Prete condannato per abusi torna a celebrare la messa

Borghetto (Sv) – La Cassazione ha inflitto a don Massaferro una pena di 7 anni e 8 mesi per violenza su una chierichetta di 11 anni. Ma è di nuovo sull’altare

di Marco Franchi

“Quel prete era stato condannato per violenza sessuale nei confronti di una chierichetta di undici anni e adesso dice di nuovo messa”. Don Lu, così veniva chiamato dai parrocchiani Luciano Massaferro, è tornato sull’altare della chiesa di Sant’Antonio da Padova a Borghetto. La sua presenza non è passata inosservata in una diocesi, quella di Albenga, che in passato era stata definita ‘refugium peccatorum’ dei sacerdoti pedofili.

“Un giorno a messa ci siamo trovati davanti proprio lui, don Lu”, racconta un parrocchiano. Aggiunge: “All’inizio non credevamo ai nostri occhi, invece ha continuato a venire. Ci hanno detto che era stato scelto come vice parroco perché il titolare è malato”.

Il volto di don Massaferro (55 anni) da queste parti lo conoscono tutti. Sono passati quasi dieci anni da quando l’ex parroco di Alassio venne accusato dal pm savonese Giovanni Battista Ferro di aver avuto rapporti sessuali con una chierichetta minorenne.

Il pm Ferro nelle sue conclusioni contestava tre episodi riferiti dalla bambina di undici anni. Nel primo la piccola aveva raccontato che, mentre era in moto con il sacerdote per benedire le case, don Massaferro le avrebbe detto di essere nudo sotto la tonaca e le avrebbe chiesto di toccargli il pene. In seguito il sacerdote, disse la bimba, l’avrebbe portata in un capanno dove si sarebbe spogliato nudo davanti a lei chiedendole di toccarlo. Lo stesso sacerdote, secondo l’accusa, avrebbe poi toccato la minore.

Un’esperienza che avrebbe provocato nella minore un trauma molto profondo. Arrivò una condanna definitiva a 7 anni e 8 mesi.

Dopo l’inchiesta della magistratura, nel 2013 fu avviato un processo ecclesiastico. “La Congregazione per la Dottrina della Fede” riferiscono fonti della curia di Albenga, “lo affidò al Tribunale ecclesiastico di Genova”. I giudici della Curia di Angelo Bagnasco nel febbraio 2018 arrivarono a una conclusione opposta rispetto a quella della magistratura italiana: assoluzione. Il testo della sentenza ecclesiastica stabiliva che don Massaferro “deve essere completamente riabilitato in quanto non consta che egli abbia commesso i delitti a lui ascritti”.

Francesco Zanardi, presidente della Rete l’Abuso che da anni denuncia i casi di pedofilia, usa parole severe: “Già eravamo rimasti stupiti quando, dopo la condanna da parte della Cassazione, era poi arrivata l’assoluzione del tribunale della Chiesa di Genova. A noi risulta che non abbiano sentito la vittima. Adesso scopriamo anche che don Massaferro celebra di nuovo messa, nella stessa diocesi dove sono avvenuti i fatti. Cosa penseranno i familiari della vittima?”, si chiede Zanardi. E sottolinea: “Si era detto di voler cambiare corso, ma i fedeli parlano di una piena restaurazione con messe talvolta celebrate in latino, con il sacerdote rivolto verso l’altare che dà le spalle ai fedeli e l’ostia che non viene più data in mano. Proprio il contrario di quello che chiede Francesco”.

Guglielmo Borghetti è il vescovo di Albenga. Nel 2016 proprio papa Francesco lo aveva inviato qui dopo i ripetuti scandali che avevano toccato la diocesi: c’era stato anche il caso del seminario che era stato praticamente sciolto. Oltre alla questione, il Fatto ne aveva scritto, che diversi sacerdoti condannati per pedofilia nella altre regioni di Italia si erano rifugiati a vivere proprio ad Albenga e dintorni.

Borghetti commenta così il ritorno sull’altare di don Lu: “Il sacerdote ha pagato tutto il suo debito con la giustizia italiana, è stato anche in carcere ed è interdetto dai pubblici uffici. Non sarà nominato parroco. Però la Chiesa nel suo ambito è sovrana e c’è stata anche l’assoluzione da parte del Tribunale Ecclesiastico che è molto severo. Bisogna seguire anche la ragione e non solo l’emotività: don Massaferro può dire messa”. Borghetti aggiunge: “Don Luciano non ha una chiesa fissa. In questi mesi si è prestato, con molta disponibilità, a celebrare ovunque mancasse un prete”.

IL FATTO QUOTIDIANO del 5-3-2020

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