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Rete L'ABUSO - Associazione sopravvissuti agli abusi sessuali del clero
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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusi sessuali » A Papa Francesco: Lettera aperta di Diego Esposito in sciopero della fame da 6 giorni

A Papa Francesco: Lettera aperta di Diego Esposito in sciopero della fame da 6 giorni

Redazione WebNews by Redazione WebNews
3 Febbraio 2018
in Campania, Il punto della Rete L'ABUSO, Storie - Lettere di vittime e lettori
Reading Time: 2 mins read
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Pubblichiamo la lettera aperta del nostro associato Diego Esposito in sciopero della fame dal 28 gennaio

Carissimo papa Francesco,
Ti scrivo come un figlio bisognoso della difesa da parte del proprio padre e non come un estraneo, perché io so che tu sei il papà delle nostre anime.

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Oramai sono al sesto giorno dello sciopero della fame e, credimi, che la fame che mi attanaglia non è nulla in confronto alla sofferenza che sto provando per questo vostro silenzio.

Solo tu puoi salvarmi e ridonarmi dignità.

So che ho sbagliato parecchie volte comportandomi in maniera troppo impulsiva ed esagerata, ma, capiscimi ti prego se puoi, che ogni mia azione era dettata solo ed esclusivamente dal dispiacere che provavo nei confronti di questa indifferenza che la Curia ha sempre manifestato nei confronti del mio caso.

Dona adesso Dona adesso Dona adesso

Sono solo una povera vittima che chiede una mano da parte tua.

Ho sempre vissuto in rispetto dei valori cristiani cattolici, ho creato una famiglia splendida che mi sta vicino in questo momento difficile e si sta preoccupando della mia salute. Ho tre figli, uno più splendido dell’altro e una moglie amorevole.

Per quanto possa sembrare assurdo, siamo una famiglia cristiana credente e siamo sicuri che tu ci darai giustizia e non mi farai morire, perché io so che un padre non permette che un suo figlio muoia.

Voglio spiegarti con questa lettera semplicemente il motivo del mio sciopero della fame.

Qualche giorno fa tu sei venuto per incontrare il Cardnale Crescenzio Sepe ed io, ingenuamente, speravo che fossi giunto per darmi giustizia, per preoccuparti di me.
Invece, con mio dispiacere, hai confermato il suo mandato per altri due anni, congratulandoti oltretutto con lui per il suo operato di questi anni.

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Ti parlo sinceramente, ci sono rimasto malissimo, non capisco le motivazioni della tua decisione e vorrei solo una risposta da parte tua.

Sono passato per un pazzo, per uno scemo, per uno cattivo. Ma io non sono altro che una povera vittima di una persona malata e, non vorrei mai pensare di essere invece una vittima di un intero sistema malato in cui io però continuo a credere.

Se perdo io, perdono tutte le vittime di abusi sessuali non solo colpite dai preti, ma anche da qualsiasi altra persona.

Sono un figlio che vuole solo essere difeso dal suo papà.
Solo tu puoi salvare la mia vita.

Ti prego aiutami Diego Esposito vittima del prete pedofilo Don Silverio Mura

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.