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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » “Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo”

“Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo”

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
7 Ottobre 2017
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 3 mins read
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“Celare realtà degli abusi è un errore gravissimo” Parola di Papa Francesco.

Ormai i proclami di Papa Francesco sugli abusi sessuali, la pedopornografia, la tolleranza zero della chiesa sono QUOTIDIANI e sembrano più importanti del Vangelo.

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Non sto parlando a caso: è sufficiente impostare un alert sulla propria casella di posta elettronica con l’etichetta “Papa Francesco” per rendersi conto della portata di questo fenomeno. Più della metà delle notizie riportate dai media OGNI GIORNO riguardano discorsi che il Papa fa in ogni occasione per sbandierare da ogni punto di vista quello che la Chiesa starebbe facendo nella lotta alla pedofilia dei preti. Quindi qual è il problema? Così sembra una realtà assolutamente fantastica, meravigliosa: finalmente un Papa che mette a posto le cose!

Già.

Se non si approfondisce il problema, se si rimane in superficie, se ci si affida solo alle notizie meravigliose che praticamente tutta la stampa ci offre senza il minimo senso critico, si ha una visione assolutamente parziale, di facciata, che non corrisponde alla realtà. Solo in Italia siamo quasi in 700 persone, vittime di preti pedofili, ad esserci rivolte ad Associazioni specifiche (come Rete L’Abuso), ma siamo solo la punta di un iceberg. Perché siamo la punta di un iceberg? Perché è difficilissimo trovare il coraggio di denunciare, perché prima di arrivare alla consapevolezza che tutti i malesseri devastanti successivi all’abuso sessuale sono una conseguenza di esso, passano anni, dolorosissimi anni, e spesso il reato cade in prescrizione … perché la quasi totalità delle vittime è cattolica e non concepisce la possibilità di denunciare un sacerdote, si affida ai Tribunali Ecclesiastici fidandosi … perché una  vittima viene spesso giudicata come quella che in qualche modo è la “causa” della “caduta” del sacerdote… perché una vittima non viene creduta, viene giudicata da cattolici benpensanti che “metterebbero la mano sul fuoco” per difendere il prete (per fortuna questo non sempre avviene dai veri amici con i quali si condivide davvero un percorso di fede, anzi vi è un sostegno dalla comunità parrocchiale)… ma è comunque complicato e doloroso arrivare alla denuncia e dunque siamo davvero la punta di un iceberg.

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Ogni vittima ha la sua storia, praticamente ognuno ha scritto al Papa, ognuno aveva grandi aspettative di essere ascoltato, accolto, capito, aiutato. NESSUNO ha ricevuto risposta, nessuno.

Per una vittima, o per un familiare di una vittima come me, leggere OGNI GIORNO i proclami del Papa, i continui annunci su ogni giornale, di questa lotta alla pedofilia che NEL CONCRETO E’ INESISTENTE, rappresenta un dolore continuo, una ferita che si apre ogni giorno. La realtà è ben diversa da quella che racconta il Papa e che I GIORNALISTI SI PRESTANO A RACCONTARE. Per le vittime non c’è nulla, nessuna attenzione, nessun aiuto concreto, nessun supporto. Solo, sempre e soltanto belle parole: parole che ogni volta sono come una spada affilata. Parole di cui siamo stufi.

Leggere: “In moltissime occasioni e in tanti Paesi i miei occhi incontrano quelli dei bambini, poveri e ricchi, sani e malati, gioiosi e sofferenti.. essere guardati dagli occhi dei bambini è un’esperienza che tutti noi conosciamo e che ci tocca in fondo al cuore… che cosa facciamo noi perché questi bambini possano guardarci sorridendo e conservino uno sguardo limpido, ricco di fiducia e di speranza?” fa pensare che Papa Francesco non ha mai incontrato gli occhi di un bambino abusato da un prete, non ha mai incontrato gli occhi di un bambino mentre fa la sua deposizione in Tribunale incalzato dall’avvocato che difende il prete pedofilo, non ha mai guardato gli occhi di un bambino che ha costantemente gli incubi notturni dopo l’abuso, non ha mai guardato gli occhi di un adolescente mentre dice “non so se credere in Dio ma certamente non credo più in questa chiesa marcia!” e non va più a Messa a causa di un prete… forse Papa Francesco dovrebbe GUARDARSI UN PO’ PIU’ INTORNO prima di scrivere e dichiarare banalità che risultano essere solo offensive.

Quanti giornalisti si sono presi la briga di raccontare “il rovescio della medaglia”?

Quanti giornalisti hanno almeno cercato di approfondire il problema?

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Quanti giornalisti hanno sentito il parere delle vittime o dei familiari?

Quanti giornalisti hanno verificato seriamente se quanto annunciato, proclamato o promesso dal Papa fosse poi effettivamente messo in pratica?

Quanti giornalisti hanno sentito le Associazioni delle vittime che davvero conoscono a fondo la realtà?

CERTO: E’ PIU’ FACILE RIPORTARE PAROLA PER PAROLA CIO’ CHE DICHIARA IL PAPA, FARE IL COPIA-INCOLLA DI OGNI DISCORSO, DIFFONDERLO IL PIU’ POSSIBILE…

Forse ci si aspetterebbe qualcosa in più, qualcosa di più serio e intellettualmente onesto.

Un lettore cattolico, padre di una vittima

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Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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