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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Papa Francesco non basta, in Italia gli abusi sessuali commessi dai preti restano tabù

Papa Francesco non basta, in Italia gli abusi sessuali commessi dai preti restano tabù

Redazione WebNews by Redazione WebNews
27 Febbraio 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 7 mins read
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Negli anni la vergogna, l’omertà e il potere della Chiesa hanno contribuito a nascondere il fenomeno degli abusi sessuali del clero: i miei ricordi dell’oratorio

Incredibilmente, in Italia, non ci sono statistiche ufficiali riguardanti i casi di minori che hanno subito abusi sessuali da membri del clero. Gli ultimi sforzi di Papa Francesco in Vaticano resteranno vani se non si scoperchierà il muro di silenzio (anche dei media) che ha coperto gli scandali dei preti pedofili in Italia anche quando già negli Stati Uniti venivano scoperti e perseguiti. Quante sono le storie di giovani vittime del clero che devono essere ancora raccontate?

Domenica scorsa in Vaticano, Papa Francesco ha concluso un vertice di 4 giornisugli abusi sessuali commessi dal clero nel Chiesa Cattolica affermando che “la Chiesa non si risparmierà per sradicare la mostruosità degli abusi sui minori”, e insistendo che occorre proteggere i bambini dai “lupi voraci”. Gli attivisti di gruppi di sopravvissuti agli abusi sessuali commessi dal clero hanno espresso il loro rammarico perché il Papa non ha promesso di adottare un approccio di “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili e dei vescovi che coprono i loro crimini, e ha dedicato una parte significativa del suo discorso conclusivo ricordando che la piaga degli abusi sessuali sui minori non è diffusa solo nella Chiesa, ma anche in altri ambienti e che la stragrande maggioranza dei sacerdoti vive il proprio ministero in fedeltà al Vangelo.

Citando dati ufficiali, Papa Francesco ha detto che la maggioranza dei casi avviene all’interno delle famiglie e che gli autori degli abusi erano “in primo luogo i genitori, altri membri della famiglia, i mariti di mogli bambine e insegnanti”. Il Papa ha aggiunto che “Teatro di violenze non è solo l’ambiente domestico, ma anche quello del quartiere, della scuola, dello sport e, purtroppo, anche quello ecclesiale”. Ad esempio c’è il triste fenomeno del “turismo sessuale” e quello gravissimo della pedopornografia. Ma questo non è certo consolatorio. Tutt’altro. “Siamo, dunque, dinanzi a un problema universale e trasversale che purtroppo si riscontra quasi ovunque. Dobbiamo essere chiari: l’universalità di tale piaga, mentre conferma la sua gravità nelle nostre società, non diminuisce la sua mostruosità all’interno della Chiesa”. Anzi essa è “più grave e più scandalosa nella Chiesa, perché in contrasto con la sua autorità morale e la sua credibilità etica”.

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“Il discorso odierno di Papa Francesco ci ha fortemente deluso, evidentemente c’è stata una catastrofica mancanza di comprensione del dolore e della rabbia dei fedeli”, ha detto Anne Barrett Doyle, co-fondatrice di Bishop Accountability, un’organizzazione che segue e tiene conto dei casi di abusi sessuali da parte del clero, aggiungendo che il discorso del pontefice non fosse altro che “retorica riciclata”. In un’intervista a The Guardian, Barret Doyle ha detto che “Il papa ha distrutto quel poco di credibilità che era stata conquistata all’inizio della settimana. Ha assunto un’atteggiamento sulla difensiva, e ha insistito sul fatto che gli abusi avvengono in ogni settore della società. Ironicamente, ma anche tristemente, non ha mostrato di volersi assumere delle responsabilità, o di avere compreso che la Chiesa debba assumersi la responsabilità per gli abusi commessi dal clero, con la massima trasparenza”.

Nell’articolo de The Guardian veniva anche citato Francesco Zanardi, fondatore della Rete l’Abuso, l’unica organizzazione italiana che aiuta i sopravvissuti ad abusi del clero.
“Ci stanno prendendo in giro. Ci aspettavano delle risposte concrete ma questo vertice non ha prodotto niente di utile. Nel suo discorso, il papa ha parlato della Chiesa come se fosse una vittima in questa situazione mentre – bisogna essere assolutamente chiari su questo – le vere vittime siamo noi”.

La scorsa settimana, Zanardi e la Rete L’Abuso sono stati menzionati in un articolo de The New York Times, dove si spiegava che – grazie ad avvertimenti confidenziali e seguendo le notizie dei giornali locali – l’organizzazione era riuscita a costituire un database riguardanti casi di presunti abusi. Il NY Times ha anche menzionato uno dei rari libri sugli abusi commessi dal clero, Giustizia Divina, di Emanuela Provera e Federico Tulli. Secondo gli autori, a partire dal 2000, 300 preti sono stati accusati di abusi sessuali. Di questi, soltanto 140 sono stati soggetti a indagini e pochissimi, anche nei casi in cui c’è stata una condanna, sono finiti in carcere.

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Incredibilmente, in Italia, non ci sono statistiche ufficiali riguardanti i casi di minori che hanno subito abusi sessuali da membri del clero.

Il 1 febbraio di quest’anno, un rapporto del comitato delle Nazioni Unite per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza ha bocciato l’Italia per quanto concerne la protezione dei minori dallo sfruttamento sessuale. In particolare, il comitato ha espresso la sua preoccupazione per “i numerosi casi di bambini sessualmente abusati da membri del clero della Chiesa Cattolica” e per “il numero molto basso di indagini e processi penali istruiti dalla magistratura italiana” per quegli stessi crimini.

In realtà, in Italia, il problema degli abusi sessuali commessi dal clero è un argomento tabù, o meglio, è un problema ignorato da una maggioranza della popolazione perché non è mai stato coperto in modo adeguato dai media italiani.

Da giornalista, ho seguito le vicende in Vaticano e tre papi per una trentina d’anni, e ho avuto modo di vedere da vicino come le alte gerarchie hanno fatto di tutto per far sparire o minimizzare ogni notizia che avesse a che fare con gli abusi sessuali commessi dal clero. In alcuni casi, ho saputo di preti pedofili protetti da cardinali e anche da Giovanni Paolo II. Tra questi, il caso più significativo è stato quello di Marcial Maciel, il fondatore messicano dei Legionari di Cristo, una congregazione molto potente all’interno della Chiesa cattolica. Due anni dopo la sua morte, esprimendo “profondo dolore per chiunque fosse stato vittima delle azioni del nostro fondatore”, la congregazione ha ammesso ufficialmente che Maciel, un alleato e amico del papa Giovanni Paolo II, per decenni aveva molestato seminaristi e aveva avuto vari figli.

Queste notizie sono state regolarmente riportate dai media americani ma molto riluttantemente, quando non ignorate del tutto, dai media italiani.

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Inoltre, in contrasto con ogni evidenza, la versione ufficiale della Chiesa in Italia (esattamente come lo è stato negli Stati Uniti), è sempre stata che questi eventi riguardassero soltanto poche “mele marce”. Per questo, in Italia, le più alte gerarchie religiose e una maggioranza degli italiani si sono sempre comportati come se questo problema non li riguardasse affatto.

Soltanto qualcuno come me, che ho vissuto in Italia per decenni e sono cresciuto qui, può comprendere sino a che punto fossero onnipresenti la Chiesa e i preti nella società italiana. Negli anni Cinquanta e Sessanta, una maggioranza assoluta di italiani erano cattolici praticanti. I ragazzi di entrambi i sessi frequentavano i corsi di catechismo nelle parrocchie e i preti erano presenti – per l’insegnamento della religione – in tutto l’ordinamento scolastico.

Si può tranquillamente affermare che, sino ad anni recenti, la maggioranza dei giovani maschi italiani sono cresciuti frequentando le parrocchie, se non fosse altro per giocare a pallone sul campo dell’oratorio. Per questo, sono assolutamente certo che tutti questi ragazzi fossero personalmente consapevoli come lo ero io – o per esperienza diretta, o per il racconto di uno o più amici – degli abusi sessuali commessi da alcuni preti. Con la parola “abuso” includo l’abitudine di usare un certo tipo di linguaggio o di parlare di temi “scabrosi”, o di mostrare foto “particolari”, toccamenti e, ovviamente, atti sessuali.

Sapevamo tutti che non bisognava mai farsi trovare soli con Don Tal de tali, a cui piaceva toccare nelle parti intime i ragazzi, e sapevamo anche quali fossero i sacerdoti “buoni” o “normali”, quelli che non avrebbero tentato di coinvolgerci in cose “strane”. Evidentemente, gli altri preti dovevano essere a conoscenza di questi comportamenti di alcuni colleghi e, siccome questi continuavano a comportarsi allo stesso modo per anni, doveva per forza essere un comportamento tollerato dalle gerarchie della Chiesa.

E ciò nonostante, in Italia, questo segreto oscuro non è mai stato denunciato ufficialmente. In parte, questo è stato determinato dal potere soverchiante della Chiesa – che oggi non esiste più – ma che una volta pochi politici avrebbero osato sfidare – e, in parte perché, nel caso in cui un ragazzo avesse deciso di denunciare un prete avrebbe avuto pochissime speranze di essere creduto e sarebbe stato bollato come omosessuale.

Se ci basiamo sul fatto che, in seguito alle denunce pubblicate della squadra investigativa Spotlight del Boston Globe nel 2002, a Boston son stati accertati oltre mille casi di bambini abusati da preti, e altre migliaia sono stati accertati in ogni importante città americana e molte altre città in tutto per il mondo, è lecito presumere che ci debbono essere stati migliaia di casi a Roma e in ogni altra città italiana.

In Italia, ci sono veramente stati un grande numero di casi di abusi sessuali da parte del clero su minori? Che effetti hanno avuto questi abusi sulle vite delle vittime? I colpevoli degli abusi saranno mai chiamati a rendere conto dei loro crimini? La Chiesa dovrà mai ammettere di avere saputo – e soppresso con ogni mezzo – la conoscenza del fatto che  in Italia ci sia stato – e/o ci sia ancora oggi – un serio problema riguardante abusi sessuali commessi da preti sui minori? Al presente, tutte queste domande restano senza risposte.

Sfortunatamente, il vertice in Vaticano non è stato in grado di imporre misure concrete per combattere il fenomeno degli abusi sessuali commessi dal clero, come avrebbe potuto esserlo l’obbligo per i vescovi di denunciare immediatamente alle autorità giudiziarie ogni caso riconosciuto o presunto tale di abusi. E, qui in Italia, resta ancora da scoprire semmai ci sia stato – o ci sia ancora – un problema nazionale di abusi sessuali commessi sui minori da preti pedofili.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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