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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » il-punto-della-rete-labuso » lettere-di-vittime-e-lettori » Sono rimasta in silenzio per quasi 30 anni, è ora di raccontare la mia storia.

Sono rimasta in silenzio per quasi 30 anni, è ora di raccontare la mia storia.

Storia di un orco

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
26 Settembre 2021
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 4 mins read
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Sono rimasta in silenzio per quasi 30 anni, è ora di raccontare la mia storia.

L’Associazione Rete l’Abuso ha una mail vittime&[email protected] , mail che viene utilizzata poco, quasi sconosciuta.

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Eppure qualcuno ha deciso di scriverci, ha trovato il coraggio, dopo 30 anni, di raccontare la sua storia che ci ha autorizzato a pubblicare.

Sono molteplici i sentimenti che suscita durante la lettura.

Ma non è un romanzo. È vita reale. Sofferenza raccontata, le parole sono pesate, arrivano dirette al cuore come pugnalate, e meritano un ascolto in punta di piedi. “Ogni giorno è una lotta…”

Grazie E… per aver condiviso con tutti noi, con grande fatica, tutto questo.

Grazie perché darai ad altri il coraggio di parlare, di farsi aiutare, di urlare il proprio dolore, di dare un nome a tutto quello che hai subito: un ORCO. “La gente deve sapere”.

Grazie per le tue parole di speranza.

Grazie, Cristina

 

Sono rimasta in silenzio per quasi 30 anni, è ora di raccontare la mia storia.

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Storia di un orco nascosto in famiglia.

 

Definizione di ORCO che viene data dal dizionario:

“Mostro protagonista di tante fiabe per l’infanzia, vorace di carne umana e specialmente di bambini, rappresentato come un gigante dalla testa grossa, la bocca enorme, la barba e i capelli ispidi e folti.”

Voi avete mai conosciuto un orco nella vostra vita?

Mi chiamo E….. e purtroppo ne ho conosciuto uno nella mia vita.

Questo orco però, a differenza delle fiabe, non appariva così spaventoso ma si travestiva quasi da fata. Aveva un tono di parlare così dolce, affettuoso e pacato, a voce bassa, che nessun bambino si sarebbe mai spaventato.

Pensate che tutti gli orchi si nascondano nelle caverne o nei luoghi paurosi? Vi sbagliate, a volte non si nascondono, anzi a volte fanno proprio parte della famiglia.

Ero solo una piccola bimba e quell’orco di mio zio mi ha portato via la mia innocenza per sempre. Non so dirvi con precisione la mia età in cui l’incubo iniziò, so solo che mio papà aveva già lasciato la mia mamma quindi fu dopo i miei 4 anni di età ed andò avanti ogni sabato sera in cui frequentai quella casa fino a che non giunsi all’età di comprendere che ciò che faceva non era giusto. Nessuno se ne accorse e io non lo dissi a nessuno per molti anni. Avevo paura e vergogna, provavo ansia al pensiero che non sapevo quando sarebbe accaduto di nuovo.

Lui mi portava nella stanza di suo figlio che non c’era, mi prendeva in braccio, mi faceva sedere sulla sua gamba sinistra e con la voce pacata e da uomo gentile che voleva fare un gioco e mi metteva la mano nelle mie mutandine. E voi vi chiederete “tu come ti sentivi E…? Hai mai provato a scappare?”. La risposta è che ho trovato un modo tutto mio di scappare. Visto che con il mio corpo non era possibile, l’ho fatto con la mente, mi sono “depersonalizzata” così da non provare nulla. Non ho ricordo di sensazioni proprio perché con la mente “uscivo” da quel corpo ed entravo in un’altra piccola E… che stava in piedi lì e non sentiva nulla, vedevo la scena da fuori il mio corpo, come se fossi una persona che osservava. Naturalmente è difficile da spiegare ed ancora di più da capire per voi che leggete.

Il mio incubo non finisce qui perché lui dopo avermi toccata si masturbava davanti a me annusandosi le dita e provava a fare lo stesso con mia sorella che era ancora più piccola di me e sapete cosa facevo io? La tiravo giù dalla sua gamba e ci salivo io, mi sacrificavo per lei anche se poi purtroppo ho saputo che qualche volta ce l’ha fatta anche con lei.

A questo punto sarete disgustati da tutto questo, bene ora pensate a me. Cosa vi passa per la testa? Cosa pensate di me? La potete sentire la mia sofferenza? Potete capire il perché mi arrabbio così facilmente o perché il mio umore è così altalenante? Ogni giorno è una lotta per me, convivere con tutto questo ma andare avanti, sostenere gli altri, avere 1000 responsabilità e cercare di essere gentile con tutti.

Ci sto riuscendo, ho chiesto aiuto.

Dopo quasi 30 anni ho deciso di non rimanere più in silenzio così l’ho detto a mia mamma ed ai miei amici e mi sono rivolta ad una terapeuta, la Jessica, il mio aiuto fatto persona.

Vi chiederete perché lo sto dicendo a voi tutti che vi ritroverete a leggere e la risposta è che la gente deve sapere, per proteggere i propri bambini, per non sentirsi soli se anche loro hanno subito abusi fisici o psicologici, per trovare la forza di parlare anche se sono passati tanti anni.

Vivo una vita costantemente all’erta che qualcuno possa farmi del male ma non sono più una bambina, ora sono in grado di difendermi e non sono sola, ho tante persone che sono dalla mia parte.

Se potessi parlare con lui cosa gli direi?

Ebbene zio, mi hai rovinato la vita! Mi hai “sporcato” per sempre, sei un orco schifoso e andavi fermato ma nessuno sapeva, avresti dovuto proteggermi e invece ti sei approfittato di me dicendo di non dirlo a nessuno, che era un gioco tra noi e mi hai fatto ammalare mentalmente creando un protettore e un critico dentro di me che quotidianamente mi parlano nella mia testa e mi dicono quanto io debba vedere il male negli altri e quanto io sia incapace nella vita. Hai fatto crescere in me una profonda sfiducia nella gente e una rabbia repressa che sfocia in violenza verbale e fisica a volte. Non c’è giorno in cui io non pensi allo schifo che fai, sei un essere ripugnante e spregevole, sei l’abominio fatto persona! Spero di vederti morire presto visto che sei malato e di venire al tuo funerale, spero ti sotterrino a terra così potrò ballare sulla tua tomba, sarò presente quando lo faranno, rimarrò fino all’ultimo momento in cui sarò sicura che non potrai mai più far del male a nessuno, gioirò per la tua morte!

Lettera firmata

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Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.