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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » Abusi in Chiesa, Giada denuncia: “Insulti e bullismo contro di me, ma la vittima sono io”

Abusi in Chiesa, Giada denuncia: “Insulti e bullismo contro di me, ma la vittima sono io”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
17 Maggio 2019
in Abruzzo - Molise
Reading Time: 2 mins read
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Quando Giada Vitale ha denunciato il parroco di Portocannone (oggi condannato a 4 anni in appello) per abusi sessuali, il paese si è schierato con lui. “Nonostante le sue ammissioni mi accusavano di aver inventato o di essere stata consenziente, mi hanno aggredita, insultata, giudicata. “Una volta un gruppo di ragazzini ha cominciato a prendermi in giro davanti alla scuola, gli insegnanti sono rimasti a guardare”.

Aggredita, insultata, isolata. Così è stata trattata dai suoi compaesani Giada Vitale, la ragazza di 23 anni che ha denunciato i presunti abusi subiti da don Marino Genova, oggi condannato in appello a 4 anni di carcere. Lo scenario è il comune di Portocannone, duemila anime a un’ora da Campobasso, in Molise, una piccola comunità che conserva ancora una forte dimensione di tradizione e folklore, una comunità chiusa che nutre per il sacerdote una inossidabile e cieca reverenza, così assoluta da vedere di lui solo l’abito e non l’uomo.

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È in questo contesto che Giada Vitale, che ha denunciato il suo presunto abusatore all’età di 17 anni, è stata isolata, giudicata, insultata, tacciata di essere una calunniatrice. “La maggior parte dei miei compaesani mi accusava di aver inventato tutto – dice Giada a Fanpage.it – nonostante ci fossero le ammissioni di don Marino, mentre una parte di loro, quella che credeva realmente a quanto si diceva, mi incolpava di aver voluto quei contatti sessuali, di averli cercati, di aver condiviso quello che stava accadendo”. “Hanno perfino tentato di organizzare una fiaccolata di solidarietà, ma per lui”.

“Una volta – continua – sono stata aggredita da una parrocchiana mentre mi trovavo in compagnia di Francesco Zanardi, dell’associazione ‘L’abuso’, in quell’occasione sono stata costretta a chiamare i carabinieri. In un’altra occasione sono stata anche bullizzata da alcuni ragazzi davanti a una scuola. Io mi trovavo da quelle parti perché ero appena uscita dallo studio del medico, appena mi hanno visto hanno cominciato a insultarmi e prendermi in giro, addirittura in presenza dei loro insegnanti, che sono rimasti a guardare senza intervenire”.

All’epoca Giada era solo un’adolescente ed era all’inizio del percorso di denuncia, tuttavia, anche oggi che è una adulta e che le sue accuse hanno trovato conferme in due gradi di giudizio, le persone continuano a insultarla. “La maggior parte mi critica per non essermi ribellata, mi accusa di essere consenziente, so che queste persone non conoscono i meccanismi dell’abuso e ignorano totalmente le dinamiche”.

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https://www.fanpage.it/abusi-in-chiesa-giada-denuncia-insulti-e-bullismo-contro-di-me-ma-la-vittima-sono-io/

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.