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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » BORGHETTO; quando i fedeli esigono una chiesa sporca e vescovo li accontenta prontamente.

BORGHETTO; quando i fedeli esigono una chiesa sporca e vescovo li accontenta prontamente.

Francesco Zanardi by Francesco Zanardi
5 Marzo 2020
in Il punto della Rete L'ABUSO, Liguria
Reading Time: 3 mins read
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Di oggi la notizia apparsa su IL FATTO QUOTIDIANO, del prete alassino Luciano Massaferro, condannato a sette anni e otto mesi per gli abusi ai danni di una bimba di 11 anni, riabilitato dal cardinale Bagnasco, che ribalta la sentenza del tribunale italiano, e subito riaccolto dal vescovo Guglielmo Borghetti, teoricamente mandato da papa Francesco per fare pulizia nella diocesi dello scandalo, quella d Albenga.

Al di la degli appelli di TOLLERANZA ZERO di papa Francesco, è certo che Borghetti di pulizia ne ha fatta davvero poca e anche male, come poca è la giustizia del tribunale ecclesiastico di Genova, capitanato dall’ex presidente della CEI, il cardinale Angelo Bagnasco, oggi alle prese con un suo prete accusato di abuso di minori , don Francesco Castagneto, noto alla diocesi genovese dal 1988, che una volta indagato dalla chiesa, prese addirittura il suo posto nella parrocchia di Albaro GE.

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Una vicenda a dir poco tragicomica, perché oggi, don Massaferro, sopranominato don Lu dai suoi amatissimi fedeli, celebrerebbe la messa nella chiesa di Sant’Antonio da Padova a Borghetto.

Ebbene molti non sanno la lunga e perversa storia di quella parrocchia, che comincia proprio quando don Luciano Massaferro viene rimosso e sostituito da don Francesco Zappella, come dicevano all’epoca uno dei fedelissimi del vescovo “spazzino” Borghetti.

Pochi mesi dopo la sostituzione di don Massaferro, grazie ad un’inchiesta della Rete L’ABUSO, anche don Francesco Zappella fu indagato per abuso sessuale a danno di minori e, colpo di scena, grazie a quella nostra denuncia, il pm Giovanni Battista Ferro, non solo accertò le tendenze pedofile di don Zappella, ma scoprì che era addirittura pregiudicato dal tribunale di Pinerolo, per aver abusato di due infraquattordicenni.

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Don Zappella poi, fu archiviato per quello che riguarda la nostra indagine in quanto prescritto, ma il vescovo “spazzino” Guglielmo Borghetti, si guardò bene da prendere nei suoi confronti qualunque tipo di provvedimento o sanzione, neppure il processo canonico, anzi, lo rimandò in Uruguay, proprio in mezzo alle vittime che erano venute fino in Italia per denunciarlo.

Oggi, quasi paradossalmente, a lifting fatto, don Luciano Massaferro è tornato a dire messa e ironia della sorte, proprio nella chiesa di don Francesco Zappella.

Qui la riflessione si fa pesante, non tanto perché la chiesa copra i pedofili, quello è oramai un dato di fatto, persino papa Francesco ha messo nero su bianco nel suo ultimo Motu proprio Vos Estis Lux Mundi, che i preti abusatori vanno denunciati alla chiesa, omettendo come di consueto la denuncia alle autorità civili.

Questa volta a stupire sono però i parrocchiani di Borghetto Santo Spirito, che pur vedendosi un prete condannato in via definitiva in parrocchia, pare non solo non abbiano timore per i loro figli (data la patologia non curabile della pedofilia) ma non si sono minimamente allarmati per questo e accettano tacitamente don Luciano, che per carità, non dico vada messo al rogo, certo se io fossi padre un po’ di timore per mio figlio lo avrei, se fossi cattolico, mi ribellerei – in questo caso per una questione morale – vedendo nella mia chiesa un uomo con tale curriculum.

E invece nulla, nessuna protesta da parte dei parrocchiani per rifiutare quell’uomo indegno, che proprio il vangelo condanna con la frase “Chi invece scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare” Matteo 18 – 6

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Che dire di più, la chiesa è fatta di uomini e questi ne riflettono l’immagine, in questo caso, della loro discutibile chiesa.

Francesco Zanardi

Sul caso Massaferro e non solo; ecco perché queste persone non possono più tornare a contatto con i minori

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Francesco Zanardi

Francesco Zanardi

Sopravvissuto agli abusi sessuali di un sacerdote, dal 2010 mi batto perchè non accada ad altri. Potevo ma non mi sono sentito di fare il giornalista, ho preferito rimanere un umile blogger, che vuole vivere degnamente la propria vita, illuminato dalla luce di una nobile causa. Fondatore e Presidente dell'unica Rete italiana di sopravvissuti agli abusi del clero, Rete L'ABUSO, riconosciuta dalle Nazioni Unite di Ginevra. Tra i fondatori di ECA Global, oggi presente in 42 paesi in quattro continenti.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

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