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LO SCIOPERO DELLA FAME… e il grande SILENZIO

Cristina Balestrini by Cristina Balestrini
11 Febbraio 2018
in Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 4 mins read
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Le vittime dei preti pedofili che sono associate alla Rete L’ABUSO in questi giorni si sentono tra loro molto più frequentemente del solito. E non è un caso. Una di loro, Diego Esposito, ha intrapreso uno sciopero della fame ad oltranza: è in attesa di risposte da Papa Francesco.

Ciascuno chiede all’altro: “oggi hai sentito Diego?” oppure “sai come sta Diego?” oppure “ancora nessuna risposta dal Papa?” ed è un tam-tam continuo … telefonate, messaggi, social-network.

Su Facebook si rincorrono messaggi di incoraggiamento e di delusione, sulle varie bacheche di ciascuno, o nei gruppi, vengono scritti i commenti degli “amici degli amici”. Anche chi non conosce Diego Esposito, o non è una vittima di un prete pedofilo, sta seguendo con trepidazione questa vicenda, si cercano le motivazioni profonde.

Il rumore più assordante è il silenzio del Papa.

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La gente si indigna, non comprende: è incomprensibile il silenzio del Papa.

Un Papa così attento al clima e alla natura, tanto da scrivere una Lettera Enciclica, ma disponibile a lasciar morire di fame una vittima di un prete pedofilo.

Tutto questo stride. Stride umanamente, e ancora di più cristianamente.

Sono quasi scontati i commenti “contro il Papa” da parte di chi non è credente, ma sono ancora più “veri” e “profondi” se vengono dall’interno, da chi ha ancora Fede, da chi non accetta compromessi ed è disponibile a non difendere quello che non è difendibile, e a metterci la faccia.

Dal Vaticano non una parola per Diego, in sciopero dal 29 gennaio 2018.

Ho sentito Diego anche oggi: mi ha detto che è molto debole, senza forze, rimane a letto per non consumare energie … ma mi ha anche detto che “la sete di giustizia mi rende forte” … è un pensiero profondo, non si può minimizzare, non si può giudicare o commentare superficialmente.

Se una persona arriva a scegliere consapevolmente, in modo determinato ed esponendosi anche alle critiche, di rinunciare ad alimentarsi per un ideale di giustizia … deve essere rispettato.

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I commenti “tanto non cambierà mai nulla”, “fregatene, mangia”, “pensa solo alla tua famiglia, la chiesa fa schifo e rimarrà un covo di pedofili” … o frasi simili … non arrivano al cuore del problema.

Diego non ha iniziato uno sciopero della fame per un capriccio, Diego non ha dieci anni, sa quello che sta facendo.

Per chi ha approfondito la sua vicenda, risulta incomprensibile la conferma del card. Crescenzio Sepe alla guida della Diocesi. Diego ha bisogno di una risposta dal Papa, Diego ha bisogno che gli venga restituita la sua dignità, non è una pretesa sconsiderata o assurda. È una richiesta legittima, una questione di giustizia.

Certo, il Papa può scegliere e decidere di non rispondere, può scegliere di ignorarlo completamente, ma quale è il prezzo?

C’è in gioco la credibilità del Papa in merito all’attenzione per le vittime?

Interessa a qualcuno?

È particolare il fatto che pochissimi giornali hanno riportato questa notizia e solo nei primissimi giorni: quasi sconcertante.

Certo, le vittime dei preti pedofili non sono “popolari”, sono “notizie scomode”, le vittime “ricordano al mondo”, SOLO PER IL FATTO DI ESISTERE, che qualcosa non ha funzionato. Forse non c’è l’intenzione seria di affrontare questo problema.

Interessa davvero solo a chi ci è passato???

Non è uno scoop dichiarare che un sacerdote ha abusato sessualmente di un bambino, non è “politicamente corretto” denunciare che un Vescovo lo sapeva e non ha fatto nulla, magari permettendo a quello stesso sacerdote di fare del male ad un altro bambino ..

E DUNQUE ANCHE LA STAMPA TACE RISPETTO ALLO SCIOPERO DELLA FAME DI DIEGO ESPOSITO.

Tutti pronti a riportare ogni parola di ogni discorso del Papa, discorsi ufficiali e discorsi non ufficiali, tutto nei minimi particolari, ogni giorno, giustamente … ma quanti sono pronti a “metterci davvero il naso, a sporcarsi le mani” con serietà professionale, rispetto a questo dramma?

Ma cosa è venuto in mente a Diego Esposito di fare questo sciopero della fame? Non poteva continuare a starsene “bello tranquillo” a casa sua? Perché scomodare questa riflessione?

Lo ha detto lui stesso: “Perché ha sete di giustizia”.

E tutto questo non ha niente a che fare con la vendetta o la mancanza di perdono, oppure con l’opportunità di “lasciar perdere” che non verrebbe colta …  no.

Caro Papa Francesco, un Tale disse “Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati” (Vangelo di Matteo 5,6)… e questo i cattolici lo sanno … e non sono più disposti a girarsi dall’altra parte e far finta che tutto va bene.

Una cattolica, lettera firmata

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Cristina Balestrini

Cristina Balestrini

Coordinatore infermieristico presso il Dipartimento di Salute Mentale di un’Azienda Ospedaliera milanese. Svolge un ruolo di coordinamento del personale con particolare attenzione all’attività formativa sul campo, puntando sulla progettazione di programmi riabilitavi per i pazienti in collaborazione con il personale.

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.