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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » condanne » Relazione con una quattordicenne dell’oratorio, sacerdote patteggia due anni

Relazione con una quattordicenne dell’oratorio, sacerdote patteggia due anni

L’ex viceparroco di una comunità dell’Aronese dovrà seguire un percorso terapeutico specializzato. La ragazza aveva ritrattato il primo racconto, ma le conversazioni recuperate dagli investigatori hanno cambiato il corso dell’inchiesta

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Luglio 2026
in Piemonte
Reading Time: 3 mins read
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Una pena di due anni di reclusione, sospesa a condizione che segua un percorso di recupero in una struttura specializzata nella prevenzione dei reati sessuali. Si è concluso con un patteggiamento davanti al Tribunale di Verbania il procedimento a carico di un sacerdote quarantenne, già viceparroco in una comunità dell’Aronese, sul Lago Maggiore.

La vicenda risale al 2023 e riguarda la relazione avuta dal religioso con una ragazza di 14 anni che frequentava l’oratorio. L’inchiesta era cominciata dopo la denuncia presentata dai familiari della minorenne, ai quali la giovane aveva raccontato quanto sarebbe accaduto. La ragazza si era confidata anche con un istruttore, riferendo l’esistenza del rapporto con il sacerdote.

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Dopo le prime dichiarazioni, però, la quattordicenne aveva cambiato versione, arrivando a negare quanto raccontato in precedenza. Una ritrattazione che aveva reso più difficile il lavoro degli inquirenti, chiamati a verificare un’accusa delicata senza poter contare su una testimonianza rimasta lineare nel corso del procedimento.

Nel frattempo, quando i sospetti erano emersi all’interno della famiglia, il sacerdote aveva lasciato il proprio incarico nella comunità. La Diocesi di Novara aveva comunicato che il religioso avrebbe trascorso un periodo di riposo, studio e ricerca spirituale, senza entrare nei dettagli dell’indagine penale.

La svolta è arrivata dall’esame del fascicolo compiuto dal giudice per le indagini preliminari di Verbania. Il Gip ha analizzato le chat scambiate tra il sacerdote e la minorenne, individuando conversazioni considerate compatibili con l’esistenza di incontri di natura intima.

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I messaggi hanno assunto un peso decisivo proprio a causa della ritrattazione della ragazza. Di fronte ai riscontri digitali, il giudice ha disposto l’imputazione coatta per atti sessuali con minore di sedici anni, ritenendo che gli elementi raccolti dovessero essere sottoposti alla valutazione di un tribunale.

La difesa ha quindi scelto la strada del patteggiamento. La pena è stata concordata in due anni, con il riconoscimento dell’attenuante della minore gravità. Il giudice ha concesso la sospensione, subordinandola però all’obbligo di seguire un trattamento terapeutico presso un ente specializzato.

Il patteggiamento chiude il procedimento senza arrivare a un dibattimento pubblico nel quale ricostruire testimonianza dopo testimonianza l’intera vicenda. Non rappresenta formalmente una confessione, ma comporta l’applicazione di una pena concordata tra difesa e Procura e successivamente valutata dal giudice.

Il caso riporta l’attenzione sulla protezione dei ragazzi negli ambienti educativi e religiosi. Un oratorio è un luogo fondato sulla fiducia delle famiglie e sul rapporto diretto tra adulti e minorenni. Quando quella fiducia viene messa in discussione, la questione non riguarda soltanto la responsabilità individuale, ma anche la capacità delle istituzioni di riconoscere i segnali di rischio e intervenire tempestivamente.

Particolarmente delicato è il tema della ritrattazione. Nei procedimenti che coinvolgono minorenni, un cambiamento nel racconto non può essere interpretato automaticamente né come prova della falsità dell’accusa né come conferma dei fatti. Paura, vergogna, legami affettivi, pressione dell’ambiente e timore delle conseguenze possono incidere sulle dichiarazioni di una ragazza adolescente. Per questo gli investigatori devono cercare riscontri esterni e indipendenti.

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Nel procedimento di Verbania quei riscontri sono stati individuati nelle comunicazioni digitali. Telefoni, applicazioni di messaggistica e social network possono conservare appuntamenti, richieste, fotografie e frammenti di conversazioni capaci di ricostruire rapporti che, altrimenti, resterebbero affidati soltanto alle versioni contrapposte delle persone coinvolte.

Non è la prima volta che un’inchiesta riguardante un sacerdote e un minorenne raggiunge le aule giudiziarie piemontesi. Negli anni sono stati aperti procedimenti anche nel Torinese, nel Vercellese e nel Cuneese, con vicende ed esiti differenti. Alcuni si sono conclusi con condanne o patteggiamenti, altri con assoluzioni o archiviazioni. Ogni caso deve essere valutato separatamente, sulla base delle prove e nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.

Resta però un punto che va oltre il singolo fascicolo: nelle comunità in cui un adulto esercita autorità morale, educativa o religiosa, la tutela dei minorenni non può essere affidata soltanto alla fiducia personale. Servono regole chiare, formazione degli educatori, canali di segnalazione accessibili e interventi immediati quando emergono comportamenti sospetti.

Nella vicenda dell’Aronese, il primo racconto della ragazza sembrava essersi indebolito con la successiva ritrattazione. A cambiare il corso dell’indagine sono state le parole rimaste archiviate nei telefoni. La testimonianza era cambiata. Le chat, invece, erano ancora lì. Samuele Pizzolato

https://www.giornalelavoce.it/news/cronaca/723013/relazione-con-una-quattordicenne-delloratorio-sacerdote-patteggia-due-anni.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.