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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Ratzinger e la pedofilia: «Il collasso spirituale è cominciato nel ’68». Della serie, scherzi della memoria in Vaticano

Ratzinger e la pedofilia: «Il collasso spirituale è cominciato nel ’68». Della serie, scherzi della memoria in Vaticano

Federico Tulli by Federico Tulli
12 Aprile 2019
in Cronaca e News
Reading Time: 5 mins read
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Federico Tull – Il primo papa pedofilo di cui si hanno tracce storiche fu s. Damaso, è vissuto nel IV secolo. Dopo di lui, fino al XVI secolo se ne contano altri 16: l’ultimo dei quali è Giulio III. A metà del XVI secolo, con l’Inquisizione, la Chiesa inizia a insabbiare tutti i crimini di natura “sessuale” compiuti da ecclesiastici. Una prassi che prosegue con ‘successo’ ancora oggi, seguendo le stesse efficaci ‘regole’ di segretezza o, all’occorrenza, di mistificazione della realtà attraverso pubbliche dichiarazioni nel caso in cui la segretezza fosse stata in qualche modo violata. In “Chiesa e pedofilia” (L’Asino d’oro edizioni, 2010), avvalendomi del contributo di storici, sociologi, avvocati, magistrati, psichiatri e psicoterapeuti indago sulle radici culturali della pedofilia per cercare di capire come questo crimine orrendo e violentissimo – la pedofilia è l’annullamento della realtà umana del bambino – sia riuscito ad attraversare praticamente indisturbato 25 (venticinque) secoli di storia nelle società “occidentali”. Come se il bambino non esistesse. Già perché ovviamente lo stupro di un bimbo prepubere non è “invenzione” della Chiesa, né i suoi primi teorici vanno ricercati tra i suoi padri fondatori. Diciamo qui in estrema sintesi che Platone ha avuto in questo grandi responsabilità. È nella razionalità “greca”, nel logos occidentale, che si annida l’idea che il bambino non sia un essere umano (perché come la donna non è dotato di pensiero razionale). Quindi in sostanza esso, tavoletta di cera, va plasmato dal maschio adulto affinché diventi uomo: anche attraverso lo stupro. E il violentato a sua volta diventerà violentatore…

Anche per il pensiero religioso cattolico il bambino non ha identità umana, esso è addirittura il diavolo impersonificato. L’identità umana gli viene data nel tempo attraverso i riti del battesimo (che è il primo esorcismo) e della comunione. Anche per l’ecclesiastico, dunque, il bambino prepubere non è un essere umano e gli si può fare qualsiasi cosa. Decine di testimonianze di stupri avvenuti nell’ambito del sacramento della confessione (sono la maggior parte tra quelli di matrice clericale) raccontano che ancora oggi il prete si presenta alla vittima come il suo purificatore (qui ogni commento è lecito, nda).

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Sempre in “Chiesa e pedofilia”, per ricostruire la storia cito fonti ufficiali come i rapporti investigativi del governo di Dublino dai quali emerge inequivocabilmente l’endemicità del fenomeno criminale della pedofilia nella Chiesa d’Irlanda: stupri, violenze, abusi, maltrattamenti su decine di migliaia di bambini hanno attraversato tutto il XX secolo nelle parrocchie, scuole, oratori etc. Lo stesso è stato provato negli Stati Uniti da una indagine commissionata dalla Conferenza episcopale Usa. In “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (L’Asino d’oro ed., 2014), riscontro la medesima situazione. Senza soluzione di continuità, dal 1870 in poi, la pedofilia è presente – e come se è presente – anche nel clero cattolico italiano. E gli esempi potrebbero continuare. In “Giustizia divina” (Chiarelettere, 2018)con Emanuela Provera raccontiamo come oggi la Chiesa italiana si è organizzata per nascondere i sacerdoti violentatori, continuando a sottrarli impunemente all’azione penale della magistratura “laica” anche in virtù del Concordato con lo Stato italiano. E già quanto detto fin qui basterebbe per chiedersi come fa Joseph Ratzinger a pensare che la pedofilia prima del 1968 – anche all’interno della Chiesa – non esistesse: «Il collasso spirituale è iniziato nel ’68. Fu teorizzata l’idea che (la pedofilia) fosse giusta». Questa sua affermazione è in bella mostra sulla home page del Corriere della sera in cui si fa riferimento a un lungo articolo che il papa emerito ha scritto per una rivista tedesca e che . Ed è fatta da una persona che notoriamente è un grande estimatore di Platone, e dalla stessa persona che per 34 anni è stata il capo dell’ex Inquisizione – e sappiamo bene quanto Ratzinger dal 1981 al 2005 abbia contribuito da “ministro” della giustizia vaticana a insabbiare di tutto (basti pensare al capo dei legionari di cristo: Maciel Degollado), e dalla stessa persona che nel 2001 ha firmato il De delictis gravioribus, il documento in cui si intima ai vescovi di non denunciare e di riferire tutto alla Santa sede, pena la scomunica, rinnovando così un altro documento, il Crimen sollicitationisdel 1962 (cioè un po’ prima del 1968…), e dalla stessa persona che nel 2013 ha definito la pedofilia «un delitto morale». Dando così, il papa emerito – consapevolmente o meno – ragione a Foucault che curiosamente è anche il destinatario del suo strale. A lui, infatti, teorico con Freud del bambino sessuato e seduttore, il papa emerito si riferisce quando scrive che , cioè la deriva immorale, è avvenuto nel 1968.

Dietro la definizione ratzingeriana di “delitto morale” c’è infatti l’idea perversa che lo stupro di un adulto su un bambino sia in realtà un atto sessuale tra due persone. Per Ratzinger – come per Bergoglio e decine di ecclesiastici che incautamente lo hanno riferito in pubblico – il bambino è compartecipe se non istigatore: cioè ha una sessualità e dunque un desiderio. Come per Freud e Foucault. Ma la sessualità, per il pensiero religioso cattolico, è tale solo se finalizzata alla procreazione. E dunque per questo, e solo per questo, la Chiesa, Ratzinger, il suo collega papa, considerano la pedofilia un delitto. Si tratta per costoro un atto di lussuria (!), un’offesa a dio, cioè un peccato in violazione del sesto comandamento, commesso sia dal prete che dalla sua vittima. Ha tuttavia ragione Ratzinger che con il “Manifesto per la depenalizzazione della pedofilia” propagato da Foucault e altri pensatori del Sessantotto «fu teorizzata che fosse giusta».

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Michel Foucault e a molti altri intellettuali francesi sono stati difensori della cosiddetta “pedofilia dolce”. Secondo l’icona del Sessantotto e padre della presunta “rivoluzione sessuale”, se il bimbo non si rifiuta non c’è violenza. Questo diceva in una tristemente nota intervista del 1977: «Si può fare al legislatore la seguente proposta? Con un bambino consenziente, con un bambino che non si rifiuta, si può avere qualunque tipo di rapporto, senza che la cosa rientri nell’ambito legale?… Il problema riguarda i bambini. Ci sono bambini che a dieci anni si gettano su un adulto – e allora? Ci sono bambini che acconsentono, rapiti. Sarei tentato di dire che, se il bambino non si rifiuta, non c’è alcuna ragione di sanzionare il fatto, qualunque esso sia». Il pensiero di Foucault ha inciso nella formazione di molti intellettuali delle generazioni successive. Tra i più noti c’è Daniel Cohn-Bendit che nel suo libro Le Grand Bazar, scrive: «Mi è successo che qualche bimbo mi aprisse la cerniera dei pantaloni e iniziasse ad accarezzarmi. Io reagivo in modo diverso a seconda delle circostanze. Il loro desiderio mi creava dei problemi. E chiedevo: “Perché giocate con me e non con gli altri?”. Ma quando loro insistevano, io li accarezzavo». Concetti ribaditi durante il programma televisivo “Apostrophes” del 23 aprile 1982. E poi l’11 marzo 2010 in un’intervista al settimanale tedesco “Die Zeit”, uscita nel pieno dello scandalo pedofilia che ha travolto la Chiesa cattolica in Germania, Cohn-Bendit ha commentato al giornale che le norme «repressive» in vigore prima del 1968 avevano provocato «danni», ma ha sottolineato che è necessario saper imporre dei limiti. Per poi concludere: «È giusto riconoscere ai bambini e agli adolescenti la loro forma di sessualità, ma il fatto che gli adulti impongano ai bambini le loro regole sessuali sotto delle apparenze libertarie va contro la stessa emancipazione». Come dire, se il bimbo è consenziente per di più istigatore che male c’è? È difficile comprendere come un minore possa essere complice di una violenza che subisce, salvo non ipotizzare come Sigmund Freud che i bambini siano polimorfi perversi quindi potenziali seduttori di adulti. In ogni caso dalle frasi di Foucault e Cohn-Bendit, intrise di mentalità freudiana, emerge un pensiero finalizzato a colpevolizzare la vittima, che viene ritenuta corresponsabile per attenuare la gravità del gesto dell’adulto. Un pensiero in sintonia con quello di molti gerarchi della Chiesa e di semplici ecclesiastici, dal papa emerito in giù passando per papa Francesco che ha chiuso l’ultimo summit in Vaticano sulla pedofilia dando tutta la colpa al diavolo.

https://left.it/2019/04/11/ratzinger-e-la-pedofilia-il-collasso-spirituale-e-cominciato-nel-68-della-serie-scherzi-della-memoria-in-vaticano/?fbclid=IwAR0S0OfGB-iE9R7StLGDfkKbj-K3PFgAxJl5RYnmnSPoYLQCd1nygBWDKA0

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Federico Tulli

Federico Tulli è giornalista professionista. Per anni firma di Left sin dalla sua fondazione nel 2006, prima come collaboratore fisso e poi come redattore, ha scritto articoli per numerose testate italiane e internazionali (tra cui MicroMega, Avvenimenti, Sette, Globalist, Cronache laiche, Adista, Critica liberale, Brecha, etc). Per L’Asino d’oro edizioni ha pubblicato i libri: “Chiesa e pedofilia” (2010), “Chiesa e pedofilia, il caso italiano” (2014) e “Figli rubati. L’Italia, la Chiesa e i desaparecidos” (2015). Nel 2018, insieme a Emanuela Provera, ha pubblicato “Giustizia divina” (Chiarelettere). Nel 2020, per “I libri di Left”, ha pubblicato “Cosa ci ha insegnato la pandemia”, e nel 2023 “La Chiesa violenta” (Ed90). Ad aprile 2023 è uscito un suo saggio dal titolo “Informazione e Intelligenza artificiale: quale futuro per il giornalismo?” nel libro, a cura di Andrea Ventura, “Pensiero umano e intelligenza artificiale. Rischi, opportunità e trasformazioni sociali” (AA.VV., L’Asino d’oro ed.). Nel 2022 Tulli ha ideato e realizzato per Left “Spotlight Italia”, la prima indagine giornalistica permanente sui crimini nel clero italiano, e fa parte di #ItalyChurchToo, coordinamento italiano delle associazioni contro gli abusi nella Chiesa cattolica in Italia. Contatti: [email protected] [email protected]

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