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La lotta “sinodale” agli abusi della “nuova” Pontificia Commissione Minori

ludovica.eugenio by ludovica.eugenio
15 Novembre 2022
in Città del Vaticano
Reading Time: 4 mins read
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CITTÀ DEL VATICANO-ADISTA. Molte novità, sulla carta, nella lotta vaticana agli abusi perpetrati dal clero sono stati annunciati nelle ultime settimane: un primo rapporto annuale della Pontificia Commissione vaticana per la Tutela dei Minori (PCTM), presieduta dal card. Sean O’Malley, vedrà la luce nel 2023, anche se i primi dati utili – secondo il segretario ad interim p. Andrew Small, che ha illustrato le iniziative ai giornalisti il 28/10 – saranno a disposizione solo nel 2024; un accordo, siglato tra la Commissione stessa e la Conferenza episcopale italiana, per promuovere un impegno comune sulla base di un approccio condiviso, che si servirà di uno scambio regolare tra i due organismi sulle iniziative di tutela e di salvaguardia dei minori e delle persone vulnerabili, a livello di informazioni e di competenze per creare una rete globale di Centri per l’accoglienza, l’ascolto e la guarigione delle vittime.

La Commissione vaticana si allarga

Nel frattempo, il 30 settembre scorso, papa Francesco ha ampliato la PCTM nominando dieci nuovi membri, che si aggiungono ai dieci già operativi. Una storia tormentata, quella di questo organismo, soprattutto per i rapporti con il Dicastero per la Dottrina della Fede, e per diversità di vedute all’interno, ma anche per la sua non chiarissima identità, per la lentezza e le resistenze alle proposte della Commissione come quella, approvata dal papa – ma mai realizzata – di creare un tribunale separato per i vescovi che agiscono in modo inappropriato nei casi di abuso sessuale. Il card. O’Malley annunciò la nascita del tribunale nel giugno 2015, ma esso, di fatto non vide mai la luce; al suo posto papa Francesco, l’anno dopo, emanò una nuova legge (il motu proprio Come una madre amorevole) che stabiliva la rimozione dei vescovi negligenti (v. Adista Notizie n. 33/17). In che misura sia stato applicato, finora, non è chiaro.

Con la Costituzione Apostolica sulla Curia Romana, Praedicate Evangelium, nel marzo di quest’anno il papa ha posto la Commissione all’interno della sezione disciplinare del Dicastero per la Dottrina della Fede, lasciandole, nelle intenzioni almeno, una autonomia, con la nomina diretta pontificia del Presidente, che riferisce direttamente al papa e con l’indipendenza dal Dicastero per ciò che riguarda decisioni su membri e personale e sulle proposte avanzate.

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Per i molti nomi dei membri, sia i nuovi che i riconfermati, rimandiamo a una nostra notizia online (Adista online del 1/11/22), limitandoci qui a osservare che nella Commissione è una sola – per quanto è noto (nel 2018 la Commissione aveva affermato che l’identità delle vittime di abuso sessuale presenti tra i membri non sarebbe stata resa pubblica) – è la presenza in rappresentanza dei sopravvissuti: nel marzo 2021 si era aggiunto al gruppo il giornalista cileno Juan Carlos Cruz – vittima da adolescente delle violenze sessuali del prete poi dimesso dallo stato clericale Fernando Karadima – cofondatore nel 2010 della “Fundación para la Confianza”, dedicata al sostegno dei sopravvissuti e alla prevenzione degli abusi, e nel 2018 del “Centro CUIDA”, il primo centro di ricerca per lo studio e l’indagine sugli abusi nella società presso la Pontificia Università Cattolica del Cile.

Ufficialmente, dunque, Cruz sarebbe l’unico sopravvissuto ad abusi presente in Commissione. Una presenza tormentata, quella delle vittime: il britannico Peter Saunders, fondatore ed ex responsabile dell’associazione di vittime di pedofilia Napac e l’irlandese Marie Collins, entrambi nominati nel 2014, se ne andarono delusi, arrendendosi a lentezze, ostacoli e persino boicottaggi della Curia nei confronti del lavoro del gruppo; la neuropsichiatra infantile francese Catherine Bonnet, specializzata in violenze sessuali su minori, lasciò nel 2018 (v. Adista Notizie n. 8/18): aveva invano insistito sulla necessità di ascoltare le vittime, «singolarmente o nel quadro di associazioni come l’Ending Clerical Abuse (ECA)».

La “nuova” agenda della Commissione

Se la Commissione sembra dunque limitare fortemente la presenza di sopravvissuti al suo interno (lasciando il beneficio del dubbio sul una loro presenza “riservata”) afferma peraltro di volere che la voce delle vittime sia ascoltata, e a questo fine ha promosso dei Survivors Advisory Panels (SAP), con l’intento di individuare contenuti e modalità per includere le esperienze delle vittime e dei sopravvissuti all’interno delle politiche di tutela e di cura delle Chiese.

La Commissione – che non si occupa di casi individuali – dovrà anche supervisionare l’applicazione delle linee guida delle Conferenze episcopali, in base a Praedicate Evangelium; a questo scopo essa è stata incaricata di collaborare con le Conferenze episcopali (per quella italiana, v. notizia seguente), le Diocesi e gli Ordini religiosi per garantire l’applicazione e l’efficacia delle linee guida, che oltretutto non sono ancora state elaborate da tutte le 114 Conferenze episcopali del mondo.

Vengono inoltre istituiti meccanismi di segnalazione di abusi in tutta la Chiesa, in ottemperanza all’articolo 2 del motu proprio Vos Estis Lux Mundi del 2019, e la redazione di un Rapporto Annuale. Poiché vi è una grande disparità nella formazione e nella prevenzione degli abusi sessuali sui minori tra il Nord e il Sud del mondo, la Chiesa, ha spiegato p. Small, è chiamata a intervenire: a questo scopo la CEI – che, lo ricordiamo, continua a rifiutare una ricerca indipendente che dia un quadro dell’abuso in Italia, dove omertà ecclesiastica e vuoti giuridici lasciano il fenomeno ancora largamente sommerso e, dunque, non affrontabile – ha previsto uno stanziamento, per un periodo di tre anni, di fondi dell’8 per mille, per supportare la Commissione nella sua lotta agli abusi nel Sud del mondo.

Quanto al Rapporto annuale, si tratterà di un documento descrittivo sull’applicazione e l’efficacia delle politiche e delle procedure di salvaguardia nella Chiesa, fornendo un feedback sulle misure di cura e accompagnamento delle vittime e indicazioni sulle best practices da attuare.

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Tra gli auspici formulati da p. Small, quello che il Rapporto annuale «fornisca un grado di trasparenza e responsabilità così urgente in tema di protezione e di gestione degli abusi: il Rapporto Annuale può costituire un importante punto di incontro e di dialogo con tutti i Dicasteri che compartecipano in qualche modo all’attuazione del safeguarding e nella protezione dei minori». Si tratterebbe, insomma, ha detto p. Small, di un approccio «inquadrato in termini di sinodalità ».

È da sottolineare, però – e lo ammette lo stesso segretario ad interim della PCTM – che proprio alla luce del processo sinodale manca un “pezzo” importante: «il peso e il significato effettivamente attribuito alle esperienze delle vittime/sopravvissuti agli abusi sessuali da parte del clero nel processo sinodale sono ancora dolorosamente poco chiari e le testimonianze delle vittime/sopravvissuti sono state finora limitate, e l’impatto delle loro esperienze e intuizioni è difficile da discernere».

https://www.adista.it/articolo/69024

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ludovica.eugenio

Ludovica Eugenio, laureata in Storia delle origini cristiane, giornalista e traduttrice, nata nel 1966 a Torino, dal 1990 è direttore del settimanale di informazione religiosa Adista, presso la quale si occupa soprattutto della Chiesa di area anglofona e germanofona.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.