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Difendere i preti pedofili fa male a tutti

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
9 Febbraio 2020
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 5 mins read
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In questi giorni è stato rilanciato sui social un articolo apparso su “Credere” e “Famiglia Cristiana” di un anno fa. Da quando la mia famiglia ha scelto di uscire dall’anonimato e di metterci la faccia, è abbastanza frequente essere contattati tramite i social e ricevere vari commenti o messaggi di solidarietà.

Questa volta però mi ha scritto un ragazzo, anche lui vittima di un prete pedofilo. Lo ha colpito l’articolo di Famiglia Cristiana e mi scrive che, forse, i tempi sono cambiati: nel 2008 lui aveva contattato la rivista scrivendo una lettera alla rubrica “Colloqui con il padre” in risposta ad un’altra testimonianza di un ragazzo anch’egli vittima. Mi dice, però, che la sua lettera non è mai stata pubblicata e ha ricevuto una banale risposta privata solo dopo ben cinque solleciti da parte sua.

Mi ha mandato la sua lettera scritta allora, rimasta un grido inascoltato, rimasta un insieme di parole destinate a nessuno, parole cariche di dolore, amarezza, profonda ingiustizia… impossibile non immedesimarsi mentre si legge riga per riga questo scritto.

Provo un sentimento di profonda indignazione pensando all’indifferenza che ha circondato questo ragazzo, allora appena vent’enne. Mi domando come sia stato possibile ignorare, da parte di una rivista che si dice cattolica, uno scritto così profondo e vero. Quanto male si può fare agendo con superficialità! Quanto ciascuno dovrà rispondere di ciò che fa o sceglie di non fare! Da cattolica conosco molto bene le parole di Gesù “..ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me…” (Matteo 25,45).

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È un dolore immenso riconoscere il male che la chiesa riesce a fare ai suoi figli! Come la Chiesa accoglie e si occupa delle vittime dei preti pedofili? A parole molto bene, parole vuote blaterate sempre in generale: quando poi si parla DAVVERO con ogni vittima CONCRETA, ci si rende conto della distanza abissale tra le parole e i fatti. Non c’è nulla da fare: le vittime sono scomode perché scoprono un nervo doloroso, mettono in luce una parte della chiesa che la chiesa stessa preferisce nascondere sotto il tappeto.

E i cattolici? Quando si schiereranno dalla parte delle vittime? Difendere i preti pedofili fa male a tutti, Chiesa compresa…

Ecco la lettera che Famiglia Cristiana non ha mai pubblicato:

“Sono contento che il Papa abbia chiesto scusa e si sia pubblicamente vergognato della “feccia” che imbratta il buon nome e la credibilità di “Santa Madre Chiesa”, ciò nonostante non posso che essere deluso e sdegnato.

Il motivo è semplice: sono un ragazzo di 20 anni; come l’autore della lettera pubblicata sul n°18 (4/05/2008), anch’io sono stato fino a poco tempo fa chierichetto, animatore di un gruppo post-cresima, ecc., e anch’io sono stato molestato dall’attuale parroco della parrocchia in cui sono nato e cresciuto e che ho frequentato fino a non molto tempo fa. A differenza sua, però, io ho continuato a frequentare la parrocchia fino a qualche mese fa.

I fatti succedono fra tre e quattro anni fa, quando avevo circa 17 anni. Per un anno e mezzo, seguendo quella “carità cristiana” che voi tutti ci insegnate, ho tenuto per me la cosa, cercando di dimenticare (perdonare sarebbe un po’ troppo). Dopo, non potendone più dei continui tentativi di “approccio” da parte del suddetto prete, decido di parlarne con i miei, che, sempre mossi dalla “carità cristiana”, mi esortano a perdonare e sforzarmi di continuare a svolgere i miei incarichi in parrocchia (forse sottovalutando un po’ il problema). Nel frattempo, essendo un grande amico di famiglia, il suddetto ne approfitta per convincere i miei del fatto che non solo non ha fatto nulla di ciò di cui lo accuso, ma che anzi sta difendendomi da alcuni miei ex amici (messimi contro da lui stesso). Tutto questo fino a qualche mese fa, quando vari altri fatti fanno finalmente aprire gli occhi anche ai miei su quanto quest’uomo sia viscido, falso e malato. Decido quindi di andare a denunciare i fatti alle autorità competenti, nella fattispecie Vescovo e Vicario. Ci si aspetterebbe come minimo di essere presi un po’ sul serio, e invece no! Il Vescovo, mentre (non facilmente tra l’altro) riferisco il tutto, non trova di meglio da fare se non sminuire, fino a quasi ridere su alcune delle cose denunciate! A questi colloqui sono seguite diverse lettere, tutte accuratamente e deliberatamente ignorate.

Nel frattempo il “prete” in questione, sentendo puzza di guai (poiché la cosa, una volta denunciata, è chiaro che si sarebbe saputa), ha iniziato a lanciare calunnie sempre più pesanti su me, la mia famiglia e chi ci è vicino, tanto da dire, ad esempio, ai genitori di un amico di mio fratello, un ragazzino quattordicenne al corrente di tutto, che questo ragazzino è indemoniato! Più altre innumerevoli, cose di cui il vescovo è stato sempre prontamente messo al corrente, ma ha continuato a far finta di nulla.

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È questo l’aiuto che la Chiesa dà alle vittime?? È così che pagano i colpevoli?

Un po’ di tempo fa ho visto il documentario della BBC “Sex crimes and Vatican”, che (come saprete) denuncia lo scandalo dei preti pedofili e soprattutto l’atteggiamento della chiesa nei confronti di questi fatti. Devo dire che in un primo momento io stesso l’ho trovato esagerato, ma mi sono dovuto ricredere dopo aver toccato con mano la politica di “Santa Madre Chiesa”! Vi si chiede aiuto, e non certo su roba da ridere, e voi cosa fate? Se va bene sminuite, altrimenti IGNORATE!!!!  Per otto mesi, nonostante per me fosse chiaro che il nostro appello non era stato ascoltato, abbiamo continuato a sperare in un qualsiasi movimento, in una qualsiasi cosa ci potesse far capire che non eravamo, che non ero solo! E invece ancora una volta voi (in quanto Chiesa) avete fallito!

Io non credo più in una istituzione che si fregia del nome di Sposa di Cristo e poi non è altro che un ammasso di bugie, di esteriorità, di facciata, di IPOCRISIA allo stato puro!

Questo stesso “prete” è quello che più e più e più volte giurava l’evidente falso sul Crocifisso! A volte persino sull’Eucaristia, ciò che di più sacro dovrebbe esistere per un cristiano! È quello che più e più volte ho visto con i miei occhi strusciarsi con ragazzine neppure maggiorenni per poi, quando glielo si faceva notare, giurare che quelli erano “abbracci paterni”, o che chi glielo faceva notare era geloso! Che praticava, senza averne la minima autorizzazione, esorcismi su ragazzini (sia su di me che, più volte, su un dodicenne)! Anche di questo il Vescovo era informato.

Tralascio poi gli anni di violenze psicologiche e ricatti morali soprattutto a me, ma anche ad altri a me vicini.

La chiesa ha perso la sua credibilità. Ho visto da parte di molti rappresentanti del clero tante di quelle incoerenze ed ipocrisie da esserne nauseato: l’utilizzo di Gesù Cristo secondo i propri comodi, l’appellarsi alla “carità cristiana” e al “perdono fraterno” quando non si hanno altri metodi per giustificare il proprio comportamento, gli spergiuri in nome di Cristo, il riempirsi la bocca di splendide parole dal pulpito per fare l’esatto opposto non appena scesi dall’altare, e ce ne sarebbero a non finire! Voi preti sarete pure umani, ma siete tenuti almeno a CREDERE in quello che fate, ad avere un po’ di coerenza nel nome di Colui che proclamate!

Ho invece la netta sensazione che fare il “prete” al giorno d’oggi sia solo un modo per avere la pagnotta assicurata, e, cosa da non sottovalutare, la protezione della Chiesa, che, diciamolo, è una MAFIA legalizzata! È un’istituzione che non ha a cuore gli altri come proclama, ma solo ed esclusivamente se stessa, ha come unico obiettivo l’autoprotezione!

Non voglio naturalmente generalizzare, c’è ancora chi crede in quello che fa, qualcuno lo conosco personalmente…

E una postilla a lei, caro padre: noi che critichiamo “Santa Madre Chiesa” siamo duri nel criticare perché analizziamo con onestà e franchezza ciò che non va. Sarebbe ora che iniziaste anche voi a non indulgere più verso voi stessi.

Lettera firmata”
Cristina Balestrini

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Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.