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BRUCIATE TUTTO: I SEGRETI DEGLI ARCHIVI PEDOFILI VATICANI, DAI TEMPI NAZISTI AL ‘CASO RATZINGER’

Un'indagine internazionale a cui EL PAÍS ha partecipato a documenti interni e inediti della Dottrina della Fede rivela fallimenti sistemici, occultamento e che rimane una questione senza risposta: la Santa Sede non ha mai rivelato i casi di cui è a conoscenza e ciò che contiene i suoi archivi. Leone XIV, che deve ancora definire la sua strada nella gestione dello scandalo, si trova ad affrontare la storica sfida della trasparenza

Redazione WebNews by Redazione WebNews
19 Marzo 2026
in Cultura
Reading Time: 4 mins read
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Il Vaticano ha sempre avuto informazioni sui casi di pedofilia nel mondo, sa molto più di quanto ammetta e non ha mai detto ciò che sa. Questo è dimostrato dai documenti trovati da un’indagine internazionale del quotidiano tedesco Correctiv, in collaborazione con EL PAÍS, insieme a The Boston Globe degli Stati Uniti, Observador del Portogallo e Casa Macondo della Colombia.

Gettano nuova luce sugli archivi vaticani del Dicastero per la Dottrina della Fede e dell’ex Santo Ufficio, ancora chiuso ai ricercatori e accessibile a pochissime persone. “Entrare lì è impossibile,” conferma un sacerdote canonico che ci ha provato più volte. Inoltre, varie fonti sottolineano che esiste un archivio ancora più segreto che protegge i casi più gravi e delicati. Il quadro che emerge indica che il Vaticano ha sempre avuto più informazioni sugli abusi in ogni paese di quante ne ammetta, anche se ha sostenuto che per decenni quasi nessun caso sia arrivato a Roma e abbia iniziato a riceverli solo dal 2001. Fu l’anno in cui, di fronte alla portata dello scandalo, nuove normative vaticane costrinsero le diocesi di tutto il mondo a inviarle. Ma questa ricerca mostra che alcuni sono arrivati, nascosti sotto questioni che parlavano di altro, come dispense e divieti di confessione. I documenti più antichi che ora sono stati rivelati esclusivamente risalgono agli anni Trenta in Germania.

Di fronte al rischio che i fascicoli dei preti pedofili finissero nelle mani dei nazisti, nemici della Chiesa cattolica, l’ordine era chiaro: “Bruciate tutto.” I documenti più rilevanti provengono dal caso Ratzinger, scoperto nel 2010 dal New York Times, perché dimostrano che è ben lontano dall’essere stato chiarito: una misteriosa lettera del futuro Benedetto XVI, datata 1986, quando era prefetto della Dottrina della Fede, rivela che già allora aveva informazioni secondo cui un sacerdote della sua ex diocesi,  Monaco, era un pedofilo pericoloso. Inoltre, lo ha elaborato in modo confidenziale al di fuori del protocollo. Questo sacerdote continuò nelle parrocchie e aggrediva 23 minorenni, fino a quando il caso venne alla luce nel 2010. Questo caso apre altre domande che attendono una risposta.

Nell’agosto 2025, Correctiv inviò a Leone XIV una serie di domande, insieme ai documenti trovati. Il papa li inoltrò alla Commissione Pontificia per la Protezione dei Minori, che li rimpatriò al Dicastero per la Comunicazione, che non rispose. Anche la Dottrina della Fede rimase in silenzio dopo 20 consultazioni. Il 27 gennaio, le domande furono nuovamente rivolte al papa, questa volta di persona, mentre stava lasciando Castel Gandolfo. Non ha ancora risposto. In definitiva, l’arrivo del nuovo pontefice offre l’opportunità di un cambiamento di atteggiamento da parte del Vaticano, per compiere il passo verso un’autentica trasparenza su tutto ciò che sa e su ciò che si trova nei suoi archivi. Leone XIV ha mostrato sensibilità verso le vittime della pederastia e ha sostenuto il lavoro dei giornalisti.

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In diversi paesi, per il bene della verità, la Chiesa ha intrapreso audit interni, ma il Vaticano no, essendo il più grande centro di informazione sullo scandalo. Aprire gli archivi, rivelarne il contenuto, o intraprendere uno studio personale e offrire dati, sarebbe un gesto decisivo per mostrare la vera volontà di Leone XIV che tutta la verità sullo scandalo fosse conosciuta. “Ogni passo avanti su questo cammino è un passo verso Cristo e verso una Chiesa più evangelica e autentica,” ha detto lunedì alla Pontificia Commissione per la Protezione dei Minori. Le storie raccontate da questi giornali rintracciati in vari paesi sono di occultamento, lentezza e negligenza. Alcuni sono inediti e altri erano già pubblici, ma erano dispersi in ricerche condotte a livello locale. Metterli insieme offre una panoramica. Ad esempio, rivelano come il caso di un frate denunciato nel 1972 e che negli anni Novanta era ancora attivo fosse nascosto in Portogallo.

Lo stesso vale per quelli più recenti, già sotto Benedetto XVI. In Colombia, un vescovo e il Vaticano hanno insabbiato un caso noto nel 2004 fino all’arresto del sacerdote nel 2010. In Italia, un altro caso è rimasto nascosto per decenni fino al 2010. Ci sono anche casi evidenti in due diocesi statunitensi, Oakland e Springfield, e in Australia. Sono solo la punta dell’iceberg di documenti ancora nascosti negli archivi vaticani. Tra pochi mesi saranno 25 anni dallo scandalo della pedofilia tra il clero scoppiato nel gennaio 2002 negli Stati Uniti con l’indagine del Boston Globe. Tra pochi mesi saranno 25 anni dallo scandalo della pedofilia tra il clero scoppiato, nel gennaio 2002 negli Stati Uniti, con l’indagine sul Boston Globe. Da allora, è emerso in tutti i paesi cattolici. In Spagna, con l’indagine su EL PAÍS dal 2018. Il Vaticano e gli ultimi papi, ovviamente, sono sempre stati al centro dello scandalo, ma la richiesta di trasparenza da parte della Chiesa su migliaia di casi è stata una battaglia giornalistica combattuta in ogni paese. Il risultato è che oggi il Vaticano non ha mai rivelato le informazioni di cui dispone. Le fonti e gli storici vaticani ammettono che in realtà negli archivi del Santo Ufficio si trovano tutti i casi noti a Roma almeno per quasi tutto il diciannovesimo e ventesimo secolo. Va ricordato che nel 1810 Napoleone prese gli archivi e solo una parte di essi fu restituita.

Tuttavia, il Vaticano non ha mai fornito dati. In una storica apparizione di due rappresentanti vaticani nel 2014, il Comitato ONU sulla Convenzione sui Diritti del Bambino ha richiesto informazioni dettagliate alla Santa Sede e poi nessun altro lo ha fatto. Nel 2010, il promotore della giustizia (procuratore) della Dottrina della Fede, Charles Scicluna, stimò che a Roma fossero arrivati circa 3.000 casi. Quella cifra è stata aggiornata in poche dichiarazioni, sporadiche e confuse. Nel 2014, come riportato all’ONU, ci sono stati 3.420 casi dal 2004 al 2013. Nel 2021, l’ultima stima nota della Dottrina della Fede indicava 9.000 dal 2001. Ma è una cifra inaffidabile se si considera che solo in Spagna EL PAÍS ha finora contato 1.572 imputati, con quasi 3.000 vittime. Ciò che è chiaro è che nessuno parla dei decenni precedenti al 2001, è un mistero ancora più grande. In realtà, il Vaticano possiede probabilmente il più grande archivio di pedofili impuniti al mondo.

Questa ricerca fa luce su questo.

Continua…

https://elpais.com/sociedad/2026-03-19/quemad-todo-los-secretos-de-los-archivos-de-pederastia-del-vaticano-de-la-epoca-nazi-al-caso-ratzinger.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.