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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Don Marino, un caso mediatico: a Larino troupe nazionali e sostenitori di Giada

Don Marino, un caso mediatico: a Larino troupe nazionali e sostenitori di Giada

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Marzo 2017
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 2 mins read
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LARINO. Il tribunale di Larino diventa ribalta mediatica nazionale oggi pomeriggio, dove dalle 14.30 riprenderà il processo a carico di don Marino Genova, sui presunti abusi sessuali commessi quando la 21enne Giada Vitale non era ancora 14enne.

Ovviamente, ci riferiamo alla vicenda di Portocannone, che dall’autunno del 2012 sta tenendo banco negli ambienti curiali e non solo. In piazza del Popolo arriveranno tre pullman di sostenitori dell’ex corista della parrocchia di Portocannone, facenti parte di tre associazioni antiviolenza sui minori e sulle donne di l’Aquila, Roma e Pescara. Non solo, ma ci saranno anche le telecamere di Rai Due e una diretta da Pomeriggio Cinque, il salotto Mediaset che già si è occupata della vicenda.

Come prologo, alla partecipazione civica, dopo il battage giornalistico di denuncia sostenuto dalla rete l’Abuso.org, è arrivata anche la posizione del centro antiviolenza dell’Aquila, tramite l’Associazione Donatella Tellini dell’Aquila, l’Associazione Rising-Pari in Genere di Roma e l’Associazione Ananke di Pescara, «all’interno delle quali sono attivi i Centri Antiviolenza per le Donne, hanno accolto la richiesta di Giada Vitale, oggi ventunenne, di sostenerla all’udienza del 15 marzo, che si svolgerà dinanzi al Tribunale di Larino, udienza che vede imputato Don Marino Genova, accusato di atti sessuali con minorenne (art. 609 quater c.p.). Nel 2009 Giada Vitale aveva tredici anni, aveva perso da poco il padre e aveva iniziato a frequentare la parrocchia di Portocannone, paesino nel quale vive. Per quattro anni don Marino Genova abusa della minore e Giada Vitale nell’anno 2013 lo denuncia. La Procura durante le indagini divide la vicenda in due procedimenti, l’uno relativo agli abusi commessi dal parroco sulla minore fino al compimento dei 14 anni, l’altro relativo agli abusi commessi sulla minore dopo il compimento dei 14 anni.

Il procedimento relativo agli abusi compiuti sulla minore ultraquattordicenne viene purtroppo archiviato, perché si ritiene che Giada Vitale avesse prestato consenso agli atti sessuali. Il procedimento relativo agli abusi commessi sulla minore fino ai 14 anni è tuttora in corso ed il 15 marzo si celebra l’udienza di istruttoria dibattimentale, volta a provare il reato di atti sessuali con minorenne. Giada Vitale decide di contattare il Centro Antiviolenza per le Donne dell’Aquila e chiede che il Centro sia presente all’udienza per essere sostenuta, soprattutto nella lotta intrapresa per far riaprire l’altro procedimento penale.

La richiesta di Giada è significativa, perché fa risaltare il ruolo politico dei Centri Antiviolenza per le Donne, ruolo svolto quotidianamente nell’attività di contrasto della violenza maschile, dentro la consapevolezza che la violenza degli uomini ci riguarda tutte. Il Centro Antiviolenza per le Donne dell’Aquila ha prenotato un pullman a proprie spese e quindici operatrici saranno presenti all’udienza che si svolgerà presso il Tribunale di Larino, mercoledì 15 marzo 2017 alle ore 14,30, per ribadire  che siamo indignate, perché lo stupro di una donna riguarda tutte noi e tocca ciascuna di noi in profondità. Ci saremo per rivendicare il diritto intangibile a vivere libere dalla violenza degli uomini». Un intervento firmato dalla presidenta dell’associazione Donatella Tellini, l’avvocato Simona Giannangeli.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.