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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » associazione » L’Italia “congela” le garanzie costituzionali dei minori

L’Italia “congela” le garanzie costituzionali dei minori

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
12 Aprile 2018
in Il punto della Rete L'ABUSO
Reading Time: 5 mins read
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Lo scorso 19 febbraio l’associazione Rete L’ABUSO, per mano del proprio legale, l’avvocato Mario Caligiuri del foro di Roma, dava seguito ad una serie di iniziative nate dopo la relazione del Comitato ONU per la Tutela del Fanciullo, relazione che condannava pesantemente le politiche omissive della Santa Sede, non solo inadeguate sotto l’aspetto della tutela dei minori, ma totalmente prive di programmi concreti nella prevenzione e nel supporto alle vittime.

La prima delle iniziative proposte dalla Rete L’ABUSO, concretizzata grazie all’impegno e alla disponibilità del Deputato Matteo Mantero (M5s), è stata l’interrogazione parlamentare depositata il 27 novembre 2017 nella quale si chiedeva al Governo Italiano, fanalino di coda in Europa, di iniziare a prendere iniziative a riguardo, cominciando a quantificare per esempio, l’entità del fenomeno che, negli altri paesi, ha raggiunto percentuali spaventose, come il 7% dell’Australia. Dati che in Italia, ad oggi, non sono disponibili, l’unico dato lo dà la nostra associazione, ma è in notevole difetto: raccoglie i primi casi solo a partire dall’anno 2005, e sono solo quelli acquisiti negli anni tramite articoli di giornale e ricerche negli archivi della stampa.

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Il nostro paese ha ratificato la Convenzione ONU per la Tutela del Fanciulllo e il solo fatto che permetta, sul territorio italiano, che le gerarchie ecclesiastiche attuino indisturbate le stesse violazioni contestate alla Santa Sede dal Comitato per la Tutela del Fanciullo, equivale non solo ad infrangere quella stessa convenzione, ma anche a rendersi responsabile civile nei confronti dei propri cittadini.

Disattesa anche la Convenzione di Lanzarote: sia nell’introduzione del cosiddetto “Certificato anti pedofilia” che, provvidenzialmente in Italia non viene richiesto a quella, da sempre, la fascia più a rischio, ovvero il volontariato: allenatori di calcio, istruttori di vario genere, scout ecc.

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Un vuoto legislativo quasi ad ok, proprio in quella fascia alla quale appartengono anche i sacerdoti.

Troviamo la Convenzione di Lanzarote disattesa anche per quanto riguarda le garanzie delle vittime, come per esempio la loro audizione che, obbligatoriamente, prevede modalità protette e tecnici qualificati che assistano la vittima. Nei tribunali canonici assistiamo a violazioni gravi di queste garanzie perche, oltre al fatto che in quelle sedi la vittima non può usufruire di nessun tecnico qualificato che la tuteli, non gli è permessa nemmeno la presenza del difensore di fiducia.

Il risultato che si ottiene è quello di sottoporre la vittima a un’ulteriore violenza psicologica, come documentato recentemente nel caso di don Silverio Mura proposto nel servizio de LE IENE (min. 11,15). Pochi giorni dopo quel servizio, si scoprirà che don Mura, da più di un anno operava in un paesino del pavese, addirittura sotto falso nome e ancora a stretto contatto con minori.

Anche per questi motivi, lo scorso 19 febbraio la Rete L’ABUSO ha diffidato il Governo ad intervenire con sollecitudine. La tempistica prevista per questo tipo di istanze, prioritarie in questo caso proprio perché parliamo di minori,  è di trenta giorni, dopo di che potrebbe configurarsi, da parte degli uffici inadempienti, il reato di omissione di atti d’ufficio.

Tra i destinatari della diffida, la PRESIDENZA DELLA REPUBBLICA, la PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI, lo stesso CENTRO REGIONALE DI INFORMAZIONE DELLE NAZIONI UNITE – COMITATO ONU PER I DIRITTI DEL FANCIULLO, la PRESIDENZA DELLA 12ª COMMISSIONE AFFARI SOCIALI.

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Ad oggi, non è ancora pervenuta alcuna risposta da parte di nessuno degli uffici chiamati in causa, malgrado la gravità dei fatti esposti, le istituzioni italiane hanno tacitamente deciso di non intervenire.

Preoccupante anche la posizione assunta dalla Commissione ONU per la Tutela del Fanciullo, forse quella più imbarazzante di tutta la vicenda: non solo perché, malgrado la gravità di quanto espresso nella relazione del 31 gennaio 2014, a oggi sembra non avere più interesse nella vicenda, ma anche per essersi in qualche modo lasciata mettere i piedi in testa dalla Santa Sede.

Quest’ultima avrebbe dovuto rispondere entro il 1 settembre del 2017, ma non lo ha fatto e, a oggi, l’ONU sembra essersi dimenticata anche di questo.

Su tutti i fronti possiamo dire che, in Italia, di fatto sono congelate le garanzie costituzionali dei minori, i Governi degli ultimi 18 anni, per amor del Vaticano, non hanno mai intrapreso azioni di contrasto al fenomeno, non si conosce neppure la sua entità.

Ad oggi in Italia non esistono campagne di consapevolezza sul fenomeno, non solo della pedofilia in ambito clericale, ma anche di quella civile. Non esiste alcuna forma di prevenzione, neppure se ne parla, e così la prevenzione si riduce, nei fatti, ad intervenire solo quando oramai ci sono delle vittime.

Il servizio de LE IENE che abbiamo citato prima ci è testimone, non solo nelle violenze psicologiche subite dalla vittima durante il processo canonico, celebrato contro ogni regola, ma anche nelle leggi, totalmente inesistenti e inadeguate, tant’è che una persona denunciata per pedofilia, ha potuto, così come se nulla fosse, senza alcun accertamento in merito, essere messa ancora a contatto con minori.

Ma quello di don Mura non è l’unico caso, purtroppo.

Analoghi i casi di don Luciano Massaferro, don Gianni Trotta, don Paolo Turturro, don Nicola Corradi e via dicendo: sono decine, tutti, malgrado le denunce e le condanne, messi nuovamente a contatto con minori, alcuni hanno anche reiterato i crimini in barba non solo alla prevenzione, ma a qualunque logica di buonsenso.

Paradossalmente, in Italia, ha più garanzie costituzionali e diritti il pedofilo che il bambino. Il minore è parte della fascia più debole dei cittadini, e accede alle garanzie costituzionali solo grazie alla responsabilità e alla tutela che lo Stato si assume nei suoi confronti.

Francesco Zanardi

Sostieni Rete L Sostieni Rete L Sostieni Rete L

Presidente Rete L’ABUSO

Santa Sede presso l’ONU (Stato non membro)

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Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.