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Ragazzo abusato da un prete, la famiglia al presidente della Cei: “Chi spezzerà catena di omertà?”

Redazione WebNews by Redazione WebNews
28 Maggio 2019
in Città del Vaticano, Lombardia
Reading Time: 11 mins read
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Dopo la lettera aperta in cui hanno chiesto le dimissioni di monsignor Mario Delpini, Arcivescovo di Milano, i famigliari di Alessandro, ragazzo che a 15 anni è stato abusato sessualmente da un prete a Rozzano, si sono rivolti anche al presidente della Cei, cardinale Gualtiero Bassetti, che recentemente ha detto di non sapere nulla della vicenda: “Le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video. Non può affermare che non è a conoscenza della vicenda!”

di Francesco Loiacono

Continua la battaglia della famiglia di Alessandro, ragazzo che a 15 anni è stato abusato da un prete a Rozzano, nel Milanese, contro l’omertà che negli ambienti ecclesiastici, milanesi e non, continua a circondare la vicenda che ha visto come vittima il loro famigliare. Una vicenda, che risale al dicembre 2011, sulla quale la giustizia italiana ha già espresso il suo primo verdetto: il sacerdote in questione, don Mauro Galli, è stato condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi. Lui, ex parroco dell’oratorio di Rozzano poi trasferito in un’altra parrocchia della diocesi, a Legnano, ma sempre a contatto con minori, ha respinto ogni accusa, sostenendo di aver semplicemente dormito nello stesso letto matrimoniale col ragazzo, senza però averne abusato. Alla famiglia, che non si è costituita parte civile al processo, il sacerdote ha versato in via extragiudiziale 100mila euro. Soldi che per l’accusa, che in sede di requisitoria aveva chiesto dieci anni per il prete, costituiscono una “discrasia evidente”: non si capisce infatti a che titolo sia stata versata questa somma se il sacerdote, come sostiene, si ritiene innocente.

I silenzi e i presunti insabbiamenti da parte della Diocesi ambrosiana

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Al di là dell’aspetto giudiziario della vicenda, che probabilmente proseguirà negli altri gradi di giudizio, da anni la famiglia di Alessandro, molto cattolica, porta avanti una battaglia contro la Chiesa, in particolare gli ambienti ecclesiastici di Milano, colpevoli di aver gestito male la vicenda che riguarda il loro famigliare. I famigliari di Alessandro si sono infatti rivolti alla giustizia solo dopo aver contattato alcune figure apicali della Diocesi ambrosiana, tra cui l’attuale arcivescovo di Milano Mario Delpini e l’attuale vescovo di Brescia Mario Tremolada (che all’epoca dei fatti non ricoprivano gli attuali incarichi). Il loro comportamento è stato però ritenuto inadeguato dai famigliari: un atteggiamento di prudenza estrema che è parso alla famiglia come un tentativo di insabbiare il caso, più che di affrontarlo. E, cosa più grave, i due alti prelati anziché denunciare subito l’accaduto alla giustizia o avviare un’indagine conoscitiva interna alla Chiesa, come era previsto dalle direttive della Cei (Conferenza episcopale italiana), si limitarono a spostare don Galli da Rozzano a Legnano, sempre a contatto con minori: “È vero, lo abbiamo destinato a Legnano, in oratorio, e di questo siamo stati imprudenti”, aveva detto nel 2015 don Pierantonio Tremolada alla famiglia di Alessandro, come documentato da alcuni audio finiti agli atti del processo.

La richiesta di dimissioni per monsignor Delpini

L’atteggiamento della Chiesa, e in particolare dell’attuale Arcivescovo di Milano Mario Delpini sulla vicenda di Alessandro ha portato negli scorsi giorni la famiglia a scrivere una lettera aperta a monsignor Delpini chiedendogli di dimettersi dal suo incarico. L’occasione è stata il recente incontro della Conferenza episcopale italiana durante il quale, tra le altre cose, sono state approvate le nuove Linee guida contro gli abusi ai danni dei minori che avvengono all’interno della Chiesa. Nelle nuove direttive per contrastare la pedofilia nel clero è spuntato l’obbligo morale, ma non giuridico, di presentare un esposto alle autorità civili in casi di abusi, quando ritenuti verosimili e previo consenso della vittima e dei suoi famigliari. Il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, ha ritenuto l’approvazione di queste linee guida un “passo in avanti”. Eppure lo stesso cardinale ha eluso le domande che alcuni giornalisti gli hanno rivolto sul caso di don Mauro Galli e sull’atteggiamento dell’arcivescovo di Milano, Delpini, dicendo di non sapere nulla della vicenda.

La risposta del cardinale Bassetti ha provocato l’immediata reazione della famiglia di Alessandro, che in una lunga lettera aperta rivolta al presidente della Cei si è detta stupita dalla sua risposta elencando puntualmente tutte le tappe della vicenda relativa ad Alessandro e tutti i documenti inviati dalla famiglia del ragazzo al cardinale, nonché le risposte inviate dall’alto prelato alla famiglia su carta intestata della Cei: “Sua Eminenza – scrivono i famigliari in un passaggio della missiva, che qui sotto pubblichiamo integralmente – le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda”. In un altro passaggio i famigliari si chiedono: “Ma chi protegge facendo finta di non sapere chi ha coperto coloro che hanno commesso questi gravi reati e peccati (gli abusi sui minori, ndr) non è altrettanto gravemente corresponsabile? Ma chi spezzerà mai questa catena di omertà?”. Chissà se adesso il grido di giustizia dei famigliari di Alessandro troverà una risposta, oltre che nella magistratura che fin qui ha dato loro ragione, anche in quella Chiesa in cui – e lo dimostra la perseveranza con cui continuano a combattere – nonostante tutto continuano a credere.

La lettera dei famigliari al cardinale Bassetti

Sua eminenza Cardinale Gualtiero Bassetti, siamo rimasti stupiti nell’apprendere che, durante la conferenza stampa di giovedì 23 maggio, al termine dell’assemblea della conferenza episcopale italiana che lei presiede, in cui sono state approvate le nuove linee guida per la tutela dei minori e adulti vulnerabili, alla precisa domanda di un giornalista che le chiedeva conto della vicenda del Vescovo di Milano mons. Mario Delpini, da noi più volte denunciato in questi anni per aver coperto l’abuso di don Mauro Galli, Lei abbia dichiarato che non sapeva nulla. Questa affermazione evidentemente non è veritiera: noi Le abbiamo personalmente scritto, in copia a molti vescovi e cardinali, oltre che al Santo Padre almeno una decina di volte. Le abbiamo denunciato esplicitamente il caso del comportamento negligente dei due Vescovi coinvolti, mons. Mario Delpini e Mons. Pierantonio Tremolada. Persino il comitato Vittime e Famiglie dell’associazione Rete l’Abuso le ha scritto per poterla incontrare, proprio per documentarle personalmente le diverse istanze (ancora prima del summit sulla tutela dei minori, in quanto lo stesso Papa Francesco esortava i Presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo ad incontrare personalmente le vittime per essere meglio preparati all’incontro di febbraio).

Lei ha risposto personalmente, in data 20 febbraio 2019, affermando che la questione degli abusi, oltre che essere un gravissimo reato, è un altrettanto gravissimo peccato, e ci invitava quindi a rivolgerci alle commissioni diocesane. Nel nostro caso, come Le abbiamo puntualmente risposto, significava incontrare la commissione istituita da mons. Delpini in data 11 febbraio 2019 nella quale ha nominato come membro esperto, l’avvocato Mario Zanchetti, cioè il professionista che da oltre quindici anni difende i preti pedofili della diocesi di Milano e non solo. Lo stesso avvocato, che ha difeso il prete che ha abusato di nostro figlio/nipote, don Mauro Galli, condannato in primo grado a sei anni e quattro mesi di carcere, è lo stesso avvocato che ha presentato ricorso in appello, ancora lo stesso avvocato che per conto dell’Arcivescovo Delpini, ci ha minacciato di chiederci i danni se non stavamo zitti o non mettevamo a tacere gli organi di stampa (come se noi avessimo tale potere sopratutto in un processo pubblico a porte aperte).

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Ci ha scritto che Lei personalmente avrebbe agevolato tale incontro “Ora che è stato costituito il Servizio Nazionale per la Tutela dei minori, chiederò che Lei o una rappresentanza delle vittime e delle famiglie del vostro Comitato, siate accolti e ascoltati, come saranno ascoltate altre vittime nelle sedi dei Servizi Regionali”. Le abbiamo risposto che saremmo andati anche da questa “meravigliosa” commissione a ribadire ancora una volta la nostra denuncia, paradossalmente facilitati dal fatto che, nel nostro caso, il difensore del prete, membro della commissione diocesana nominato appunto da mons. Delpini, ha già tutti i documenti del tribunale di Milano, delle indagini che coinvolgono esplicitamente l’Arcivescovo Delpini rispetto alla gestione della vicenda. Dispone del suo interrogatorio dove lo stesso mons. Delpini giura alla Polizia di essere stato subito allertato dell’allora “presunto” abuso sessuale dalla telefonata dell’allora parroco don Carlo Mantegazza due giorni dopo la notte dell’abuso.

Dispone della dichiarazione giurata e controfirmata dal monsignore che afferma di aver subito incontrato il prete raccogliendo la sua diretta confessione in cui confidava di aver dormito nel suo lettone con il minore, e quindi rivendica la sua decisione di aver spostato rapidamente il prete in un altro oratorio senza avviare alcuna indagine. Dispone dell’interrogatorio del prete che ammette sia di aver dormito nel suo letto matrimoniale con il minore, sia di averlo subito confessato a Delpini. Dispone di tutti gli interrogatori come quello di don Alberto Rivolta che afferma di aver subito e più volte parlato con Delpini per raccontargli dell’accaduto, dispone delle registrazioni audio dove gli stessi sacerdoti parlando con il vescovo Tremolada dissentono dalla decisione di Delpini di spostare il prete da una parrocchia all’altra. Dispone di tutti i documenti, le intercettazioni telefoniche dove lui stesso (avvocato) è coinvolto in quanto allertato personalmente da Delpini che gli segnalava il caso da gestire quando ancora non era stato notificato l’avviso di garanzia al sacerdote.

Sua Eminenza, le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda. Può un Cardinale, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana lavarsene le mani rispetto ad una vicenda tanto grave di un Arcivescovo membro della medesima Conferenza Episcopale? Il Sommo Pontefice esorta a denunciare: con il nuovo Motu Proprio “Vos estis lux mundi” introduce l’obbligo di denunciare alla chiesa regolamentando anche con precisione come e dove denunciare un vescovo che sposta i preti sospettati di abuso senza segnalarli, cioè al Vescovo Metropolita come mons. Delpini e specifica anche il caso in cui si intende denunciare lo stesso Metropolita…

Voi membri della CEI introducete l’obbligo morale di esposto alle autorità civili. Il Papa ha affermato ancora una volta, dopo il Summit di febbraio, che anche un solo caso di abuso è mostruoso e inaccettabile, lei afferma che oltre ad essere un grave peccato è anche un grave reato, il Papa afferma che anche coprire questi gravi reati è altrettanto grave (Motu Proprio “Come una Madre Amorevole”). Ci chiediamo quindi ora: “ma chi protegge facendo finta di non sapere chi ha coperto coloro che hanno commesso questi gravi reati e peccati non è altrettanto gravemente corresponsabile?” Ma chi spezzerà mai questa catena di omertà?

Noi in questi anni abbiamo denunciato innumerevoli volte il caso e quindi mons. Delpini e Mons. Tremolada a tutte le cariche istituzionali della Chiesa: partendo dall’allora Arcivescovo di Milano Cardinale Scola, al tribunale ecclesiastico Regionale, ai prefetti della Congregazione per la Dottrina Della Fede che si sono susseguiti (Cardinale Müller e Cardinale Ladaria), al Presidente della Pontificia Commissione per la tutela dei Minori (Cardinale O’Malley), al Prefetto della Congregazione dei Vescovi (Cardinale Ouellet), al supremo Tribunale della Segnatura Apostolica, ai nunzi apostolici che si sono susseguiti, ai segretari di Stato, all’Arcivescovo Scicluna presidente del Collegio per l’esame dei ricorsi della Sessione Ordinaria della Congregazione per la Dottrina della Fede consegnando brevi mano il dossier completo del caso Delpini, al Papa Emerito Benedetto XVI, al Santo Padre Papa Francesco….. ricevendo di volta in volta diverse benedizioni e risposte a partire da quelle del Cardinale Scola che definiva maldestri i suoi collaboratori, dal Cardinale Müller che ci riferiva che se ne sarebbe occupato ma, poco dopo, venne licenziato dall’incarico, alla Pontificia Commissione che ci riferiva che non era suo compito occuparsene (loro si dovevano limitare a dare suggerimenti per il bene universale dei minori e che avrebbero inviato tutto il fascicolo alla Congregazione per la Dottrina della Fede), ai Nunzi Apostolici che ci riferivano che era tutto nelle mani del Santo Padre…

Pare che tutte queste regole, obblighi morali, tolleranza zero, indichino esattamente come e dove denunciare: ma nella realtà non è affatto possibile denunciare o meglio è assolutamente inutile. Tutti sanno, molti fanno finta di non sapere… e comunque o non è compito di nessuno o nessuno se ne occupa! gli unici che rispondono sono quelli che rimandano al mittente o ad altri dicasteri… il risultato è sempre il medesimo: IL NULLA! Per quanto tempo ancora potrà reggere questa farsa? a quale impietoso teatrino il mondo deve ancora assistere? Tutti sanno ma nessuno ammette di sapere, paradossalmente solo Mons Delpini ha ammesso di sapere (o meglio è stato costretto a rispondere alla Polizia quando è stato interrogato), e persino mons. Tremolada che saccentemente senza nessun pudore ammetteva l’errore “va bene, abbiamo sbagliato, lo diremo se ci verrà chiesto…”, sapendo perfettamente che nessuno gli avrebbe mai chiesto nulla. Per aver obbedito a questi “obblighi morali” di cui voi oggi vi dotate, per aver obbedito alle esortazioni del Papa che anni fa ringraziava chi aveva il coraggio di denunciare con nomi e cognomi, noi familiari siamo stati definiti “IPOCRITI perché sputiamo nel piatto in cui mangiamo”, così come ci ha prontamente accolto il nostro nuovo parroco don Roberto Soffientini.

Ma dove dimora l’ipocrisia in tutta questa vicenda? noi vogliamo solo poter continuare a credere in questa chiesa! Vogliamo poter continuare a credere in una chiesa che non violenta i bambini, in una chiesa che non copre chi violenta i bambini, in una chiesa che non protegge chi copre chi violenta i bambini, in una gerarchia che non mente facendo finta di non sapere, che non si nasconde dietro al fatto che tocca sempre a qualcun altro…. Perché, nel nostro caso, sono finiti “tutti gli altri”, tutti i vertici della gerarchia, non ci sono “altri” a cui poter denunciare, lo sanno ormai tutti, tutti gli uffici, dicasteri, congregazioni… Vogliamo poter credere ad una chiesa che coerentemente da seguito ai propri stessi proclami, obblighi morali, una chiesa autentica e meno ipocrita che si assume la responsabilità degli errori che alcuni suoi ministri compiono, ma anche la responsabilità delle conseguenze!

Basta che invece che introdurre gli “obblighi morali” ci diciate e diciate apertamente al mondo che è moralmente accettabile che un prete si porti a letto un bambino! Quindi il suo vescovo non avrà più nemmeno la necessità di far sparire il sacerdote spostandolo da una parrocchia all’altra sperando che, così, i genitori non denuncino l’accaduto ai carabinieri…. e noi a quel punto smetteremo di chiedere conto di questa “negligenza” perché rientrerebbe quindi nella normalità… “normale tolleranza” al posto di “tolleranza zero”. Non sareste nemmeno costretti a mentire ad invadenti domande in una qualsiasi conferenza stampa, tanto nessuno chiederà mai conto.

Noi saremmo gli ipocriti perché ci siamo illusi che era una cosa buona ubbidire al Papa che esortava a denunciare questi orribili reati, da lui definiti “equivalenti ad una messa nera”, azione del demonio che si insidia in questa orribile catena di omertà??? Ma se lei, che è il presidente della Conferenza Episcopale Italiana, non è in grado nemmeno di rispondere a chi gli ha chiesto lumi su questa vicenda, se non ha nemmeno avuto il coraggio di ammettere, almeno, che era al corrente della vicenda, nemmeno appena un minuto dopo aver approvato le nuove linee guida che dovrebbero garantire trasparenza in una maggiore tutela dei minori….!

Cosa si deve aspettare la gente? e le vittime? o i familiari come noi? Che brutta pagina della chiesa cattolica! La preghiamo, almeno per pietà cristiana, di risponderci, di risponderci nel merito. Se fino ad ora non sapeva nulla, ora sa! Chiediamo anche a lei l’esito del processo canonico relativo a don Mauro Galli (Immaginiamo che almeno a lei risponderanno, se osa chiedere) oppure anche lei si nasconderà come altri dietro al “non è mio compito”…??? Ma di chi è compito? vuole ancora rimandarci alla Commissione Diocesana dall’avvocato professore Zanchetti? L’unico che, dietro lauto compenso, si offre per conto “vostro” di fare il lavoro sporco (in Tribunale però) senza tuttavia voler far sapere chi paga, questo no! Deve rimanere rigorosamente segreto, forse il povero prete nullatenente, l’unico sacrificabile ormai scaricato!?!

Sua Eminenza Cardinale Bassetti, la preghiamo di avere la pietà evangelica di volersi documentare finalmente! Quantomeno per poter rispondere la prossima volta con un minimo di cognizione di causa se per caso un comune mortale dovesse nuovamente osare porle una domanda pertinente. Ciò che le chiediamo è solo coerenza, oppure anche questa è coperta dal Segreto Pontificio a discapito della proclamata trasparenza? Non si preoccupi della nostra privacy, argomento strategicamente richiamato nell’ultimo Motu Proprio: se ci risponde e vuole rispondere apertamente, noi le diamo anticipatamente il nostro consenso perché ci sono tanti altri cattolici che, come noi, desiderano poter ancora credere ad una chiesa, ai suoi insegnamenti, ad una chiesa meno ipocrita e più credibile. Il garante della privacy se ne farà una ragione.

https://milano.fanpage.it/ragazzo-abusato-da-un-prete-la-famiglia-al-presidente-della-cei-chi-spezzera-catena-di-omerta/

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.