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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » cardinale » Nella ricostruzione del New York Times le esitazioni del Vaticano

Nella ricostruzione del New York Times le esitazioni del Vaticano

Redazione WebNews by Redazione WebNews
8 Marzo 2010
in Città del Vaticano
Reading Time: 3 mins read
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Pedofilia/ Il caso di padre Murphy – scheda

Nella ricostruzione del New York Times le esitazioni del Vaticano

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1950: il reverendo Murphy arriva lalla St. John’School for the Deaf. Qui, dopo essere stato ordinato sacerdote, assume l’incarico di cappellano. 1955 Emergono le prime prove di abuso. In una lettera invita nel 1997 all’arcidiocesi di Milwaukee, David Walsh, cappellano nell’istituto dei sordi di Chicago dal 1955 al 1963 riporta di alcune rivelazioni di alcuni ex alunni della scuola St John. Molti raccontano di aver subito abusi da parte di Murphy. Murphy in un primo momento nega, poi ammette le accuse. 1963: Murphy è nominato direttore della scuola st. John e la dirigerà per 11 anni consecutivi anche se i suoi superiori ricevono denunce dei suoi abusi nei confronti di alcuni allievi. 1974: un gruppo di ex studenti cerca di lanciare l’allarme. La forma scelta è quella di un poster “wanted” con l’immagine di padre Murphy che viene affisso davanti alla cattederale di Milwaukee. Gli ex studenti chiedono alla chiesa che impedisca al sacerdote di lavorare a contatto con i ragazzi. 1974, 12 settembre. Padre Murphy è trasferito in una residenza di campagna nel nord del Wisconsin. Ufficialmente è un trasferimento temporaneo per motivi di salute, di fatto non tornerà mai più alla st John’s School. 1993, 12 dicembre: un esperto in disturbi sessuali assunto dalla diocesi di Milwaukee esamina padre Murphy. Dopo quattro giorni di colloqui scrive che il sacerdote ammette di aver abusato di 19 bambini ma probabilmente, aggiunge , le vittime sono state almeno 200. Conclude che il prete non si rende conto del male fatto e che non è pentito mentre sembra insensibile alle cure. 1996, 17 luglio: l’arcivescovo di Milwaukee scrive al cardinale Ratzinger allora capo della congretazione della fede notificandogli delle accuse nei confronti di due preti della sua diciocesi. Aggiunge che a suo avviso dovrebbero essere sottoposti a processo canonico. 1997 10 marzo: l’arcivescovo Weakland scrive al Tribunale supremo Vaticano della Signatura apostolica. Il cardinale dice di non aver ricevuto alcuna risposta dal cardinale Ratzinger e ricorda che la questione è urgente perché “uno scandalo nel prossimo futuro è altamente probabile”: 1997, 24 marzo: l’arcivescovo Tarcisio Bertone scrive alla diocesi di Milwaukee. Il Vaticano suggerisce un processo di diritto canonico contro Murphy. Bertone raccomanda di attenersi alle norme di diritto canonico del 1962 che prescrivono la segretezza del procedimento penale. 9 aprile 1997 Il cardinale Augustoni risponde all’arcivescovo Weakland dicendo che il caso resta sotto la giurisidizione della congregazione per la Dottrina della fede diretta dal cardinale Tatzinger. 1998, 12 gennaio: Murphy scrive una lettera persononale al cardinale Ratzinger chiedendogli di annullare il decreto del suo vescovo Seperiore del Wisconsin. Murphy ricorda di essere malato e precisa di non aver ricevuto nessuna nuova accusa dal 1974 1998, 6 aprile, Il cardinale Tarcisio Bertone, ora segretario della dottirna della fede, scrive alla’arcivescovo Fliss dicendo di non aprire un processo canonico contro Murphy e di non privarlo della dignità sacerdotale. Piuttosto Bertone raccomanda il ricorso a “misure pastorali”. Bertone spiega la sua scelta citando la lettera di Murphy e il suo stato di salute. 13 maggio 1998 – il vescovo Fliss risponde a Bertone dicendogli che “tutti i ragionevoli metodi pastorali” sono già stati tentati e che non si potrà evitare lo scandalo senza un processo. 39 maggio 1998 – I vescovi dell’arcidiocesi di Milwaukee e del Wisconsin hanno un incontro in Vaticano con Bertone e altri cardinali. Dopo l’incontro uno dei vescovi americani sottolinea che il Vaticano “non incoraggia” gli americani ad aprire un procedimento legale nei confronti di Murphy. L’arcivescovo Weakland “riafferma che avrà delle difficoltà a spiegare tale scelta alla sua comunità di sordi”. 1998, 19 agosto: l’arcivescovo Weakland informa il vaticano che il processo contro Murphy intentato dalla diocesi di Milawaukee è stato formalmente fermato. L’arcivescovo aggiunge che è stata invece decisa l’apertura di un processo amministrativo per dichirare “Inadatto al ministero” padre Muprhy. 21 agosto 1998: padre Murphy muore. Nella messa funebre il vescovo ausiliario Richard Sklba ricorda il suo buon lavoro ma accenna anche “ad alcune ombre sul suo sacerdozio”.

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.

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