MONTEBELLUNA – Dopo vent’anni di ministero e a 51 anni, don Giovanni Gatto ha deciso di lasciare il sacerdozio. Non per una perdita di fede né per uno strappo improvviso, ma al termine di un lungo percorso di discernimento personale, si legge in questi giorni nelle pagine dei media locali.
Da circa un anno e mezzo ha avviato la procedura canonica per la dispensa dai voti, che è attesa a breve e segnerà la conclusione formale del suo cammino nella Chiesa. Parroco a Tempera, frazione dell’Aquila, è stato per anni un punto di riferimento costante per la comunità, soprattutto dopo il terremoto del 2009. In quei mesi e negli anni successivi ha affiancato famiglie colpite, seguito le prime fasi della ricostruzione e affrontato anche gravi pressioni criminali, denunciate senza esitazioni. Minacce e paura non lo hanno mai fatto arretrare.
La scelta di oggi nasce invece da una frattura interiore: l’impossibilità di continuare a vivere “diviso”, tra il ruolo pubblico e un desiderio personale rimasto a lungo inascoltato. Il bisogno di condivisione, di una relazione affettiva e di una vita pienamente assunta ha progressivamente prevalso sul silenzio imposto. «Non è stata una fuga», ha spiegato, ma un atto di onestà verso se stesso.
Nei prossimi mesi tornerà a Montebelluna, suo paese d’origine. Un ritorno alle radici, lontano dai ruoli che lo hanno definito per anni, per ricominciare senza più nascondersi. Per lui non è una resa, ma il tentativo di rimettere insieme i pezzi e di vivere, finalmente, senza vivere “a metà”.
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