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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » Alberto Rivolta » Bimbo abusato dal prete, la mamma scrive al cardinale Bassetti: «Perché tante menzogne?»

Bimbo abusato dal prete, la mamma scrive al cardinale Bassetti: «Perché tante menzogne?»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Maggio 2019
in Città del Vaticano, Lombardia
Reading Time: 3 mins read
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di Franca Giansoldati

Città del Vaticano – Cristina Battaglia è una leonessa ferita. E’ la mamma del ragazzino abusato da un prete milanese, condannato dal tribunale (civile) a 6 anni e 4 mesi, il cui caso era stato coperto dall’arcivescovo di Milano, Delpini. Ha scritto una lettera aperta al cardinale presidente della Cei, Gualtiero Bassetti per accusarlo: «Ma come fa si fa a mentire così dicendo che non conosceva il caso di nostro figlio?» Tre giorni fa, alla conferenza stampa dei vescovi, una giornalista aveva chiesto a Bassetti un commento su questa vicenda grottesca, sentendosi rispondere in malo modo dal cardinale che di fatto non ne sapeva nulla, che non se ne era parlato e che non spettava a lui affrontare il caso. La mamma del ragazzo, Cristina Battaglia, per nulla intimidita, da cattolica praticante quale è, non si arrende e vuole dalle autorità ecclesiastiche risposte esaustive proprio mentre sono state approvate le nuove linee guida per la tutela dei minori.

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«La sua affermazione evidentemente non è veritiera: noi Le abbiamo personalmente scritto, in copia a molti vescovi e cardinali, oltre che al Santo Padre almeno una decina di volte. Le abbiamo denunciato esplicitamente il caso del comportamento negligente dei due vescovi coinvolti, monsignor Mario Delpini e monsignor Pierantonio Tremolada. Persino il comitato Vittime e Famiglie dell’associazione Rete l’Abuso le ha scritto per poterla incontrare, proprio per documentarle personalmente le diverse istanze (ancora prima del summit sulla tutela dei minori, in quanto lo stesso Papa Francesco esortava i Presidenti delle conferenze episcopali di tutto il mondo ad incontrare personalmente le vittime per essere meglio preparati all’incontro di febbraio)».

Il cardinale Bassetti di fatto ha risposto alle vittime italiane il 20 febbraio 2019, affermando che la questione degli abusi, oltre che essere un gravissimo reato, è un altrettanto gravissimo peccato.

Cristina Battaglia, nella lettera, riassume la via crucis della sua famiglia, le umiliazioni ricevute, le difficoltà economiche a portare avanti la causa, fino alla decisione di ricorrere al tribunale civile (che poi ha condannato il prete). La famiglia della vittima ha dovuto fare fronte alle spese degli avvocati e, soprattutto si è trovata di fronte a principi del foro ingaggiati dalla diocesi di MIlano. «Delpini ha nominato come membro esperto, l’avvocato Mario Zanchetti, cioè il professionista che da oltre quindici anni difende i preti pedofili della diocesi e non solo. Lo stesso avvocato, che ha difeso il prete che ha abusato di nostro figlio, don Mauro Galli ed è lo stesso avvocato che ha presentato ricorso in appello, ancora lo stesso avvocato che per conto dell’arcivescovo Delpini, ci ha minacciato di chiederci i danni se non stavamo zitti o non mettevamo a tacere gli organi di stampa (come se noi avessimo tale potere sopratutto in un processo pubblico a porte aperte».

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La famiglia forte del Vangelo non si arrende e soprattutto non ci capacita di tante menzogne. «Lei dispone dell’interrogatorio del prete che ammette sia di aver dormito nel suo letto matrimoniale con il minore, sia di averlo subito confessato a Delpini. Dispone di tutti gli interrogatori come quello di don Alberto Rivolta che afferma di aver subito e più volte parlato con Delpini per raccontargli dell’accaduto, dispone delle registrazioni audio dove gli stessi sacerdoti parlando con il vescovo Tremolada dissentono dalla decisione di Delpini di spostare il prete da una parrocchia all’altra. Dispone di tutti i documenti, le intercettazioni telefoniche dove lui stesso (avvocato) è coinvolto in quanto allertato personalmente da Delpini che gli segnalava il caso da gestire quando ancora non era stato notificato l’avviso di garanzia al sacerdote».

La signora Cristina è desolata. «Sua Eminenza, le abbiamo scritto tante volte, inviandole materiale, prove, registrazioni audio e video, le abbiamo chiesto di incontrarci in Vaticano, tante volte purtroppo invano… ma certamente non può ora assolutamente affermare che non è a conoscenza della vicenda! Se non ha voluto leggere, se ci ha risposto solo con frasi fatte, prive di riferimenti contestuali, allora se ne assuma la responsabilità e comunque, da oggi, non potrà più dire che non conosce la vicenda. Può un Cardinale, il presidente della Conferenza Episcopale Italiana lavarsene le mani rispetto ad una vicenda tanto grave di un Arcivescovo membro della medesima Conferenza Episcopale?». La risposta per ora non ha repliche.

https://www.ilmessaggero.it/vaticano/bambino_abusi_prete_milano_cristina_battaglia_lettera_vaticano-4516749.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.