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Portale dell'Associazione Rete L'ABUSO | Home » world » news » «Avete ucciso mia figlia, aspetto ancora le vostre scuse»

«Avete ucciso mia figlia, aspetto ancora le vostre scuse»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
26 Febbraio 2017
in Cronaca e News
Reading Time: 2 mins read
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Stephanie si è suicidata: il sacerdote a capo del gruppo di giovani della parrocchia che lei frequentava abusava della sua ingenuità per minacciarla e violentarla. Da allora, sua madre Eileen cerca di ottenere giustizia. E le scuse ufficiali da parte della chiesa

Eileen Piper, australiana, non è ancora riuscita a superare il trauma: continua a raccontare la tragica storia di sua figlia Stephanie, e non si dà pace. Era la fine degli Anni Settanta e da allora quella mamma, che adesso ha 92 anni, non è più riuscita a dormire una notte intera. Quello che sta aspettando sono le scuse, ufficiali, da parte della chiesa. «Ho il cuore a pezzi – spiega a www.abc.net -. Devono aiutarmi a superare questa situazione, devono chiedermi scusa».

Quando Stephanie era un’adolescente è entrata a fare parte di un gruppo di giovani legato alla chiesa e coordinato da un sacerdote, Gerard Mulvale. Quel prete approfittò delle paure della ragazza per ricattarla e abusare di lei. Stephanie l’ha raccontato a sua madre solo tanti anni dopo: «Le diceva che, siccome era stata adottata, era nata nel peccato e doveva pagare per questo». Mulvale approfittava dell’ingenuità della ragazza per violentarla e assicurarsi il suo silenzio.

«Non riesco a immaginare quello che ha passato, perché era così timida e riservata», dice Eileen, che ha denunciato Mulvale. Ma sua figlia, una donna fragile, alla fine non ha retto alla pressione, e si è suicidata. È morta nel gennaio 1994, a 32 anni, e il suo caso è stato archiviato. Il sacerdote è poi stato condannato per reati sessuali nei confronti di due adolescenti del gruppo, ma del caso di Stephanie nessuno, tranne la mamma, si è più occupato.

Eileen ha trascorso gli ultimi 23 anni aspettando le scuse della chiesa. Questa settimana è stata a Sydney per assistere alle ultime audizioni pubbliche della Commissione Reale (istituita nel 2012 proprio per indagare sui presunti abusi sui bambini), sulle risposte istituzionali a proposito degli abusi sessuali sui minori. Spera di riuscire a parlare con l’arcivescovo di Melbourne Denis Hart. Vorrebbe chiedergli di ascoltarla cinque minuti: «Vorrei chiedere le sue scuse. È stato sbagliato. È stato inappropriato. È stato ingiusto. Quello che è successo a Stephanie è una cosa che, come madre, non potrò mai superare».

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Eileen ha anche lanciato una petizione online indirizzata all’arcivescovo Hart che invita l’Arcidiocesi di Melbourne a scusarsi: ha più di 50 mila sostenitori. Lei assicura che continuerà la sua lotta fino a quando sarà fisicamente in grado di farlo. «Se mi succederà qualcosa, non importa, io ci ho provato, ho provato e ho dato tutta me stessa».

http://www.vanityfair.it/news/storie/17/02/25/figlia-violentata-sacerdote-suicidio-eileen-piper-australia

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.