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il Portale della Rete L'ABUSO - Home » chiesa » Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

Ma come si fa a essere così ingenui da raccontare ai preti le violenze subite?

Redazione WebNews by Redazione WebNews
21 Novembre 2011
in Umbria
Reading Time: 4 mins read
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I monsignori proteggono i propri simili!

Presunti abusi da un sacerdote: «Ecco cosa mi ha fatto il prete in comunità»
Racconto choc di uno dei ragazzi che ha presentato querela. Con Le Iene ricevuti in Curia

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Scritto il 21/11/11
La Iena Giulio Golia parla con il vicario generale dell’Arcidiocesi di Perugia don Paolo Giulietti

di Francesca Marruco

Gesticola nervosamente con le mani mentre racconta cosa dice di aver subito una notte di un anno e mezzo fa in una comunità di recupero di Perugia in cui era andato per disintossicarsi. La sigaretta non ancora accesa passa da una mano all’altra. La voce è incerta. Forse raccontarlo a una donna è ancora più imbarazzante. Imbarazzante sì, perché lui che dice di essere stato molestato dal sacerdote perugino che gestiva la comunità in cui era ospite, si è sentito anche in colpa. Ha provato vergogna per quello che gli era capitato. Come accade spesso alle vittime di abusi.

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Attenzione alle parole E il senso di colpa e la vergogna, misti alla paura di uscire allo scoperto e doverlo raccontare a tutti, lo ha spinto ad andarsene dall’Italia, appena uscito dalla comunità. Anche perché dice a Umbria24.it: «Mi avevano ‘suggerito’ di fare attenzione a quanto dicevo su quel sacerdote. Mentre ero via cercavo il suo nome in Internet. Pensavo che qualcuno intanto lo avrebbe denunciato». Le parole di Francesco (lo chiameremo così ma è un nome fittizio) scorrono via troppo veloci davanti a un caffè caldo, ma lasciano intravedere un dolore grande. Di cui forse all’esterno trapela solo la punta dell’iceberg.

Quella terribile notte Francesco racconta di come una sera gli venne proposto di andare a casa del sacerdote accusato di abusi per fare dei lavori manuali il giorno seguente. «Si è messo nel letto accanto a me, avevo visto mezz’ora del film Gran Torino e mi ero messo a dormire. Andare a lavorare fuori dalla comunità significava riposarsi . Invece, poco dopo si è messo nel mio stesso letto. Ha iniziato a toccarmi, io l’ho allontanato e mi sono girato dall’altra parte. Ma lui ha continuato lo stesso. Si è calato le mutande e ha iniziato a masturbarsi. Per ore. Eravamo nello stesso letto. E’ stato tremendo».

Un mese ancora Francesco racconta anche che subito dopo quella notte aveva pensato di fuggire, ma non lo ha fatto per paura di ritorsioni: «Se in tre ospiti affermano che tu spacci all’interno della comunità è la fine». E questa, a quanto pare, era una minaccia più o meno velata, che gli avrebbero rivolto. E allora aveva deciso di stringere i denti e resistere un altro mese. Il tempo che gli mancava per uscire dalla comunità. Poi via dall’Italia per un annetto.

Ascoltato in commissione in Curia Oggi ( lunedì 21 novembre) Francesco insieme a un ragazzo africano, che ha raccontato anche lui di aver subito una molestia sessuale dallo stesso sacerdote, ha raccontato tutto alla commissione d’inchiesta aperta dalla Curia Arcivescovile di Perugia il 24 ottobre scorso. Lo ha fatto, aveva detto prima di entrare, sperando che la Chiesa indaghi e prenda provvedimenti. «Perché voglio che quello che è successo a me non succeda a nessun altro». Lo ha fatto dopo ore di viaggio.

Il tentato incontro con il vescovo Prima di entrare al tribunale ecclesiastico regionale, Francesco e il ragazzo africano avevano tentato, accompagnati da una troupe de “Le Iene” e dalla volontaria Claudia Stefanelli che li ha sempre sostenuti, di parlare personalmente con il vescovo, monsignor Gualtiero Bassetti, al termine di una celebrazione religiosa a Perugia. Incontro non andato a buon fine perché il vescovo ha ritenuto di allontanarsi senza doverli incrociare.

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Il confronto con il vicario della Curia Prima di entrare al tribunale ecclesiastico, i ragazzi e la troupe de “Le Iene” hanno anche avuto un lungo confronto con il vicario generale dell’arcidiocesi, don Paolo Giulietti, che ha fatto da intermediario per convocare la commissione d’inchiesta in poco tempo. Intervistato sull’accaduto, ha sostenuto tra l’altro che «è nostro interesse far chiarezza sulla vicenda e conoscere la verità», ma precisa anche che, «le presunte vittime sarebbero potute venire in Curia anziché essere portate in tribunale».

Nuova denuncia in procura In mattinata invece Francesco, aveva depositato una denuncia contro il prete in procura a Perugia. La terza di questa brutta storia. Una querela in cui, oltre al tremendo episodio di molestie, lo stesso ragazzo dice anche di aver subito altri tipi di violenze: in una occasione era stato picchiato da alcuni ragazzi responsabili della comunità: «Uno mi teneva e l’altro mi dava schiaffi». Ha raccontato anche di come, un’altra volta, «con delle piccole forbici infuocate mi hanno cancellato un tatuaggio che avevo sul braccio». Tutte accuse che la magistratura perugina dovrà verificare.

Una nuova vita Francesco adesso vuole rifarsi una vita. Ha un progetto da realizzare. Per questo chiede di non finire nuovamente in video, dopo essere già stato ripreso in una precedente puntata della trasmissione di Italia Uno. Perché non vuole farsi riconoscere dalle persone che attualmente abitano la sua vita. Ma la sua voce risuona nelle orecchie. E la sua indignazione, empaticamente, diventa anche un po’ la tua.

http://www.umbria24.it/presunti-abusi-sacerdote-%C2%ABecco-fatto-prete-comunita%C2%BB/69804.html

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La Rete si è impegnata al compimento di “Spotlight on Italian survivors” coniugando il lavoro enorme occorso alla necessità di tentare di colmare un vuoto insopportabile nel nostro Paese, di cui pare non esserci realistica percezione: la pericolosità incombente sulla vita dei bambini e delle bambine commisurato alla vastità del fenomeno italiano, ma che non riguarda solo il perimetro di influenza della chiesa-istituzione.

Questo contributo ha come scopo principale quello di puntare un cono di luce, deciso e abbagliante, sulla carenza della tutela preventiva e protettiva, che deve essere concreta ed urgente verso i minori e le persone poste in posizione di vulnerabilità.

Ciò va inteso senza limitazione di genere, o inclinazione sessuale, riguarda tutti, nessuno escluso.

Senza allarmismi, riguarda i genitori che ignari delle insidie di cui sono ancora intrisi gli spazi parrocchiali e di vita comunitaria vi affidano i propri figli. Spazi da non potersi realisticamente reputare protettivi e, teniamo a sottolineare, non limitabili alle responsabilità di prevenzione e contrasto imputabile alla sola chiesa cattolica.

Tuttavia seppur convinti che i predatori sessuali, sono tutti uguali, con o senza abito talare, occorre prendere atto che lo stato delle cose non impedisce loro né di colpire, né di ripetere il crimine.

E’ altrettanto importante evidenziare che “Spotlight on Italian survivors” così come ogni attività posta in essere dall’Associazione, trattando o rimandando ad inchieste giudiziarie, a procedimenti penali non ancora conclusi, induce a ritenere innocenti tutte le persone citate a vario titolo – consacrate e non -  seppur condannate nei primi gradi di giudizio.

Nel nostro ordinamento, infatti, la presunzione di innocenza copre l’intera vicenda processuale.

E questo principio facciamo nostro.

               Il direttivo della Rete l’Abuso

No thanks, I’m not interested.