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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

Diffidato il Governo Italiano per non essere intervenuto per contrastare la pedofilia ecclesiastica in Italia.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
19 Febbraio 2018
in Istanze alle Istituzioni
Reading Time: 4 mins read
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Condotte omissive del dovere di protezione dei minori dagli abusi nel clero, violazione della Convenzione ONU per i diritti del fanciullo, violazione della Convenzione di Lanzarote oltre alle inosservanze più elementari direttamente riferibili alla Costituzione Italiana, queste alcune delle accuse che il Presidente della Rete L’ABUSO,  Francesco Zanardi, tramite il legale dell’Associazione,  Avv.  Mario Caligiuri del foro di Roma, ha raccolto in una diffida inviata oggi al Governo Italiano . (Testo integrale diffida 19 feb 2018 RETE L’ABUSO DIFFIDA L. 241 1990)

Tra i destinatari in epigrafe diffidati – ed in base alla legge che regola i rapporti tra i cittadini ed istituzioni obbligati a rispondere entro 30 gg – non c’è solo la Presidenza del Consiglio dei Ministri, ma anche il Comitato Onu per i diritti del fanciullo, la 12° Commissione Affari Sociali, Il Garante Nazionale per l’Infanzia e l’Adolescenza, la Presidenza del Parlamento Europeo e l’Unicef, Garante Nazionale per Infanzia e Adolescenza.

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A conoscenza della diffida anche il Presidente della Repubblica Italiana (Garante della Costituzione), l’ISTITUTO INTERREGIONALE PER LA RICERCA ( UNICRI) SULLA CRIMINALITÀ E LA GIUSTIZIA DELLE NAZIONI UNITE,  il CENTRO DI RICERCA INNOCENTI.

Si tratta di gravi violazioni di legge nei fatti ben documentati in questi anni dall’Associazione Rete L’ABUSO, commessi dalla Santa Sede sul suolo italiano che vedrebbero anche sulla base del 2° comma dell’art. 40 c.p. decine di omissioni che hanno realizzato  le Istituzioni Italiane, con la propria inerzia, a consentire la perpetrazione di crimini a danno delle/dei  cittadine/i più deboli, i minori costringendo anche le vittime divenute adulte, a vedersi negati i più basilari diritti costituzionali, aggiungendo a questo anche la violazione dei diritti di quella che conosciamo come Carta dei Diritti Umani.

Tra le pesantissime accuse formulate nelle 20 pagine di diffida, troviamo anche le violazioni della Convenzione di Lanzarote , sulla base della quale il Governo Italiano dovrebbe vietare tassativamente e soprattutto prima dello svolgimento di un processo civile, quelli che conosciamo come processi canonici e che sono alla base della così detta campagna di “tolleranza zero” voluta proprio da papa Francesco.

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L’avvocato Caligiuri spiega che «In questo modo viene generato da un altro tribunale, in anticipo alla celebrazione del rito ordinario, un irragionevole squilibrio a favore del presunto abusante».

«Non solo nell’aula di giustizia ecclesiastica non è ammessa l’assistenza del difensore di chi ha denunciato l’abuso, ma soprattutto viene negato il supporto psicologico di tecnici di comprovata esperienza legittimati a operare affinché la vittima, una persona che ha subito uno sconvolgimento emotivo, non incorra nella creazione di falsi ricordi. Fino a disattendere quanto stabilito per la cura e il sostegno alle vittime dalla Convenzione di Lanzarote».

«Pensando al controesame, il dato più inquietante emerge dal versante delle garanzie costituzionali.

La difesa di un sacerdote, già imputato per abusi dal Vaticano, ha il vantaggio di acquisire prima dell’eventuale processo italiano la rievocazione narrativa che la vittima darà del fatto storico, i punti deboli su cui calcare la mano, le peculiarità anche caratteriali, la sua realtà emotiva».

Con queste informazioni si ha la possibilità di farla cadere in contraddizione. «Non a caso lo studio reciproco dell’avversario è un dato che gli avvocati curano molto nei processi – conferma l’avvocato -. Siamo pertanto in presenza di una disparità di trattamento in favore dei preti cattolici rispetto a qualsiasi altro cittadino italiano».

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A sconvolgere ancora di più il quadro generale dei processi canonici, il fatto che la vittima, spesso a sua insaputa, non è la parte lesa, ma oltre al sacerdote, è il secondo imputato perché la reale vittima, in un processo canonico, non è il fanciullo molestato, ma Dio.

Un aspetto che da anni l’Associazione italiana dei sopravvissuti agli abusi sessuali del clero Rete L’ABUSO, denuncia ma che invece, ancora oggi viene impropriamente pubblicizzata dai mezzi di informazione come fosse risolutiva per le vittime, le quali purtroppo, si rendono conto del contrario solo quando oramai è troppo tardi.

Tra gli altri punti importanti l’immobilità del Governo Italiano, che a differenza degli altri, in questi anni di consapevolezza del problema, non solo non ha ancora avviato come negli altri paesi una commissione di inchiesta che quantifichi l’entità del fenomeno, ma addirittura non ha ancora calendarizzato alcun provvedimento in proposito, assistendo passivamente a quella che dati i numeri, potremmo tranquillamente definire una mattanza di cittadini minori.

L’unica iniziativa avviata in Parlamento fino ad ora è quella tanto voluta dall’Associazione Rete L’abuso, che ha trovato l’appoggio del deputato Matteo Mantero, grazie al quale – anche se passata sotto il silenzio dei media – lo scorso 27 novembre, ha depositato la prima Interrogazione Parlamentare a risposta scritta specificatamente formulata sul pericolo dei preti pedofili, nella quale si contestano inoltre, le recenti normative introdotte dal così detto certificato anti pedofilia, che tragicamente esonera tutte le categorie da sempre più a rischio, il mondo del volontariato che vede non solo gli allenatori sportivi, scout ecc. ma anche l’intera categoria dei sacerdoti.

Attendiamo una risposta  esaustiva entro il termine previsto di 30 giorni, dopo di che, in difetto,  non escludiamo di richiedere alla Procura Generale della Repubblica una valutazione circa la sussistenza di eventuali ipotesi di reato desumibili sia  dalle condotte realizzate all’interno dell’amministrazione dello Stato, che da  ecclesiatici negli ambiti di vita sociale frequentati.

Francesco Zanardi

Presidente della Rete L’ABUSO

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.