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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Baviera, Benedetto XVI “disposto a testimoniare” in un processo su un prete accusato di pedofilia

Baviera, Benedetto XVI “disposto a testimoniare” in un processo su un prete accusato di pedofilia

Il caso riguarda un sacerdote "recidivo" che avrebbe abusato di un uomo - oggi di 38 anni - nella località di Garching an der Alz, nell'arcidiocesi di Monaco e Frisinga, che all'epoca dei fatti era retta da Ratzinger

Redazione WebNews by Redazione WebNews
10 Novembre 2022
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Il papa emerito Benedetto XVI (95 anni) intende difendersi di fronte a una denuncia sporta al Tribunale provinciale di Traunstein, nella Baviera tedesca, nell’ambito di un’inchiesta su eventuali abusi nella Chiesa da parte di preti pedofili. Lo ha confermato la portavoce dello stesso Tribunale, senza precisare in che forme e in quali tempi il successore di Giovanni Paolo II fornirà la sua autodifesa in sede giudiziale. L’annuncio sulla disponibilità di Joseph Aloisius Ratzinger, infatti, per ora “non presenta elementi di contenuto”, ha spiegato la portavoce.

La denuncia era stata sporta da un uomo oggi 38enne, che ha affermato di aver subito abusi da un prete pedofilo, e coinvolge Ratzinger in quanto all’epoca arcivescovo di Monaco e Frisinga (1977-1982), quando il religioso accusato fu trasferito in quella diocesi.

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L’uomo ha inoltre riferito di aver subito abusi da un prete recidivo, tale Peter H., nella località di Garching an der Alz. Un rapporto sul sacerdote, diffuso lo scorso gennaio, riferisce anni di abusi; ma invece di denunciare l’accaduto, l’arcidiocesi è accusata di aver trasferito il religioso in altre parrocchie, dove gli abusi si sono ripetuti.

Finora sono state presentate quattro denunce: oltre al prete, già condannato, e al predecessore di papa Francesco, sono coinvolti il cardinale Friedrich Wetter, successore di Ratzinger alla guida dell’arcidiocesi, e l’arcidiocesi stessa. Si tratta di un’azione civile, dato che sul piano penale la vicenda non ha più valore.

“Se la Chiesa cattolica e gli imputati – con l’eccezione del noto recidivo Peter H. – si attengono a quello che è costantemente affermato, cioè di mantenere il proprio impegno cristiano e di riconoscere l’ingiustizia commessa, la causa avrà successo” ha dichiarato l’avvocato del querelante, Andreas Schulz. “Se non lo fanno, il danno alla loro reputazione sarà ancora più grave e la Chiesa cattolica accelererà l’erosione della fede” ha aggiunto il legale. Se il pontefice emerito non si fosse dichiarato disposto alla difesa sarebbe andato incontro a una sentenza in contumacia. Ratzinger si è affidato allo studio legale Hogan Lovells. I quattro denunciati hanno chiesto una proroga, ha illustrato la portavoce del Tribunale bavarese, e hanno tempo fino al 24 gennaio prossimo per argomentare sul piano contenutistico la difesa.

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Le altre accuse a Ratzinger

Di accuse a Ratzinger su “comportamenti erronei” nel gestire casi di preti pedofili a Monaco si parlò già nel corso del suo pontificato (2005-2013), quando le responsabilità sulla vicenda di “padre H.” vennero poi attribuite a un sottoposto. E sono riemerse con più forza nel gennaio scorso dal rapporto indipendente sugli abusi sessuali nell’arcidiocesi bavarese.

Tra l’altro, in quei giorni, il Papa emerito dovette correggere una sua dichiarazione essenziale rilasciata in relazione al dossier. Contrariamente al suo precedente resoconto, infatti, Ratzinger partecipò alla riunione dell’Ordinariato il 15 gennaio 1980, durante la quale si parlò di un prete della diocesi di Essen che aveva abusato di alcuni ragazzi e si era recato a Monaco per una terapia. Tuttavia, dichiarò il segretario particolare, mons. Georg Gaenswein, nell’incontro in questione “non fu presa alcuna decisione circa un incarico pastorale del sacerdote interessato”. In quella sede, è stato precisato ancora da Gaenswein, la richiesta fu approvata solo per “consentire una sistemazione per l’uomo durante il trattamento terapeutico a Monaco di Baviera”.

La questione che restava in piedi era che Benedetto XVI sapeva del prete accusato di pedofilia, anziché il contrario. In seguito, al prete fu consentito di proseguire il proprio ministero e lui continuò nei suoi comportamenti. L’accusa che viene rivolta all’allora arcivescovo Ratzinger è di non aver preso alcun provvedimento affinché ciò non accadesse.

https://www.rainews.it/articoli/2022/11/benedetto-xvi-testimonianza-prete-pedofilo-abusi-baviera-2378d3ea-df73-4674-be6c-e6790c17bd2b.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.