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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Il santuario, la pedofilia, i file sulla chiavetta Usb: la verità sulle ricerche di Chiara Poggi

Il santuario, la pedofilia, i file sulla chiavetta Usb: la verità sulle ricerche di Chiara Poggi

Alcune settimane prima di essere uccisa, Chiara fece una serie di ricerche sul web dal suo pc da lavoro e salvò alcuni dati su una pendrive. Cosa emerge dalle perizie e perché non c'è nessun mistero

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Giugno 2025
in Lombardia
Reading Time: 4 mins read
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Il Santuario della Madonna della Bozzola, la pedofilia e chissà quale altro mistero. Chiara Poggi era forse custode di un segreto inconfessabile? E quel segreto, posto che vi fosse, c’entra col movente dell’omicidio? Sono le domande che orbitano attorno al delitto di Garlasco da quando, a marzo del 2025, la procura di Pavia ha riaperto le indagini sul caso, indagando con l’ipotesi di omicidio in concorso Andrea Sempio, un amico di Marco Poggi, il fratello della vittima. Da qui una lunga serie di suggestioni e teorie, talvolta macabre, sugli eventuali retroscena rimasti inesplorati della drammatica vicenda. A partire dalle ricerche sul web, apparentemente inspiegabili, che Chiara fece alcune settimane prima di essere uccisa.

Le ricerche sul Santuario della Madonna della Bozzola
Nei giorni scorsi era circolata la notizia secondo cui la 26enne avrebbe cercato in Rete informazioni sul Santuario della Madonna della Bozzola, punto di riferimento pastorale per la comunità religiosa della Lomellina. Dalle vecchie perizie sarebbero emerse due ricerche: la prima alle ore 11.06 del 26 luglio 2007, l’altra alle 15.41 dell’1 agosto 2007. In entrambi casi, come riporta un articolo pubblicato sul Corriere della Sera, Chiara “aveva visualizzato e scaricato una foto del santuario” dal computer che usava per lavorare. L’ipotesi più suggestiva, fino ad oggi priva di riscontro, è che la giovane potesse essere a conoscenza di un ipotetico giro di abusi sessuali avvenuti nel santuario. Uno scenario delineato (non dagli inquirenti) a seguito di alcune dichiarazioni dell’avvocato Massimo Lovati, uno dei legali di Sempio, riguardo allo scandalo a luci rosse che coinvolse tra il 2012 e il 2014 l’allora rettore della Bozzola, Don Luigi Vitali, vittima di un ricatto oneroso da parte di due cittadini romeni. Fatti accaduti svariati anni dopo il delitto, che si consumò la mattina del 13 agosto del 2007. E allora perché la 26enne avrebbe fatto quelle ricerche? “Il punto è proprio questo: non risultano ricerche dirette sul Santuario della Bozzola né vi sono riferimenti in tal senso agli atti del processo”, puntualizza al Giornale l’ingegnere e perito informatico Paolo Reale, cugino di Chiara nonché consulente della famiglia Poggi durante le indagini e il processo che portò alla condanna in via definitiva di Alberto Stasi. “Chiara non scaricò le immagini della Bozzola. – prosegue Reale – Si tratta delle cosiddette miniature riproposte dall’algoritmo di Google, relativamente a una ricerca generica su Garlasco, che erano finite nella cache, ovvero la memoria temporanea del pc. Tant’è vero che non risultano dati di navigazione sulla pagina del santuario”.

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Gli articoli sulla pedofilia
Un altro argomento molto dibattuto in queste settimane è il contenuto della chiavetta usb in uso a Chiara. Particolare interesse ha suscitato una directory contenente alcuni articoli tratti da riviste in formato digitale di cui, qui di seguito, riportiamo parte dell’elenco:

documento Word dal titolo “Omicidi Senza colpevoli”. Trattasi di un articolo pubblicato sul sito di Repubblica il 17/03/2007 che ripropone alcuni cold case italiani. Il file risulta creato l’8/6/2007 e modificato il 12/6/2007;
documento Word dal titolo “Abusati 550”. Anche in questo caso si tratta di un articolo pubblicato sul sito di Repubblica che ripercorre le storie di persone vittime di abusi sessuali durante il periodo dell’infanzia. Il file è stato creato l’8/6/2007 e modificato il 12/6/2007;
tre file pdf – “pedofili 1.pdf”, “pedofili 2.pdf”, “pedofili 3pdf” – relativi a un’inchiesta di Repubblica dal titolo “I bambini abusati sono sempre di più. Ma chi sono davvero i pedofili? Sono vittime di una patologia dell’istinto o di una devianza psicosociale?”. I file risultano creati l’8/6/2007.
cinque file pdf “anoressia 1.pdf” (gli altri hanno stesso nome e numerazione). L’articolo, pubblicato sul sito di Repubblica, approfondisce i disturbi del comportamento alimentare e, nel caso specifico, l’anoressia. I file risultano creati l’8/6/2007.

Ve n’è poi un altro sulla “coca cattiva”, salvato il 12 giugno 2007, che analizza le eventuali connessioni tra l’uso sistematico di sostanze stupefacenti e violenza (tutti gli articoli furono copiati e incollati su un file word per successiva lettura). Ciò detto, sorge spontanea una domanda: che interesse aveva Chiara ad approfondire questi argomenti? Come per il Santuario della Madonna della Bozzola, il dubbio s’insinua tra le crepe dell’inchiesta, alimentando altre e nuove suggestioni sul presunto segreto indicibile. “Credo che Chiara avesse letto quegli articoli mossa da una semplice curiosità per varie e diverse tematiche. – spiega Reale – Inoltre occorre ricordare che, nel lontano 2007, non c’era la stessa disponibilità di servizi e connessioni internet di oggi. Motivo per il quale, come facevamo un po’ tutti all’epoca, Chiara era solita utilizzare una pen drive per archiviare o trasferire contenuti in formato elettronico. Al tal riguardo occorre precisare che su quella chiavetta usb c’erano anche foto e altri file”.

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Immagini e altri file: cosa c’era sulla chiavetta usb
Oltre agli articoli elencati, sulla pen drive di Chiara risultano salvati: fotografie dei suoi gatti, foto della breve vacanza a Londra con Stasi (copiate dal pc del fidanzato la sera del 12/08/2007, la sera prima dell’omicidio), scambio di mail con Stasi ed elaborati utili alla stesura della tesi di laurea di quest’ultimo, alcuni libri e manuali legati all’attività lavorativa di Chiara. Quanto agli altri contenuti scaricati da internet, che il Giornale ha visionato, ci sono per lo più immagini di accessori (borse, cinture e gioielli), abiti e scarpe da donna firmati. Infine risultano articoli sulla “sindrome del sorriso”, sulle gang femminili e sui “teppisti delle onde” (gruppi di surfisti accusati di vandalismo ndr). Insomma, nessuna traccia del Santuario. Men che meno di un mistero.

Un’altra Chiara
In questo marasma di notizie e suggestioni, l’unica certezza resta il ricordo di Chiara, che il tempo non ha scalfito, e la compostezza di due genitori in balia di un dolore senza tregua né pace. “Io e Chiara abbiamo molti anni di differenza. – racconta ancora Paolo Reale – Ricordo la prima volta che me la misero tra le braccia, era un fagottino.

https://www.ilgiornale.it/news/cronaca-nera/santuario-pedofilia-lanoressia-verit-sulle-ricerche-chiara-2495313.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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