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ROZZANO – incontro tra l’Arcivescovo e la famiglia di una vittima di prete pedofilo

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
30 Gennaio 2021
in Lombardia, Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 4 mins read
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In tanti ci hanno chiesto “Com’è andata? Siete delusi?”. In realtà non si può essere delusi quando le aspettative sono azzerate da un pezzo.

“Forse dovremmo essere grati del fatto che ci ha dedicato ben 8 minuti e 59 secondi”.

Un passo indietro. L’annuncio della visita pastorale dell’Arcivescovo Mario Delpini nella nostra parrocchia, ci ha portato a scrivergli una lettera che abbiamo reso pubblica qualche giorno prima del suo arrivo. Uno dei sacerdoti ci ha informato che mons. Delpini ci avrebbe incontrato per qualche minuto prima della S.Messa delle ore 18, e così è stato.

Abbiamo avuto la possibilità di porgli molte domande, di esprimere la nostra amarezza e il dolore in merito a come sono andate le cose in questi anni. Non abbiamo avuto bisogno di raccontare nei particolari: l’Arcivescovo era stato coinvolto dall’inizio. “Al mondo si può raccontare quello che si vuole, ma a noi no”.

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“Non c’è stata una parola di scuse da parte di nessuno, niente. Si poteva scrivere tutta un’altra storia. Si poteva prendere coscienza del male fatto, chiedere scusa e finiva lì. Non è stato fatto nulla di tutto questo. Dopo l’incontro che abbiamo avuto con lei, a ottobre del 2012, quando eravamo indignati perché dopo la denuncia del presunto abuso, ai tempi era un presunto abuso, lei aveva spostato don Mauro ancora con i minori, e avevamo chiesto un incontro, lei non ha comunque avviato l’Indagine Previa. L’indagine Previa è stata avviata nel 2015, dopo la denuncia penale, ma perché? Perché non c’è trasparenza? Perché? Questo fa perdere la fede. In questi anni noi abbiamo conosciuto altre decine e decine di vittime di preti pedofili: tutte allontanate allo stesso modo. Tutte. Non ce n’è una che la Chiesa ha preso dalla sua parte. La chiesa difende l’istituzione. Questa cosa fa male. Lei non ha idea del male che fa, non ha proprio idea.”

“Alessandro non ha perso la fede per l’abuso sessuale ma ha perso la fede per come è stato gestito il tutto a livello di tribunale, quindi con l’avvocato che ha difeso il don Galli utilizzando come strategia difensiva quella di attaccare la credibilità della vittima. Far parte di una chiesa così è veramente una cosa allucinante. Una Chiesa che non ha mai tentato di riparare, che non si è mai presa cura della nostra famiglia”

Gli abbiamo confermato che un sacco di gente chiede a noi dove è finito Don Galli.

Abbiamo chiesto chiarezza, trasparenza, che intenzioni ha, cosa intende fare, cosa fa don Mauro, quale è stata la sentenza, perché l’avvocato che difende i preti è nella commissione a tutela dei minori (incredibilmente inaccettabile!)…

L’Arcivescovo ci ha ascoltati, il suo portavoce, don Valter Magni, ci guardava attonito – chissà cosa avrà pensato? – e poi due  brevissime parole.

Mons. Delpini si è detto dispiaciuto di essere causa della perdita della fede, ma ha anche aggiunto di non sapere cosa fare per aiutare il cammino di fede delle persone. Ha poi aggiunto che, essendo in corso la causa in Tribunale ogni sua dichiarazione può essere poi riportata ed intesa sempre come un disinteresse delle istituzioni. Ammette che poteva essere tutta un’altra storia…

Che dire?

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Il nulla. Non ci aspettavamo nulla e il nulla è stato. La chiesa, nella rappresentanza dell’Arcivescovo, ha perso un’altra occasione per esserci vicina, per testimoniare che può esserci un cambio di rotta e una vicinanza alle vittime. Nulla. Ancora una volta.

Come Arcivescovo non sa cosa fare in questioni di fede? Teme che le sue dichiarazioni possano essere usate? Ma usate come? Non dovrebbe essere un grande esempio di fede per tutti? Colui che guida la Diocesi e avvicina la gente a Dio? Non dovrebbe essere di esempio anche per i suoi sacerdoti?

Abbiamo terminato l’incontro con l’invito a pensare, magari a contattarci se vuole, non poteva ovviamente risponderci in questa occasione… se non è riuscito a pensarci in 10 anni, magari gli viene un’ispirazione.

E gli abbiamo consegnato la Lettera scritta e una copia del libro “Chiesa: perché mi fai male?”

Certo, noi non potevamo tacere.

Non potevamo tacere come tanti nostri amici, quelli veri, che hanno scelto di non esserci. La scelta di non essere presenti alla S.Messa celebrata da mons. Delpini è stata una decisione di “protesta silenziosa” perché la posizione della Diocesi si è ben delineata nella nostra vicenda: contro la vittima. Ma sono anche stati tanti i presenti alla celebrazione: la chiesa era piena, applausi e canti, il coro. Otto minuti e cinquantanove secondi per la famiglia della vittima, per scrollarci di dosso, e poi la festa con la gente, tutto a posto.

I cattolici, in particolare in Italia, non sono vicini alle vittime dei preti pedofili:

  • il problema non interessa finché non ti riguarda personalmente?
  • ma ogni tanto ti domandi “cosa avrebbe fatto Gesù Cristo?”

Sottile la differenza tra “Com’è andata?” e “E tu, come stai?”. Come sto, lo puoi percepire, se vuoi. Altrimenti, non importa. Il “nulla” è anche tuo.

Cristina Balestrini

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Cristina Balestrini

Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.