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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Ex seminarista denuncia: “Vittima di abusi da parte di due sacerdoti”. E chiede maxi risarcimento

Ex seminarista denuncia: “Vittima di abusi da parte di due sacerdoti”. E chiede maxi risarcimento

L’uomo, che ha insegnato religione nei licei, ha chiamato in causa la Curia salentina e la prima udienza è fissata per marzo 2026

Redazione WebNews by Redazione WebNews
9 Dicembre 2025
in Puglia
Reading Time: 3 mins read
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L’ombra della pedofilia si allunga sulla Curia salentina. A distanza di anni. Un ex seminarista trascina in tribunale due preti per presunti abusi sessuali consumati in un seminario anni e anni fa. La presunta vittima ora ha 51 anni. E ha deciso di citare a giudizio i due preti che, da tempo, non prestano più la propria opera in Salento.

La svolta in questa storia ha una data ben precisa: ottobre 2019 quando l’ex seminarista registra i dialoghi con i due preti che, nelle conversazioni, confesserebbero gli abusi consumati anni e anni prima. Ora quel materiale raccolto e cristallizzato in una consulenza non risulterebbe più utile per aprire un fascicolo d’indagine. Troppo datati i fatti che verrebbero dichiarati prescritti dagli inquirenti. E allora l’uomo si è rivolto alla giustizia civile per ottenere un risarcimento di 1 milione di euro (300.000 euro per la perdita di qualsiasi prospettiva lavorativa e altri 700.000 per il danno psico-fisico). Per anni, la presunta vittima è stata un insegnante di religione nei licei. Ha divulgato la parola di Dio in classe dopo aver accarezzato il sogno e l’ambizione di indossare l’abito talare.

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Ora non insegna neppure: un’esperienza chiusa con largo anticipo e con traumi che si porta ancora dentro. “Nel lontano 1988 – riporta nell’atto di citazione depositato nelle scorse ore dal suo avvocato Vito Nicola Ciullo e che verrà notificato ai convenuti in queste ore – entro nel seminario. Sperimento la quotidianità della formazione sacerdotale con momenti di studio, di preghiera e di condivisione di esperienze di vita con gli altri seminaristi”. La fede e l’impegno si alimentano in modo sempre più crescente. E il ragazzo decide di avviare un processo di avvicinamento agli studi ecclesiastici e al sacerdozio. In quegli anni, il seminarista incontra nel suo percorso un collega anche lui votato al sacerdozio. “Da subito – ricostruisce o – con lui stabilisco un rapporto di solida amicizia: insieme condividiamo momenti di preghiera, di formazione e di ricreazione”.

Quel legame di amicizia si trasforma in qualcosa di penalmente e moralmente rilevante: violenze sessuali sul suo corpo. “In quei luoghi sacri, oltre al latino, al greco e alle consuetudini formative – racconta l’ex seminarista – ho scoperto ben altro nelle stanze della Diocesi di Ugento, senza alcuna vigilanza dei prelati”. Il seminarista – racconta – avrebbe subìto altri abusi da un secondo prete che “ha conquistato la mia fiducia e, con la scusa della preparazione alla preghiera e al ritiro spirituale, in un crescendo di attenzioni e di minacce, mi ha costretto a subire continue violenze sessuale. Nel 1998, alle soglie del sacerdozio, il seminarista sarebbe stato estromesso, senza alcun preavviso, dalla Diocesi. Conclusi gli studi teologici, l’uomo è diventato un insegnante di religione girovagando per diverse città d’Italia.

I traumi, però, non lo hanno mai abbandonato dopo l’esperienza in seminario: stati d’ansia continui, malesseri fisici nella quotidianità, frequenti flashback di quel periodo fino ad ammalarsi: depressione, ansia, sensi di colpa, problemi alimentari, difficoltà a fidarsi degli altri e un senso di isolamento sociale che gli hanno impedito persino di farsi una famiglia. L’insegnate, o meglio l’ex insegnate, ha dovuto così intraprendere un lungo percorso di consulti medici conclusi sempre con la stessa diagnosi: “disturbo d’ansia con umore depresso, acufeni e problemi cardiaci dovuti all’ansia”. Amarezza, delusioni, e soprattutto un senso di sfiducia nei confronti dei suoi confidenti spirituali hanno ulteriormente minato l’equilibrio dell’ex seminarista che, dopo ripetute assenze per malattia, ha maturato la sofferta decisione di rinunciare all’insegnamento.

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Con delle motivazioni riportate nell’atto di citazione: “Non intendevo ulteriormente assumere posizioni di ipocrisia durante l’insegnamento agli scolari dei principi di fede smarriti a causa del clero ugentino”. Così, ora si è rivolto alla giustizia civile “per la sofferenza interiore, il dolore, il turbamento e l’alterazione della vita di relazione, fortemente compromessa a causa della perdita di fiducia nel prossimo, dopo gli abusi vissuti che mi hanno impedito la possibilità di crearmi una famiglia”.

La prima udienza, davanti al giudice civile, è fissata per il 23 marzo 2026. In aula verranno raccolte le deposizioni di altri sette seminaristi citati da Schiavano che chiede anche di disporre una consulenza medica per accertare le lesioni fisiche e psichiche causate dai presunti abusi.

https://bari.repubblica.it/cronaca/2025/12/09/news/ex_seminarista_denuncia_vittima_di_abusi_da_parte_di_due_sacerdoti_e_chiede_maxi_risarcimento-425030453/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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