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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » abusatori » Francesco sapeva che nel Provolo si rifugiano abusatori e non ha mai fatto niente

Francesco sapeva che nel Provolo si rifugiano abusatori e non ha mai fatto niente

Nel 2014 diverse vittime di abusi della sede italiana dell'istituto hanno consegnato un video al Vaticano. Tra gli altri, hanno accusato il sacerdote Corradi, oggi arrestato a Mendoza. Bergoglio non ha mai risposto.

Redazione WebNews by Redazione WebNews
15 Dicembre 2016
in Cronaca e News
Reading Time: 7 mins read
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Daniel Satur @saturnetroc

Da quando i preti Nicola Corradi (82 anni) ed Horacio Corbacho (55 anni) sono stati detenuti in Luján de Cuyo accusati di abuso sessuale e corruzioe di minori, ogni giorno escono delle novità. In queste ore si è conosciuta la prima vittima che accusa Corradi di avere commesso questi stessi delitti ma nella sede dell’Istituto Provolo de La Plata. Si tratta di Daniel Sgardelis, di 42 anni, il quale ha studiato nel Provolo platense tra il 1982 ed il 1991. Corradi ha vissuto e “lavorato” lì, secondo varie fonti, tra il 1984 e 1997.

Sgardelis è nato e vive in Tartagal (Salta) ed ha già confermato che viaggerà alla capitale bonaerense (Buenos Aires) per esporre la sua relazione davanti al Pubblico Ministero che si occupa del caso a livello locale. Inoltre di avere sofferto da bambino attacchi diretti da parte di Corradi, l’uomo afferma che in questi anni sono state varie le vittime.

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Nell’indagine giudiziale che si svolge in Mendoza si era già parlato dei due casi avvenuti in La Plata, luogo per il quale Corradi e Corbacho sono passati vari anni prima di radicare nella provincia cuyana. Resta da sapere se Sgardelis è uno di questi due casi oppure sarebbe una terza vittima “platense” che si assommerebbe alle (fino ad ora) 22 vittime mendocine.

Voti di silenzio

Per il momento la gerarchia ecclesiastica rimane cauta. Poco e niente hanno detto gli uomini che abitano le alte cime dell’istituzione. Solo poche definizioni del presidente della Conferenza Episcopale Argentina, José María Arancedo, per il quale “la Chiesa non può occultare questi delitti gravi, né chiudere le porte alla Giustizia”. Ed un paio di comunicati dell’arcivescovo di La Plata, Héctor Aguer, elaborati con l’unico obiettivo di togliersi qualunque responsabilità dalla schiena, anche a costo di falsificare atti della realtà. Detto sia a proposito, Aguer prega che se qualcuno vuole denunciare abusi sofferti nel passato da preti, faccia la denuncia davanti al Vicariato della Giustizia del suo Arcivescovato e non prima del Potere Giudiziale. Un amico.

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Secondo Arancedo, “quando si prende una piccola luce gialla, bisogna agire, bisogna prendere carte nell’argomento”. Se non si stesse riferendo alla pedofilia praticata sistematicamente dai clerici e laici che lavorano nelle parrocchie e collegi si potrebbe dire che Arancedo è un audace. Ma nel paese nel quale la Chiesa ha benedetto il genocidio di quattro decadi fa senza avere mai chiesto perdono né avere consegnato i suoi massimi responsabili alla giustizia, né aperto i tenebrosi archivi del Vicariato castrense, le parole di Arancedo offendono.

Una lunga storia di silenzio sepolcrale spiega, in parte, che oggi la gerarchia cattolica copra, azzittisca e persino muova cielo e terra per far sì che nessuno parli delle aberrazioni commesse dietro le porte dei suoi edifici. Ma è sufficiente che salti un punto di questa completa sutura per far sì che suppuri la marcescenza. E, con essa, appaiano le vittime e gli aguzzini.

Nicola “l’italiano”

In nessuna delle biografie di Jorge Bergoglio figura il dato che sia daltonico. Se così fosse, i suoi accoliti potrebbero ben spiegare che il papa non ha avuto l’opportunità di individuare le “luci gialle” delle quali parla Arancedo. Sarebbe uno scherzo di cattivo gusto, chiaro. Ma nemmeno questa scusa può salvare Francesco perché da sette anni (almeno) in Vaticano il nome di Nicola Corradi appare relazionato direttamente con atti di abuso e maltrattamento su bambini e bambine sordomuti. E come si è già stato detto, da 32 anni Corradi vive in Argentina.

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Nicola Corradi in La Plata, tre decadi fa (nella foto insieme a Daniel Sgardelis), ed in Mendoza, pochi giorni fa quando è stato arrestato

Può non avere saputo l’allora arcivescovo di  Buenos Aires, Jorge Bergoglio, che una commissione d’indagine creata dal Papa Ratzinger aveva certificato nel 2009 che Corradi aveva abusato di bambine e bambini tra il 1955 ed il 1984 nell’Istituto Provolo di Verona? Può non avere saputo il cardinale Bergoglio che questo Corradi era lo stesso che dal 2007 dirigeva la sede di Mendoza di questa istituzione?

Se entrambe le domande avessero qualche possibilità di ricevere una risposta negativa, ce ne sono altre più complicate. Perché quando Bergoglio era già Francesco, il nome di Corradi è tornato a stare di fronte ai suoi occhi. E già non solo menzionato come abusatore di bambini a Verona ma che addirittura indicava la sua ubicazione attuale: Argentina.

“E Dio dov’era, Papa Francesco?”

La filiale italiana della Rete di Sopravviventi all’Abuso Ecclesiatico  (Rete L’ABUSO Onlus) ha prodotto nel maggio del 2014 un video intitolato J’accuse delle vittime italiane.

Le 17 persone tra i 18 ed i 64 anni chiedono a Bergoglio che faccia qualcosa. Almeno, che risponda alle loro lettere. Sono vittime di violenze ed abusi commessi per decenni da sacerdoti e vescovi in varie città italiane. Otto di queste testimonianze fanno riferimento a fatti accaduti  nella sede dell’Istituto Provolo di Verona.

Ma questo “pugno” di testimonianze sono solo un “campione”. Secondo le fonti, delle più di 400 persone che hanno trascorso la loro infanzia nel Provolo italiano durante nel tempo soggetto di indagine, già 67 si sono costituiti come denuncianti ed accusano varie decine di religiosi.

Nel video si assicura che “più della metà” dei preti del Provolo veronese “sono risultati essere pedofili”. E le testimonianze di Giuseppe Consiglio (24 anni), Pierpaolo Zanatta (43), Loretta Ferrari (61), Alda Franchetto (62), Alessandro Vantini (63), Dario Laiti (63), Moreno Corbellari (63) e Gianni Bisoli (64) sono contundenti. Gli otto sono sordi e nel video esprimono con chiarezza quanto hanno sofferto durante il loro passaggio nel Provolo di Verona.

“Papa Francesco, io sono stata abusata da un prete dell’istituto per sordomuti Provolo di Verona all’età di 12 anni”, dice una. “Ho sofferto abusi sessuali da parte di preti durante le confessioni che succedevano in una stanza chiusa a chiave”, aggiunge un altro. “Dai 6 ai 12 anni sono stato sodomizzato moltissime volte dai preti e fratelli dell’istituto”, ricorda un terzo. “È stato durante la confessione per la preparazione alla prima comunione, da quel momento mi sono rifiutata di frequentare la chiesa”, espone una di loro. “Hanno torturato il mio corpo ed hanno distrutto la mia anima … e Dio dov’era?”, si domanda un altro.

Il video termina con una lista di sacerdoti e laici veronesi (alcuni deceduti) accusati di ogni tipo di vessazioni. Lì appare Nicola Corradi e si dettaglia che risiede in Argentina. Inoltre si localizzano nel paese di Bergoglio altri accusati, come il sacerdote Giovanni Granuzzo ed un laico il cui cognome è Spinelli.

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Guarda il video… l’articolo continua dopo

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Una copia di questa informazione è stata consegnata dai membri della Rete L’ABUSO a monsignor Angelo Becciu, funzionario della Segretaria di Stato del Vaticano. Per Francesco Zanardi, fondatore della Rete L’ABUSO in Italia “Bergoglio, almeno dal 2013, sapeva delle denunce contro Corradi poiché il suo nome è nel video che abbiamo consegnato al Vaticano”.

Santa copertura mediatica

Non è una novità che le corporazioni giornalistiche argentine hanno un’adorazione per Francesco. E nell’ossequiosità arriva al punto di cercare di ripulire da ogni responsabilità il Sommo Pontefice in questo scandalo. Ma questa vocazione di servizio può cadere nel ridicolo.

Dieci anni fa il quotidiano Clarín ha pubblicato un’intervista a Gianni Bisoli, uno dei sopravvissuti del Provolo di Verona che appaiono nel video pubblicato due anni e mezzo fa dalla Rete L’ABUSO. Lì l’uomo (oggi di 68 anni) conferma la sua denuncia e inoltre specifica quale ruolo ricopriva Corradi nella sede italiana dell’istituto durante quegli anni.

“Io ero arrivato all’istituto a 9 anni appena compiuti. Tre mesi dopo sono cominciati gli abusi (…) il bagno della scuola era alla fine di un corridoio. Quando Nicola ci vedeva andare in bagno, ci veniva a cercare. Ci masturbava e ci obbligava a farlo a lui. Io mi paralizzavo e arrossivo”, racconta Bisoli al Clarín. “A volte ci svegliavano di notte. Ci venivano a cercare nel dormitorio e ci portavano all’ultimo piano dell’istituto. Ricordo Corradi nell’oscurità, la notte nella quale lui e gli altri clerici giovani ci hanno fatto appoggiare le mani in alto contro una parete, con le gambe aperte e ci hanno abbassato i pantaloni del pigiama. Ci facevano di tutto”, aggiunge.

La giornalista del Clarín ha chiesto a Bisoli cosa direbbe a Corradi se lo avesse davanti ai suoi occhi. “Porco. Se potessi gli darei un pugno ma la legge non me lo permette. Allora sì lo insulterei. Gli direi porco, maiale, vigliacco”, risponde l’uomo.

Chissà se la giornalista ha anche chiesto a Bisoli cosa direbbe a Jorge Bergoglio, il Papa Francesco, se lo avesse davanti ai suoi occhi. E chissà se l’uomo ha risposto altrettanto, aggiungendo chissà qualificativi come insabbiatore, falso, bugiardo o ipocrita. Chissà. Se è stato così, allora la forbice degli editori del Clarín ha fatto il suo (lavoro), poiché nell’articolo non esiste nessuna menzione al Santo Padre.

Ma anche se intende tappare il sole con le mani, è innegabile che Bergoglio sappia da anni che in tutte le sedi dell’Istituto per sordomuti Antonio Provolo si rifugiano abusatori. E non ha mai fatto niente.

Liberandosi dal male

Quando Julieta Añazco, riferimento della Rete delle Vittime dell’Abuso Ecclesiastico in Argentina, ha preso contatto alcuni anni fa con i membri italiani della Rete L’ABUSO, l’hanno informata che, in seguito alla successione delle denunce, vari preti pedofili di Verona erano stati trasferiti in Argentina.

Nell’ultimo fine settimana, uno degli avvocati della filiale italiana, ha confermato ad Añazco che, oltre a Corradi, Granuzzo e Spinelli (menzionati nel video del 2014) ci sarebbero altri tre “rifugiati” di questo paese in Argentina, tra loro una suora.

A questo livello non ci sono dubbi che La Plata e Mendoza erano città elette specificatamente dalla gerarchia cattolica per “custodire” i pedofili fatti uscire dall’Italia. Se le massime autorità di questa istituzione oggi negano di avere saputo questo fino a due settimane fa, stanno mentendo.

È tempo che la Rete di Sopravviventi aveva già localizzato il vecchio abusatore Corradi in Mendoza. Julieta Añazco e l’avvocato dell’organizzazione, Carlos Lombardi, lo tenevano nella mira. Mancava solo una cosa fondamentale: che qualche vittima si animasse a denunciarlo.

Da due settimane le vittime non smettono di apparire. Ed alcuni tentano di far credere alla società che Bergoglio non ne è al corrente.

Traduzione Roberta Pietra per Rete L’ABUSO Onlus

http://www.laizquierdadiario.com/Francisco-sabia-que-en-el-Provolo-se-refugian-violadores-y-nunca-hizo-nada

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.