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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Bolzano » Savona – e le LINEE GUIDA DELLA CEI per la tutela dei minori

Savona – e le LINEE GUIDA DELLA CEI per la tutela dei minori

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
23 Novembre 2019
in Liguria, Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 3 mins read
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Bella serata, anche se il pubblico era davvero scarso, una trentina di persone in tutto, compreso il Vescovo. Il relatore annunciato nel volantino, don Gottfried Ugolini della Diocesi di Bolzano-Bressanone, è uno dei sette membri del Consiglio di Presidenza del Servizio Nazionale per la tutela dei minori, organismo della Cei.

Perfetto. Persona autorevole e preparata per illustrare ciò che è stato annunciato nel titolo del volantino di questa serata, 19 novembre 2019: si parlerà della Linee Guida della CEI per la tutela dei minori. Finalmente una Diocesi coraggiosa che riuscirà a mettere in luce tutti i cavilli presenti nel documento della Cei.

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L’inizio però mi spiazza subito: don Ugolini introduce la serata affermando che avrà un approccio umano e pastorale più che giuridico, che si parlerà di “relazione”, “rispetto” e “responsabilità” ed inizia a proiettare delle slide che affrontano il tema degli abusi in chiave psicologica e, solo in minima parte, prende in considerazione il fenomeno considerando l’abusatore nella figura del prete.

Nulla viene detto rispetto alla responsabilità di chi sa e non denuncia all’interno della chiesa. Nulla viene detto rispetto all’importanza di denunciare. Non vi sono indicazioni operative, ho quasi la sensazione di essere ad un corso di aggiornamento in ambito psicologico, sono quasi spiazzata dalla banalità del discorso. Forse il titolo annunciato per la serata è fuorviante perché io mi aspettavo davvero ben altro.

Pazientemente ascoltiamo tutto, prendo qualche appunto, fotografo le slide. Due frasi in particolare mi hanno colpito: “La chiesa è al servizio di coloro che sono stati abusati” e “La chiesa è una delle poche realtà che prende sul serio questo problema”, le ho trascritte subito per non rischiare di manipolarne in seguito il ricordo. Due frasi che per me sono come una pugnalata, come il coltello che, ben conficcato, si rigira nella piaga. Ma come è possibile? Nell’esperienza della mia famiglia la distanza da quelle affermazioni è abissale.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Le slide proseguono… e anche l’illustrazione da parte di don Ugolini.

“Che cosa può offrire la Chiesa alle vittime?”. Anche qui l’elenco è disarmante. Nessuno, a nessun livello, nella Chiesa ha mai chiesto scusa a mio figlio, e tanto meno offerto “ogni necessario sostegno e riparazione”. Se poi penso al processo in Tribunale, la frase “Assumere la responsabilità e rendersi conto dei propri errori” è davvero una barzelletta di cattivo gusto.

Così come “Riconoscimento della sofferenza e ricostruzione della fiducia” e “Coraggio di confrontarsi con la realtà e di cambiare” sono parole vuote, rimbombano nel microfono del relatore ma non hanno alcun significato concreto. Belle, inutili, pompose parole… frasi che non appartengono alla realtà delle vittime dei preti pedofili. Posso parlare per esperienza personale, ma posso anche esprimermi a nome di tante altre vittime che ho conosciuto tramite l’Associazione Rete L’ABUSO. La storia di ciascuno appartiene a un copione: la gestione da parte della Chiesa non ha Linee Guida che tengano.. le vittime sono una “scocciatura”…

E poi questa slide:

Rispetto alla “Azione pastorale nelle comunità dove è avvenuto l’abuso e/o dove ha vissuto l’abusatore” siamo davvero alla FANTASCIENZA. Penso alla mia Parrocchia di Rozzano, ma anche a quella di Randazzo, o a quella di Portocannone, così come di Savona o si Serina… l’elenco è davvero lungo…

Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo Sondaggio anonimo

Di chi parlava don Ugolini? Non escludo a priori che ci possa essere qualche “isola felice”, ma è indispensabile che tale “isola felice” sia riconosciuta anche dalle vittime del luogo, altrimenti è un bel compitino sulla carta, quella apparenza che offende l’onestà intellettuale di chi ascolta. Le vittime sono stufe e irritate dalle belle parole.

Le vittime cattoliche fanno davvero fatica a sentirsi accolte dalla Chiesa e, serate come questa, hanno solo la bontà di aumentare la determinazione a non tacere.

Le LINEE GUIDA della Cei? Forse se ne parlerà un’altra volta… chissà…

Cristina Balestrini

(per approfondire è possibile acquistare il libro “Chiesa: perché mi fai male?”. Il ricavato della vendita è destinato a Rete L’ABUSO https://www.amazon.it/dp/1085988945 )

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Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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