«Quando mi ha abbassato i pantaloni avrò avuto dieci, dodici anni. Stavamo all’oratorio, in bagno, sopra una scalinata. Mi pagava e mi abbassava i pantaloni. Sarà successo quattro-cinque volte. Lui mi dava soldi come fosse un secondo padre». È solo una delle drammatiche testimonianze contenute nell’atto di accusa contro tre anziani arrestati dalla Squadra mobile per violenza sessuale aggravata e continuata su minorenne fra il 2012 e il 2018. A raccontare quello che accadeva nelle abitazioni dei pedofili è stato un ragazzino ancora oggi minore, di nazionalità straniera, adescato in un oratorio nella zona di San Paolo frequentato da centinaia di giovani.
Le indagini sono scattate alla fine dell’anno scorso quasi per caso: uno degli indagati si è recato in commissariato per denunciare un amico del ragazzino, oggi maggiorenne, e anche lui più volte violentato, per estorsione. Da qui gli investigatori, coordinati dal pool antiviolenza della Procura, hanno ricostruito cosa era avvenuto negli anni precedenti in appartamenti sparsi in vari quartieri, da Corviale a San Basilio, dall’Ostiense a Rebibbia. «A casa di Maurizio mi è capitato di aver subito di tutto, lui cercava sempre di costringermi – racconta ancora il giovane -. Gli dicevo che sarei potuto essere suo figlio o suo nipote. Gli chiedevo anche se non si facesse schifo». Approcci e abusi continui, anche davanti alla televisione, in occasione di un derby Roma-Lazio, ad esempio, quelli ricostruiti dagli agenti della quarta sezione, che hanno eseguito i provvedimenti cautelari disposti dal gip Livio Sabatini.
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