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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » antonio provolo » «Per anni ha abusato di me all’istituto Quel prete arrestato mi rovinò la vita»

«Per anni ha abusato di me all’istituto Quel prete arrestato mi rovinò la vita»

Redazione WebNews by Redazione WebNews
7 Dicembre 2016
in Triveneto
Reading Time: 3 mins read
A A
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In Argentina monta lo scandalo su don Corradi. «Finalmente, lo denunciai già nel 2010»

VERONA Non si è mai trincerato dietro l’anonimato, oggi come allora. Lo aveva già denunciato pubblicamente nel 2010, è tornato a uscire allo scoperto adesso che «uno dei miei molestatori è stato finalmente arrestato ». Lui è Gianni Bisoli, «nato a Sirmione il 15 settembre 1948. Sono diventato sordo a 8 anni , ho cominciato a frequentare l’Istituto Antonio Provolo di Verona all’età di 9. Tre mesi dopo la mia entrata e fino al quindicesimo sono stato fatto oggetto di attenzioni sessuali ». Un’infanzia dell’orrore, quella che ricorda ancora per filo e per segno: «Sono stato sodomizzato e costretto a rapporti orali e masturbazioni dai seguenti frati e fratelli laici – li enumerò uno a a uno in una lettera inviata ai mass media 6 anni fa – don Giuseppe, don Arrigo, don Aleardo, don Giovanni, don Alcide, don Luigi, don Rino e don Danilo, don Giovanni, don Basco, don Agostino, don Giuseppe, fratello Erminio, don Nicola».

Un riferimento, quest’ultimo, a don Nicola Corradi: travolto con altri religiosi dallo scandalo esploso attorno al Provolo di Verona nel 2010, il prete era stato trasferito in Argentina. Ed è lì che, una settimana fa, è stato posto ai domiciliari per lo stesso tremendo sospetto: abusi a luci rosse sui piccoli ospiti dell’Istituto Provolo di Mendoza, vicino a Buenos Aires. E come già avvenne a Verona dove comunque non innescò conseguenze giudiziarie per l’avvenuta prescrizione dei crimini contestati ai sacerdoti implicati nelle violenze, anche in Sudamerica la vicenda sta tenendo banco in questi giorni. Accuse che si incentrano proprio su don Corradi: il portavoce dell’arcivescovado di Mendoza (ovest del paese), Marce de Benedectis, ha detto alla stampa che è arrivato nell’arcidiocesi proveniente da La Plata e che «non avevamo nessuna informazione, dato o nemmeno indicazioni » sul suo possibile legame con «i fatti gravissimi» che gli sono stati contestati. Tuttavia, il portavoce ha ammesso che «è possibile che, in altri tempi, esistesse una mala prassi dietro agli spostamenti di sacerdoti, in questo caso dall’Italia verso l’Argentina». Per la stampa locale, però, questa «mala prassi» più che una possibilità era un dato certo: a riprova, il quotidiano Clarin pubblicava ieri testimonianze di varie vittime di abusi pedofili a Verona, fra i quali appunto Gianni Bisoli, che identificano in «don Corradi come uno dei sacerdoti colpevoli di questi atti: il bagno della scuola era alla fine di un corridoio – si legge nelle sue ultime dichiarazioni appena rilas c iate ai media local i – . Quando Nicola ci ha visto andare verso stanza da bagno, è venuto dietro a noi e lì ha iniziato a costringerci…Sono rimasto paralizzato».

Era solo l’inizio di un incubo senza fine: «A volte ci svegliava di notte, veniva nella nostra stanza e ci obbligava a fare tutto… ». Rivede tutto come fosse appena successo, il signor Bisoli: «Don Nicola e altri preti mi chiamavano “il bello”, mi dava fastidio, ho perso i miei esami, mi hanno rovinato la vita e impedito di avere un futuro ». Ma Gianni non demorde e adesso è tornato a puntare platealmente il dito contro «don Corradi e tutti quei sacerdoti che mi hanno compromesso l’intera esistenza. Da allora, ho avuto rapporti con uomini e donne, ma mai ho manifestato amore. Mi hanno impedito di provarlo».

http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2016/6-dicembre-2016/per-anni-ha-abusato-me-all-istituto-quel-prete-arrestato-mi-rovino-vita-2401111737959.shtml#

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Informazione sui contenuti

La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.