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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » assistenza » Chiesa e pedofilia, nel motu proprio di papa Francesco non c’è traccia dell’obbligo di denuncia alle autorità civili

Chiesa e pedofilia, nel motu proprio di papa Francesco non c’è traccia dell’obbligo di denuncia alle autorità civili

Redazione WebNews by Redazione WebNews
30 Marzo 2019
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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«Se i bambini avranno l’accortezza di farsi abusare entro i confini dello Stato di Città del Vaticano, saranno tutelati i loro diritti; al di fuori, non possiamo agire». Il presidente di Rete L’Abuso, Francesco Zanardi, commenta così a Left l’atteso motu proprio emanato da papa Francesco in materia di violenze “sessuali” su minori annunciato al termine del summit che si è tenuto in Vaticano a fine febbraio alla presenza dei capi di tutte le conferenze episcopali del mondo. «Questo – prosegue Zanardi – è ciò che nella sostanza è contenuto nel motu proprio di papa Francesco, che è bene ricordare ha validità nel solo Stato della Città del Vaticano». Prima del vertice vaticano, il presidente dell’associazione italiana di tutela dei diritti delle vittime di pedofilia di matrice clericale è stato ricevuto dalla commissione pontificia insieme ai rappresentanti di altre sette associazioni nazionali di altrettanti Paesi. E in quella occasione agli emissari del papa sono state fatte delle precise richieste e osservazioni sul modo in cui la Chiesa avrebbe dovuto gestire in particolare l’assistenza alle vittime dei preti pedofili in tutto il mondo. «Pur ammettendo – prosegue Zanardi – che le nostre istanze sono state in qualche modo accolte, in primis quella di legiferare in merito all’assistenza alle vittime, che come leggiamo nel documento sarà gestita Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, mi domando in che modo sarà concretamente realizzata. Dovranno andare in Vaticano per essere aiutate?». A tal proposito le associazioni avevano richiesto degli indennizzi proprio per sovvenzionare “in autonomia” le cure necessarie a chi subisce questo genere di violenza. «Si tratta di misure improponibili, anche se ci venisse pagato il volo per andare in Vaticano dallo psicologo». Il presidente di Rete L’Abuso si sofferma infine sull’applicazione delle norme penali emanate da papa Francesco. «Hanno validità solo all’interno di quell’appezzamento di circa un km quadrato che è la Città del Vaticano, ma che comunque il pontefice potrebbe applicare immediatamente, dando giustizia ai chierichetti della Basilica di S. Pietro, abusati proprio in Vaticano, a due passi dalla sua residenza di S. Marta, dove il Motu proprio ha validità».

Vediamo ora nel dettaglio i passaggi più significativi dei tre documenti emanati da papa Francesco che entreranno in vigore l’1 giugno 2019: il Motu proprio sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili, la legge sulla protezione dei minori e delle persone vulnerabili dello Stato della Città del Vaticano e le Linee guida per la protezione dei minori e delle persone vulnerabili per il Vicariato della Città del Vaticano. (LEGGI IL DOCUMENTO COMPLETO)

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«Desidero rafforzare ulteriormente l’assetto istituzionale e normativo per prevenire e contrastare gli abusi contro i minori e le persone vulnerabili affinché» scrive Bergoglio «nella Curia romana e nello Stato della Città del Vaticano», «maturi in tutti la consapevolezza del dovere di segnalare gli abusi alle Autorità competenti e di cooperare con esse nelle attività di prevenzione e contrasto». Laddove il papa parla di «autorità competenti» si potrebbe pensare che si riferisca alla magistratura “laica” e invece più avanti chiarisce che: «Fatto salvo il sigillo sacramentale (cioè il segreto che grava su tutto ciò che viene detto nell’ambito del confessionale, ndr), i soggetti (gli ecclesiastici, ndr) … sono obbligati a presentare, senza ritardo, denuncia al promotore di giustizia presso il tribunale dello Stato della Città del Vaticano ogniqualvolta, nell’esercizio delle loro funzioni, abbiano notizia o fondati motivi per ritenere che un minore o una persona vulnerabile sia vittima di uno dei reati (di abuso su minori o persone vulnerabili, ndr), qualora commessi anche alternativamente: nel territorio dello Stato; in pregiudizio di cittadini o di residenti nello Stato; in occasione dell’esercizio delle loro funzioni, dai pubblici ufficiali dello Stato». Più chiaro di così. Dopo di che, in relazione alle osservazioni di Zanardi leggiamo: «Alle persone offese dai reati di cui all’articolo 1 della Legge N. CCXCVII è offerta assistenza spirituale, medica e sociale, compresa l’assistenza terapeutica e psicologica di urgenza, nonché informazioni utili di natura legale, tramite il Servizio di accompagnamento gestito dalla Direzione di Sanità e Igiene del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano». È probabile, o per lo meno vogliamo pensare che sarà così, che saranno realizzati servizi di questo genere in tutte le diocesi del pianeta. Ma ci pare davvero poca cosa rispetto alla tanto pubblicizzata “tolleranza zero” di cui si sente parlare dal giorno in cui Jorge Mario Bergoglio è diventato papa Francesco, ormai sei anni fa.

Chiesa e pedofilia, nel motu proprio di papa Francesco non c’è traccia dell’obbligo di denuncia alle autorità civili

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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