È il 2006 quando gli ex allievi del Provolo di Verona, un istituto cattolico per non udenti, si rivolgono al vescovo per informarlo degli abusi sessuali subiti da parte dei religiosi per più di trent’anni. La Curia, in grande imbarazzo, prima smentisce, poi minimizza. È la più importante denuncia pubblica della pedofilia all’interno della Chiesa cattolica italiana: all’estero è uno choc, ne parla anche il New York Times; da noi, la stampa sembra quasi non accorgersene.
Secondo quanto scrivono Mary Gail Frawley-O’Dea e Virginia Goldner in Atti impuri, tra il 1950 e il 2004 negli Stati Uniti si stimano tra i 40mila e i 60mila minori abusati; l’arcivescovo Silvano Tomasi, ossevatore della Santa Sede all’Onu, ha dichiarato che «nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% ha commesso atti di questo tipo». Dal 2000 in Italia, a detta del segretario della Cei Mariano Crociata, sono emersi un centinaio di casi di molestie. Le fonti continuano a essere fangose. Il 31 ottobre scorso a Roma, convocati dalla fondazione americana Survivors Voice, sono arrivati da tutte le parti del mondo per protestare contro la reticenza del Vaticano; un grido che ancora una volta si è fermato ai margini di piazza San Pietro.
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