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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » «Era notte, si infilò nel letto e abusò di me: fui cacciato dal seminario»: la testimonianza di una vittima

«Era notte, si infilò nel letto e abusò di me: fui cacciato dal seminario»: la testimonianza di una vittima

Abusi nella Chiesa, nella cattedrale del Duomo le storie delle vittime. A distanza di 60 anni la vicenda letta davanti ai fedeli

Redazione WebNews by Redazione WebNews
23 Novembre 2025
in Triveneto
Reading Time: 2 mins read
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«Era una mattina della primavera 1965, mi sentivo molto triste. Avevo 17 anni. E dall’età di 12 anni studiavo in un istituto religioso». Inizia così la testimonianza di un uomo che 60 anni fa, sentita la vocazione, entrò in seminario e poi ne uscì «solo», anzi «fui cacciato». È la storia di una delle quattro vittime di abusi sessuali nella Chiesa, che nell’ultimo anno hanno chiesto aiuto al Centro di ascolto della Diocesi di Trento. La sua testimonianza, ieri sera, è stata letta da don Alessandro Aste, referente del Servizio tutela Minori, nel corso della Veglia in Duomo per la quinta Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa (18 novembre).

L’uomo, che allora aveva 17 anni appunto, ha voluto esprimere anzitutto riconoscenza all’arcivescovo Lauro Tisi per esser stato ascoltato e per aver avuto la possibilità di riportare il suo vissuto, affinché «la Chiesa prenda sempre più consapevolezza». «La fine di un sogno», questo il titolo che il settantasettenne ha voluto dare alla sua testimonianza. «La mia famiglia era povera — ha raccontato per il tramite di don Aste — All’interno dell’istituto avevo frequentato le scuole medie e il ginnasio. E avevo iniziato il liceo presso il seminario diocesano. Qualche giorno prima, su sollecitazione del professore, avevo informato il padre superiore che un sacerdote, nel pieno di una notte, si era infilato nel mio letto».

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In realtà, già nelle settimane precedenti, il sacerdote si era approcciato a lui «con ammiccamenti, baci, carezze e affetto. Nella mia ingenuità — ha proseguito — non avevo mai considerato peccato questi comportamenti, in quanto li avevo sempre scambiati per manifestazioni di tenerezza. Ero solo, lontano dalla famiglia, avevo bisogno di affetto. Lui me lo dava, e io me lo prendevo. Per questo non avevo mai sentito il bisogno di confrontarmi con qualcuno. L’ultimo gesto, però…».

Quella notte fu terribile. Lui prese coraggio e decise di denunciare il tutto al padre superiore, ma «capii presto che avrei pagato tristemente e immediatamente le conseguenze. Il padre superiore, infatti, mi convocò e mi disse che dovevo lasciare l’istituto e andare subito a casa».

Sono passati sessant’anni, ma il ricordo è ancora vivido. «Il giorno dopo, solo nei miei pensieri, indossai un paio di pantaloni grigi, una maglia che mi avevano procurato il giorno prima, presi la borsa con le mie cose e abbandonai la mia stanza — ha aggiunto il settantasettenne — Scesi le scale, non c’era più nessuno ad aspettarmi, nessuno a salutarmi, nessuno ad accompagnarmi, ero solo. Anziché provare vergogna e chiedermi scusa, mi avevano isolato. A distanza di anni, il dolore brucia ancora — ha concluso così la sua testimonianza — Anche se sono riuscito a ricostruirmi una vita, con fatica…».

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.