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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | world » news » abruzzo-molise » Abusi, la vittima di un prete sospeso a divinis: «Perchè celebra messa al monastero benedettino di Subiaco?»

Abusi, la vittima di un prete sospeso a divinis: «Perchè celebra messa al monastero benedettino di Subiaco?»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
12 Aprile 2023
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 2 mins read
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«Personalmente provo disgusto. Perchè la Chiesa di Papa Francesco continua ad avere un atteggiamento protettivo nei confronti dei preti che hanno abusato dei minori?» Giada Vitale, vittima (oggi venticinquenne) di un sacerdote che è stato condannato in via definitiva nel 2020 a 4 anni e dieci mesi di reclusione e, in parallelo, anche dalla Congregazione della Dottrina della Fede (che lo ha sospeso a divinis) è sotto choc mentre osserva sul telefonino il filmato che ritrae il suo aguzzino nel monastero benedettino di Subiaco alla celebrazione pasquale del Giovedì Santo. Il reverendo Marino Genova vestito di tutto punto con gli abiti liturgici, assieme ad altri preti, sta effettivamente celebrando il rito solenne con il quale la Chiesa ha istituito l’eucarestia.

Il caso di Giada è ben conosciuto alle cronache anche perchè era finito persino sul tavolo dell’allora Ministro della Giustizia, Marta Cartabia. Inoltre era stato successivamente portato in Parlamento. La giovane nel 2009 era stata abusata dall’età di 13 anni fino al compimento del 17esimo anno da un parroco molisano (attualmente in detenzione domiciliare nel monastero di Subiaco). L’ex parroco di Portocannone dopo la condanna in via definitiva è stato prima portato in carcere e poi trasferito per ragioni mediche ai domiciliari nel monastero di Subiaco. Nelle interrogazioni parlamentari su questo caso era emerso che la ragazza non fu mai sottoposta né a una perizia né a un incidente probatorio, e ciò, per entrambi i periodi in cui fu diviso il suo fascicolo dalla Procura di Termoli.

Gli psicologi che in un secondo tempo erano stati sentiti avevano confermato e descritto una condizione di fragilità psichica e uno stato di grave costernazione psicologica della vittima. In particolare due psicologhe affermarono che Giada si trovava, al momento dei fatti, in uno stato di fortissima soggezione. In pratica la ragazzina non avrebbe mai potuto dare il suo consenso in modo libero e spontaneo dopo il compimento dei 14 anni – come sosteneva invece la difesa del parroco – perché vittima di esperienze sessuali precedenti traumatizzanti ed assoggettata al controllo psicologico di don Marino «che lo esercitava attraverso una falsa affettività».

«Il trauma dell’abuso sessuale ha provocato danni irreversibili nella normale evoluzione della maturazione della vittima (…) Pensare che una ragazzina di tredici e poi quattordici anni possa avere una relazione con un uomo di 55 anni è un oltraggio al diritto, alla psicologia e soprattutto all’infanzia. Una posizione folle e, inoltre, istigante, che può far pensare ai pedofili sia lecito manipolare e poi abusare una vittima».

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La voce di Giada si incrina: «Dopo un anno e mezzo di carcere a Rebibbia, ora colui che mi ha abusata sta scontando un periodo di detenzione domiciliare nel monastero di Santa Scolastica a Subiaco per motivi di natura medica. Nonostante i divieti ricevuti il Giovedì Santo stava celebrando durante la messa crismale. A me tutto questo fa male, mi arreca dolore, lo trovo assurdo oltre che offensivo per la stessa istituzione ecclesiale». Giada ora si appella a Papa Francesco, chiedendogli chiarezza.

https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/abusi-la-vittima-di-un-prete-sospeso-a-divinis-%C2%ABperch%C3%A8-celebra-messa-al-monastero-benedettino-di-subiaco%C2%BB/ar-AA19Ju6X?li=BBqg6Qc

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.