente, non deve essere letta come contrapposizione”???

 

  • Cos’è un “attestato spontaneo”? Forse non vi rendete conto, perché non vi sembra possibile che la persona che stimavate (il sacerdote) si sia macchiata di un crimine così orrendo, ma quello che avete fatto corrisponde a “al di là di quello che ha stabilito la giustizia noi crediamo più a te che a Valentina e ti sosteniamo”. Non c’è un’altra lettura. Immaginiamo che fosse troppo doloroso, per voi, pensare che il sacerdote che pensavate di conoscere così bene vi abbia “nascosto” di essere uno che ha violentato una bambina.

 

  • In che modo esprimente la “solidarietà a Valentina è totale”??? Non bastano le parole dette a un giornalista e riportate su un quotidiano: Valentina è una persona, è una di voi, abita ancora a Serina, la incontrate per strada… come le avete dimostrato solidarietà in questi anni?

 

“Ho letto anch’io e ne sono ancora turbato e arrabbiato. Esprimo il mio affetto e solidarietà e stima per la ragazza. Tanto di cappello, lei può camminare a testa alta e sguardo fiero. Il prete e tutto il paese non solo si devono vergognare, ma sprofondare a terra. Questi atteggiamenti non vanno assolutamente perché sono un motivo in più a scoraggiare giovani e adulti. Figuriamoci cosa possa fare un bambino o una bambina di 5 anni, o di 10 anni. O ragazzini e ragazzine di 15.

Con affetto.” (Un sopravvissuto, in merito alle notizie lette sui giornali)

 
Valentina, il Comitato Vittime & Famiglie di Rete L’ABUSO

esprime pubblicamente,

a nome di tutte le vittime  da noi seguite,

e a nome dei Soci dell’Associazione,

anche attraverso il Presidente Francesco Zanardi,

TUTTA LA NOSTRA VICINANZA E COMPRENSIONE PER QUELLO CHE STAI PASSANDO

si dissocia completamente

dal comportamento di raccolta firme per un cosiddetto “attestato spontaneo” a favore del sacerdote

 

e chiede

che vi siano delle scuse formali e pubbliche da parte dei firmatari della lettera al sacerdote

anche per tutte le altre vittime che, viceversa, esprimono la vicinanza a Valentina

 
Per il Comitato Vittime & Famiglie
Francesco, Cristina, Yolanda, Fernando, Ettore, Mina, Giuseppe, Giada, Fabio, Alessandro, Giorgio, Piero, Giovanni…
30 marzo 2019
lettera Serina

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Cristina Balestrini

Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.