Il caso Zanchetta: un colpo fatale alla reputazione del Papa come riformatore – The Zanchetta case: a fatal blow to the Pope’s reputation as a reformer

Di Phil Lawler

La scorsa settimana il Vaticano ha riconosciuto che un vescovo argentino che lavora in Vaticano si trova ad affrontare accuse di abuso sessuale . La storia ha attirato poca attenzione dai media americani, e comprensibilmente: solo uno in una lunga serie di denunce contro i chierici, in questo caso che coinvolgono un vescovo il cui nome (Gustavo Oscar Zanchetta) non era familiare ai lettori negli Stati Uniti. Ma i giornalisti che guardano la storia un po’ più attentamente lo riconoscono come un successone: un colpo potenzialmente fatale alla reputazione di Papa Francesco come riformatore.

I fatti, in breve: Zanchetta è stato nominato vescovo di Oran da Papa Francesco nel luglio 2013. Aveva servito il futuro pontefice nello staff della conferenza episcopale argentina ed è stato uno delle prime nomine episcopali del nuovo papa. Improvvisamente si dimise, tuttavia, solo quattro anni dopo, lasciando la città senza preavviso, all’età di soli 53 anni. Al momento il vescovo Zanchetta citò motivi di salute per la sua partenza. Oggi i funzionari vaticani dicono che si è dimesso a causa di problemi amministrativi; aveva sviluppato una relazione problematica con i sacerdoti della sua diocesi. Dopo alcuni mesi senza incarico (durante i quali non mostrava segni di cattiva salute), papa Francesco gli assegnò un incarico importante in Vaticano, presso l’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (APSA), l’agenzia che gestisce gli investimenti vaticani e le sue enormi proprietà immobiliari.

Verso la fine di dicembre, infatti, il giorno di Natale, il quotidiano argentino El Tribuno ha rivelato che il vescovo Zanchetta era stato accusato dai seminaristi di abusi sessuali. Il Vaticano insiste che queste accuse sono state presentate solo di recente, e non ha avuto nulla a che fare con le sue dimissioni dalla diocesi di Oran. El Tribuno non è d’accordo, affermando che le accuse risalgono al 2015 e sono state la ragione della sua rimozione. I lettori possono decidere da soli quale affermazione sembra più credibile.

Ora, perché la storia di questo vescovo è così importante?

John Allen of Crux ha fatto il primo passo nello spiegare il significato del caso Zanchetta, sottolineando che è imbarazzante per papa Francesco per due ragioni. Innanzitutto, proprio mentre il Vaticano si sta preparando per un incontro di febbraio sugli abusi sessuali, ecco un altro caso in cui il Pontefice stesso ha apparentemente protetto – anzi promosso – un prelato con un passato discutibile. In secondo luogo, il particolare lavoro che Zanchetta ha svolto a Roma, con l’APSA, ha messo il vescovo argentino in un ufficio che è al centro delle dispute sulla responsabilità finanziaria. Quanto serio potrebbe essere il Papa sulle riforme finanziarie, se avesse organizzato una soluzione indolore per un vescovo in difficoltà come il secondo ufficiale di un’agenzia che è stato criticato per aver fatto affari interessati, organizzato contratti senza offerta, aver sottovalutato le risorse e non essersi sottoposto a controlli indipendenti?

Sandro Magister, il veterano vaticanista per L’Espresso , ha compiuto qualche passo in più sull’analisi . Se Zanchetta era stato convinto a dimettersi a causa delle sue carenze amministrative, ha chiesto, perché gli è stato dato un lavoro amministrativo presso l’APSA? E perché è stato messo in un’agenzia per la gestione degli affari finanziari, quando i resoconti della diocesi di Oran erano stati dichiarati un macello? Cosa stava facendo all’Apsa, con un incarico (“assessore”) che non era esistito prima della sua nomina?

Magister ha anche indagato sulle accuse di abuso dei seminaristi, chiedendo se papa Francesco fosse stato a conoscenza di quelle denunce nel 2017, quando il vescovo si è dimesso, e avesse scelto di ignorarle – proprio come, alcuni anni prima, aveva respinto le accuse contro il vescovo cileno Juan Barros; così come, secondo l’arcivescovo Vigano, ha ignorato le lamentele sull’allora cardinale Theodore McCarrick.

Anche senza la testimonianza di Vigano, tuttavia, e anche senza il precedente del vescovo Barros, è innegabilmente vero che in questo caso, Papa Francesco ha nominato un vescovo con un passato problematico in una posizione molto delicata. Questo fatto sarebbe abbastanza scioccante, se fosse una mossa senza precedenti da parte del Papa. Ma non è così.

Insieme all’APSA, l’istituzione vaticana più centrale per qualsiasi proposta di riforma finanziaria vi è l’Istituto per le opere religiose (IOR), comunemente noto come banca del Vaticano. Nel 2013, Papa Francesco ha nominato mons. Battista Ricca come prelato dello IOR. Anni prima mons. Ricca, secondo quanto riferito, avrebbe portato un fidanzato insieme a lui in un incarico come diplomatico vaticano. Interrogato sul passato del prelato, Papa Francesco ha offerto la sua famosa domanda retorica: “Chi sono io per giudicare?”. Ricca rimane al suo posto allo IOR.

Sia il vescovo Zanchetta che mons. Ricca sono stati accusati di aver abusato dei loro uffici e di cattiva condotta sessuale. Eppure papa Francesco ha trovato lavoro per loro in Vaticano – e non solo posti di lavoro, ma lavori in cui sono responsabili di individuare comportamenti scorretti da parte di altri funzionari della Chiesa.

Lasciatemelo dire chiaramente: entrambi erano ovvi potenziali bersagli per il ricatto. E sono stati messi in posizioni in cui potrebbero avere ampie opportunità di ricattare gli altri.

Il caso Zanchetta dimostra che papa Francesco continua a proteggere i suoi amici e alleati, a prescindere dal suo professato impegno per la responsabilità. Questo caso illustra come, essendo stato eletto Francesco, il Vaticano si sia effettivamente arretrato su due fronti cruciali: la lotta contro gli abusi sessuali e la ricerca di trasparenza finanziaria. In questo pontificato, la causa della riforma è morta, a meno che la riforma non inizi con il Pontefice stesso.

https://www.catholicculture.org/commentary/otn.cfm?id=1320

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